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ITALIA SOTTO ESAME/ COMMENTANDO L'ARTICOLO DI FISHER/ Dal ‘malessere del disappunto' al ‘mal di essere' nell'Accademia

di Anthony J. Tamburri*

Un amico mi ha chiesto recentemente come mai non avevo ancora risposto all'ormai famoso articolo di Ian Fisher nel New York Times. Gli ho risposto che, nel farlo, mi sarei sentito in obbligo di rispondere anche alla reazione di Vittorio Zucconi, apparsa poco dopo su La Repubblica. Zucconi ha sostenuto che negli States ci sono altrettanti motivi di malesse che in Italia. C'è senz'altro qualcosa di vero in ciò: stiamo passando un periodo parecchio difficile con una guerra quasi fuori controllo; il dollaro non potrebb'essere più debole e questo, fra l'altro, ha provocato un aumento stratosferico nel mercato petrolifero, per non parlare di tutti gli altri travagli che Zucconi elenca.
Ciononostante, mi sembra alquanto discutibile porre sullo stesso piano le avversità italiane con quelle degli States. Nel mettere fianco a fianco i diversi problemi delle due nazioni, infatti, c'è una cosa che Zucconi non richiama dall'articolo di Fisher, ed è che "molti tra i cittadini più brillanti, come accadeva a quelli più poveri un secolo fa, stanno lasciando l'Italia".
Questo fenomeno italiano della "fuga dei cervelli" - per nulla nuovo, ma solo recentemente discusso in modo aperto - si configura per l'appunto come una specie di ironica imitazione di ciò che accadde un secolo fa con l'emigrazione "dei più poveri". Un fenomeno che l'Italia ha cercato di combattere, ma in modo per nulla rigoroso a mio avviso (Ho in mente l'esperienza di due miei ex-allievi che hanno avuto un'offerta di lavoro da un'università italiana, in base alla legge sul "rientro dei cervelli": si trattava di un contratto di tre anni soli, senza alcuna possibilità di rinnovo, che li avrebbe vincolati a restare in Italia senza poter concorrere a dei posti qui negli States - posti che, a proposito, hanno poi vinto).
Ma non è soltanto questa fuga di giovani "cervelli", studiosi e professionisti, che minaccia lo sviluppo intellettuale in Italia. Si deve anche considerare la lentezza, se non addirittura l'arresto, dell'avanzamento professionale. Difatti, all'interno del mondo accademico italiano la promozione pare basata molto meno sulla meritocrazia ed assai di più sulla pratica della "raccomandazione", la quale non equivale in nessun modo a ciò che in inglese si chiama "recommendation": la prima si riferisce a conoscenze e legami personali, la seconda riguarda le capacità professionali. Negli States, si comincia la carriera accademica come "assistant professor", con chiare aspettattive di promozione entro un determinato periodo di tempo (entro sei anni circa), purchè si risponda ai criteri ed ai requisiti del sistema. Ciò non accade con la stessa frequenza in Italia, dove si può rimanere bloccati al primo livello, sebbene in pianta stabile, cioè di ruolo, e con poche speranze di una promozione tempestiva. La differenza tra i sistemi è che negli States uno può avanzare di carriera in modo equilibrato passando al livello di "associate professor" con un dossier di circa sei articoli scientifici e un libro pubblicati. In Italia, al contrario, si può rimanere al livello iniziale anche con un dossier di circa una dozzina di articoli ed uno o due libri, ma le aspettative di promozione appaiono sovente legate alle forze inesplicabili della "raccomandazione."
Ora, cari lettori, non mi fraintendete per cortesia! Le conoscenze, come si suol dire, vigono anche qui negli States: "il mio assistente", "mio figlio", "mio nipote", ecc., sono frasi che ho sentito spesso in questi ultimi vent'anni circa in cui ho ricoperto una carica amministrativa nell'università. Però, anche se ci sono persone che seguono appunto la filosofia della "raccomndazione", noi abbiamo un sistema di pesi e contrappesi che, a un italiano di vecchio stampo, sembrerebbe non soltanto estraneo, ma forse anche ostile. Ho in mente la procedura di assunzione che qualunque università sovvenzionata dal governo federale deve seguire. Riempire delle griglie, considerare la composizione sociale dal punto di vista di razza, etnia e genere, consegnare tutte queste informazioni ad un ufficio superiore per l'approvazione - la vice presidentessa, ad esempio, per "affirmative action" - sono tutti passagi di un processo più ampio che cerca di mantenere onesto il sistema, per così dire; tutto questo, insieme ad una serie di esami di titoli, valutazioni dell'insegnamento, lettere di referenze e, se ci si arriva, un colloquio personale e una visita all'università per un paio di giorni di conversazioni, conferenze, lezioni, e via dicendo.
In Italia esiste invece il "concorso," spesso amministrato al livello nazionale, che in genere consiste in un esame scritto ed uno orale, a cui si accede se viene approvato lo scritto, dopodichè un comitato sceglie il vincitore. Con particolare riguardo all'università, il concorso vige a livello locale (Caveat lector: almeno fino ad oggi, poiché una riforma promulgata dal governo Berlusconi, ed ora in fase di attuazione, dovrebbe trasformare il concorso universitario in una competizione nazionale), e segue regole diverse a seconda del livello in gioco: per il posto di "ricercatore" (= assistant professor), ci sono esami scritti ed orali; per il posto di "associato" (= associate professor), c'è la valutazione dei titoli del candidato ed una "lezione" che egli deve tenere davanti alla commissione, l'argomento della quale viene comunicato soltanto 24 ore prima; infine, per il posto di "ordinario" (= full professor), c'è soltanto la valutazione dei titoli dei candidati. E' all'interno di queste operazioni e manovre che il concetto di "raccomandazione" ha più valenza effettiva della summenzionata "recommendation," e in una certa misura consente di aggirare la desiderata "impersonalità" della meritocrazia.
Ci sono due potenziali perdenti in tutto questo, il sistema universitario italiano e il candidato. D'altra parte, ci sono anche due potenziali vincitori, il candidato italiano e l'università straniera che lo assumerà.

* Dean del J.D. Calandra Italian American Institute, Queens College, CUNY