Inchieste

ITALIA SOTTO ESAME/ Di blog in blog, di forum in forum, cosa dicono di noi

di Maria Rita Latto

A questo punto sorge spontanea la domanda: il punto di vista di Ian Fisher è condiviso dai suoi compatrioti che vivono qui nel Belpaese? Navigando in Internet abbiamo cercato di leggere sui forum di alcuni siti di "expats in Italy" le reazioni degli americani in Italia per capire se condividono l'idea del corrispondente del NYT. In uno di questi siti, Expat Talk (http://expattalk.com/groupee/forums/a/tpc/f/6 ), C in Bo, che lavora in un'università, dice di conoscere persone in gamba: "I media fanno sempre vedere quelli che fanno i furbi a discapito del sistema, ma vi posso assicurare che ci sono tanti italiani che lavorano sodo per CAMBIARE il sistema, solo che non se ne sente parlare spesso". Mschoen non può fare a meno di notare che "non c'è indignazione, che gli italiani sono rassegnati ed accettano le cose come sono. La gente non si preoccupa più neanche di arrabbiarsi". Jhelm si domanda se i problemi in Italia non rappresentino "una previsione per il futuro degli Stati Uniti" e fa un'interessante analisi storica partendo dal fatto che l'Italia ha ottenuto l'unità solo nella seconda metà del XIX secolo.
Tuttavia ciò non è un fattore negativo, dal momento che "la mancanza di unità nazionale rende molto difficile usare l'orgoglio nazionale ed il patriottismo per ottenere disastrosi risultati politici. Nonché rende quasi impossibile etichettare come traditori coloro che protestano contro l'invasione di Stati innocenti in nome di una guerra contro il terrorismo". Il riferimento all'America di Bush è fin troppo chiaro. Ma Jhelm continua il proprio ragionamento raccontando l'esperienza della sua bambina la quale, in un kindergarten a San Diego, ogni mattina marciava intorno all'aula insieme agli altri bambini cantando "Sono fiera di essere americana perchè almeno so di essere libera". Quindi, secondo il ragionamento di Jhelm l'Italia con tutti i suoi difetti si è liberata dal fascismo mentre gli Stati Uniti, apparentemente più liberi, sono preda dell'indottrinamento tipica delle dittature. Joanna concorda: "D'accordo.Tra patrioti irragionevoli ed aggressivi ed i cristiani fondamentalisti simili ai talebani, gli Stati Uniti stanno diventando un incubo per chiunque abbia un briciolo di cervello". In un altro sito, My Life in Italy (http://my.lifeinitaly.com/showthread.php?t=2053), Frank Tarsitano non concorda col NYT che, a parer suo esagera: "L'Italia, come il resto del mondo, ha una popolazione che invecchia. Ma una cosa di cui l'articolo non parla è la crescita della popolazione grazie ai non italiani. Se la vita è così brutta perchè arrivano in Italia così tante persone che ci vogliono vivere?". Pescarese ribatte che "la maggior parte degli emigrati proviene da paesi del Terzo Mondo, quindi vivere in Italia è infinitamente meglio che a casa loro". Lauretta83 afferma che in Italia "un cambiamento è necessario, ma l'ultima cosa che desidera è vedere l'Italia ridotta come gli Stati Uniti, cioè una vasta società capitalista. E poi, quel che distingue l'Italia dal resto dell'Europa Occidentale è proprio il suo essere un pò arretrata.
In verità -conclude Lauretta- mi sento più a mio agio in un'atmosfera da ‘semi-Terzo Mondo'". Sardoman mette l'accento sulle lungaggini della burocrazia, mentre Teresa_cutler dice che mentre alcuni Paesi si basano sulla competitività e su ambiziosi progetti di crescita esponenziale, in Italia semplicemente si vive la vita godendosela. "Sarebbe triste-conclude Teresa- se l'Italia diventasse un altro Stato 'fast food', teso solo alla crescita finanche alle estreme conseguenze. Meglio allora fare la fila per ore alla posta o scontrarsi con le inefficienze del sistema, piuttosto che diventare una nazione come gli Stati Uniti"

 

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