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Tremate tremate, vota la Binetti

di Maria Rita Latto

All'indomani dell'approvazione della moratoria Onu sulla pena di morte Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio ha lanciato dalle colonne del suo giornale l'idea di una moratoria sull'aborto che, almeno secondo lui, equivale alla pena di morte. Da lì è subito partita una campagna in piena regola, con tanto di sciopero della fame di Ferrara e con l'annuncio di Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, di aver presentato una mozione parlamentare per la revisione delle linee guida della legge, "sulla base della necessità di tenere conto delle nuove possibilità tecnologiche che rischiano di inficiarne i principi ispiratori". A dare man forte anche il cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, il quale, il primo giorno dell'anno ha affermato che la legge 194 va "aggiornata", che è necessario "chiedere una moratoria per stimolare, risvegliare le coscienze di tutti" su quella che "é inevitabilmente la soppressione di un essere umano".
Nemmeno troppo a sorpresa è intervenuta nel dibattito Paola Binetti, la senatrice teo-dem che siede nelle file del Pd. Ancora una volta la senatrice si inserisce in dibattiti sui temi etici, rompendo con le posizioni laiche della sinistra della propria maggioranza, anteponendo i propri principi religiosi a qualsiasi compromesso politico. Per nulla intimorita da chi la voleva fuori dal Pd a causa del suo voto di "coscienza" dovuto al rifiuto della norma antiomofobia inserita nel pacchetto sicurezza voluto da Walter Veltroni la senatrice va avanti per la sua strada, per nulla scalfita persino dalla lettera che lo stesso segretario del Pd ha scritto su La Stampa per dirle che affermare che "i gay vanno curati" è "pericoloso e sbagliato".
Una figura davvero singolare Paola Binetti: in prima fila a guidare i comitati referendari contro la fecondazione assistita, da quando è stata eletta in Senato con la Margherita difende a spada tratta qualsiasi tema riguardi la famiglia o la bioetica. La senatrice, 63 anni, neuropsichiatra infantile, tra i fondatori dell'Associazione Scienza e Vita, è la paladina dei no all'eutanasia, alla droga, all'uso della pillola Ru486, ai Pacs. La spina nel fianco della sinistra zapaterista. Fa parte di un gruppetto di parlamentari detti teodem, una corrente del Pd di stampo democristiano e cristiano-sociale molto vicina alle posizioni dottrinali propugnate dalla Chiesa sulla procreazione assistita e sui Dico. Ma è anche numeraria dell'Opus Dei, organizzazione di stretta osservanza vaticana e come tale, per sua stessa ammissione, usa portare il cilicio per "mortificare la carne" e dorme su una tavola di legno. Per tutte queste ragioni è stata soprannominata "capo delle Guardie svizzere in Parlamento".
Proprio la vigilia di Natale, la Binetti, offesa dalla lettera di Veltroni e dalle accuse di "nazismo" delle associazioni LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) ha risposto: "E' grave che Veltroni, spinto dalle pressioni degli omosessuali, voglia soffocare il confronto su temi così importanti. No, Walter, non è con i diktat su unioni civili e omosessuali che si costruisce il partito Democratico". E per meglio confutare la sua tesi, la senatrice, parlando stavolta da neuropsichiatra, ha ricordato la sua esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare ricordando: "non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me".
Insomma, la Binetti non si tira mai indietro ed anche in quest'ultima battaglia per la revisione della 194 prosegue decisa, anche rischiando di creare una nuova spaccatura nell'Unione: "Sulla salvaguardia della vita non valgono logiche di schieramento o posizioni di partito. Nel Pd e in Parlamento - sostiene ancora Binetti - siamo in più di quanti si creda a ritenere indispensabile la rivisitazione della legge 194. Sarebbe demenziale invocare disciplina di partito su temi che toccano al fondo la coscienza e le ragioni della convivenza civile". E avverte: "Sono disponibile a dare il mio contributo alla formazione di una maggioranza trasversale".
Ovvio che tali affermazioni infiammino il dibattito politico di giorno in giorno, con in prima fila le donne del centrosinistra che temono che lo spirito iniziale della richiesta di verifica, altro non sia che un Cavallo di Troia per cambiare la legge ed invocano l'intervento di Walter Veltroni che, mentre sto scrivendo, ancora non si è pronunciato in proposito. I più maligni, prendendo come spunto la parodia del leader del Pd, visto nel suo essere "ecumenico", fatta dal comico Maurizio Crozza, già azzardano la sua risposta: "Il Pd è a favore della legge sull'aborto, MA ANCHE contro".