Analisi

ONU/Positivo bilancio della presidenza italiana del Consiglio di Sicurezza

di Valerio Bosco

ONU/Positivo bilancio della presidenza italiana del Consiglio di Sicurezza
di Valerio Bosco
l 31 dicembre 2007 l'Italia ha concluso la prima parte del biennio nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU e, al contempo, la presidenza mensile del massimo organo del Palazzo di Vetro.
Mentre un bilancio complessivo della presenza nel Consiglio sarà possibile solo al termine del biennio, cioè alla fine del 2008, le quattro settimane di direzione italiana del CdS sembrano aver confermato il momento positivo, in termini di visibilità e prestigio, che la nostra diplomazia attraversa ormai da diversi mesi.  Nonostante le divisioni emerse nel Consiglio, la Farnesina ha infatti rilanciato, con coraggio e determinazione, assieme agli altri partners europei, l'urgenza di un'azione dell'UE di fronte al dilemma del Kosovo. Pur non riuscendo a favorire un nuovo pronunciamento dell'ONU sulla questione delle violenze perpetrate dalla giunta militare dell'ex Birmania contro i monaci buddisti, l'Italia ha tuttavia accresciuto il profilo dell'impegno nella soluzione della crisi attraverso l'azione dell'ex segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino, da qualche settimana rappresentante speciale dell'UE per Myanmar e in questi giorni a New York per discutere del "dossier birmano" assieme al Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-Moon.
Anche sulla tragedia in corso in Somalia, l'Italia si è adoperata con successo per un nuovo intervento del CdS che ha ribadito la necessità di un intervento dell'ONU in sostegno della debole missione dell'Unione Africana, sino ad oggi incapace di fronteggiare il crescente deterioramento della situazione umanitaria nel Paese del Corno d'Africa tradizionalmente al centro della politica estera italiana nel continente nero.
È stata però una nuova ondata di attacchi terroristici ad incrociare la presidenza italiana del Consiglio: dopo gli attentati suicidi in Libano e Algeria alla metà di dicembre- episodi legati ad una chiara matrice fondamentalista - la tragica uccisione dell'ex premier pakistano Benazir Bhutto ha invece proiettato un'inquietante ombra sulla stabilità del Pakistan, potenza nucleare ambita dalla rete di Al Qaida e ancora soggetta alla dittatura militare del Generale Musharraff, da giorni sospettato di non aver impedito l'uccisione dalla donna leader del movimento democratico nazionale. Con particolare abilità, la diplomazia italiana ha guidato un negoziato assai delicato all'interno del Consiglio: assieme a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, l'Italia è riuscita ad ottenere un pronunciamento del CdS - una dichiarazione della presidenza - che condanna con fermezza l'assassinio della Bhutto. Un risultato in linea con le profonde preoccupazioni espresse da Ban Ki-Moon e dalla Comunità Internazionale. Potrebbe proprio essere la nuova ascesa della minaccia terroristica internazionale, non più legata ad una semplice ispirazione qaedista, a dominare l'attività del Consiglio di Sicurezza e l'azione dell'Italia al Palazzo di Vetro nel corso del 2008.