Visti da New York

Obama cercasi disperatamente

di Stefano Vaccara

Ci vorrebbe un Barak Obama anche per l'Italia. E perché no, pure un Mike Hackabee. Invece da qui non vediamo leader nella Penisola ma solo mezzi-uomini senza idee, che non sanno emozionare e che si sentono potenti e protetti grazie ai loro soldi e/o agli apparati di partito e di disinformazione.
In democrazia ogni popolo si merita i governanti che ha, non però quando questi costruiscono una gabbia col mostro elettorale che impedisce ai cittadini di selezionarli, di confermarli o scartarli. Questo accade in Italia, dove il voto dei cittadini viene contato senza più contare da tempo, tocca ai partiti scegliersi gli "eletti". Almeno, una volta, nella selezione dall'alto delle segreterie certi nomi autorevoli spuntavano, da tempo invece si preferiscono gli incapaci ma ubbidienti o, peggio, i collusi, i complici dei mafiosi in missione speciale per Roma.
Negli Stati Uniti d'America, quando la misura degli errori e delle prevaricazioni è colma, il popolo non delega mai il potere di selezionare e poter scegliersi i migliori, "the best and the brightest," che necessariamente non si trovano tra i "più esperti di Palazzo". In questo il cittadino è supportato da una informazione che pur con indubbi difetti e latitanze dimostrate (come nel 2002-2003 per l'Iraq), resta tutt'ora il pilastro su cui poggia la più potente democrazia del mondo. Obama ha potuto vincere in Iowa perché chi lo votava poteva far pesare la sua volontà di scegliere il cambiamento senza che gli avversari politici potessero alzare il muro della disinformazione. Certo, possono pagare milioni di dollari per mandare in onda spot in tv che, come nel caso di Romney, sono spesso dei boomerang. Ma nessuno ha a disposizione armate di giornalisti pronti agli ordini che al primo cenno si scatenano per servire i propri padrini politici. Ci saranno stati pure casi singoli di "militanti", ma eccezioni. In Italia invece, nel giornalismo politico, queste eccezioni sono ribaltate, sono troppo pochi coloro che possono restare fedeli all'etica che l'unico padrone da servire è il lettore-cittadino-elettore.
Arriva quindi una nuova chance alla voglia di "change" con l'uscita dal letargo dei giovani americani, senza la cui partecipazione nessun profondo cambiamento potrebbe mai avvenire, in America come in nessuna altra democrazia. In Iowa Obama ha vinto grazie ai ragazzi. Se anche nelle prossime primarie si confermerà così alta la percentuale di under 35 tra i votanti, quella di Obama diventerà un'inarrestabile marcia verso la nomination e la Casa Bianca. Questo se, come è avvenuto in Iowa, la forza generazionale si sommerà alla partecipazione degli indipendenti, di coloro che scelgono di votare l'uomo o la donna più per le sue idee e proposte che per il colore del suo partito. Come è avvenuto in Iowa (e avverrà martedì pure in New Hampshire) gli indipendenti hanno accesso al voto anche nelle primarie dei partiti. Se giovani e indipendenti andranno a votare martedì nelle stesse percentuali viste giovedì scorso, Obama batterà ancora Clinton ed Edwards.
Qualche settimana fa scrivevamo peste e corna del Berlustronismo, dell'intesa sul proporzionale del CaW. Ci era sembrato che Veltroni e Berlusconi puntassero al ritorno al passato dove tutti vincono e nessuno è mai responsabile di nulla. Ora, prima con le dichiarazioni di Franceschini, vice di Veltroni e poi, dopo gli attacchi alla "sono impazziti", con l'intervista del leader del Pd ieri su "La Repubblica", sembrerebbe che, almeno a parole, qualcuno si svegli. Non solo si afferma che l'obiettivo finale è la preservazione del bipolarismo, ma si da una soluzione concreta: elezione diretta del Presidente della Repubblica (in questo caso diventerebbe, prevediamo, anche capo dell'esecutivo o ne avrebbe più influenza). Finalmente! Le aveva fatte queste dichiarazioni già a New York il ministro Clemente Mastella, ricordate? Poi silenzio assoluto. Non pensiamo sia un caso che queste affermazioni giungano in concomitanza con l'inizio delle primarie Usa. Forse, e temiamo di essere smentiti domani, il sindaco di Roma ora non solo si vergogna di come l'attuale sistema mortifichi la democrazia in Italia, ma capisce come ormai sia indifendibile contro l'ondata di "antipolitica" (antipolitica? semmai dovrebbe chiamarsi super politica) che cresce nel Paese. Soprattutto perché, guarda guarda, finalmente coinvolge le giovani generazioni. Il vento dell'Iowa giunge fino in Italia? Magari...  ma uno come Obama, che emoziona come Obama, che riesce a trasmettere speranza nel futuro e la certezza che, per cambiare il proprio Paese, non basta partecipare facendosi contare ma bisogna contare assicurandosi che il proprio voto possa scegliere e sia contato, ecco dove si nasconde in Italia?  Barak Obama d'Italia, se ci sei batti un colpo, forse non sarebbero più così pochi gli italiani che ti riconoscerebbero.