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SPECIALE/ITALIA SOTTO ESAME/ Siamo funk o non siamo funk?

di Letizia Airos

A anciare il sasso nello stagno è stato il New York Times con un articolo che, dopo settimane, fa ancora parlare.  Era il 13 dicembre e come un fulmine a ciel sereno veniva pubblicato, sull'autorevole quotidiano newyorkese, una corrispondenza da Roma di Ian Fisher. Vi si raccontava di un'Italia stagnante in "a collective funk regarding economics, politics and society".  
Per la verità non si trattava per nulla di un fulmine a ciel sereno. Lo stesso 13 dicembre usciva infatti su la Repubblica un lungo articolo del sociologo Ilvo Diamanti intitolato "Gli italiani prigionieri della sfiducia". Vi si riassumeva un rapporto della Demos secondo cui "la sfiducia ha sfondato ogni limite. Nei confronti delle istituzioni, soprattutto, ha raggiunto un livello mai raggiunto dal 2000". Ed era stato appena pubblicato (l'8 dicembre) il 41° "Rapporto sulla situazione sociale del Paese", in cui il presidente del CENSIS Giuseppe De Rita coniava la famosa espressione "società mucillagine": "Non abbiamo più fiducia nello sviluppo di un popolo che ha dato vita al boom economico degli anni '50, all'industrializzazione di massa degli anni '70, alla lotta al terrorismo".
Perchè allora, con questi precedenti - certo non ignoti ai corrispondenti stranieri - l'articolo di Fisher ha fatto tanto rumore? Forse perché è uscito in concomitanza con la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a New York? O perché a lavare i nostri panni sporchi in pubblico era uno straniero, e per di più americano? D'altra parte pochi giorni dopo (il 23 dicembre) è stata la volta del Times di Londra, con un'intera pagina dedicata all'Italia in cui si leggeva che "gli standard di vita sono dietro quelli della Spagna e i politici sono vecchi e stanchi" e quindi gli italiani "pensano che il loro futuro sia orribile". Per il quotidiano inglese in Italia si vive "un senso di angoscia nazionale". Certo è che ci sarebbe da riflettere sull'effetto a macchia d'olio che a volte certe notizie ben amplificate possono avere.
 Di qui le reazioni. Da Giorgio Napolitano, che è tornato sul tema degli osservatori stranieri "malevoli" anche nel suo messaggio di capodanno, a Giuliano Amato, a Walter Veltroni - citato da Fisher per aver detto che in Italia "c'è più paura che speranza" - a Romano Prodi, che è addirittura intervenuto da un campi di sci: "la Spagna non ci ha sorpassato!" Eppoi naturalmente Vittorio Zucconi, che dalle colonne di Repubblica accusa l'America di essere lei una "mucillagine", fino alla comica Letizietto, che dichiara simpaticamente in TV che gli italiani saranno pure depressi, ma non vanno a sparare a casaccio tra i banchi di scuola, come gli americani.
Cresce quindi il dibattito, le acque si muovono. Da una parte gli offesi, dall'altra chi concorda con Fisher - e lo si vede bene sulla rete: Italiani, americani che vivono in Italia, italiani che vivono all'estero, hanno deciso di dire la loro. Sul sito del New York Times vive ancora un blog sul tema con decine di messaggi, ma lo stesso è avvenuto anche in tante altre comunità virtuali.  Qui vi presentiamo uno spaccato del dibattito tratto da www-i-Italy.org, il portale di informazione e cultura dedicato agli italiani in America, lanciato appena qualche mese fa con un partenariato tra "La Sapienza", America Oggi, il Calandra Institute della CUNY ed altri (Eusic, Empowerment of US Italy Community).
Su i-Italy abbiamo aperto uno "speciale" che raccoglie già diversi interventi, di cui vi diamo conto in queste pagine. Il suo titolo è "Italy Under Scrutiny". Per approfondimenti e commenti, venite a visitarci all'indirzzo: http://www.i-italy.org/sections/specials/society/italy-under-scrutiny.