Visti da New York

Spiriti animali per il 2008

di Stefano Vaccara

Anche questa volta non resisto al vizietto di immaginare un discorso, quello che il Presidente Giorgio Napolitano pronuncerà alla vigilia di Capodanno. Ecco come l'ho sognato da New York:

"Cari italiani e italiane, come ho detto pochi giorni fa durante il mio viaggio negli Stati Uniti, uno dei momenti più difficili e delicati delle funzioni del presidente della Repubblica arriva al momento di pronunciare il discorso di fine anno. Questo perché finalmente il presidente può rivolgersi direttamente ai cittadini, esce dalla formalità delle comunicazioni cosidette ‘istituzionali' per instaurare un dialogo diretto con il popolo. Negli Stati Uniti come in Francia, il presidente è eletto direttamente dai cittadini e per questo interviene spesso in televisione, non certo una volta l'anno. Ma in Italia il presidente non è un leader scelto direttamente dal popolo, è solo un arbitro che tenta di vigilare affinché i partiti che si contendono il governo del Paese e approvano le leggi in Parlamento rispettino la Costituzione. Ora voglio invece togliermi la casacca di arbitro imparziale e invece dirvi, onestamente, come la penso sulla stato della nostra Repubblica.

Come avrete saputo, proprio quando ero negli Stati Uniti, il giornale più importante del mondo,  ‘The New York Times,' ha pubblicato un lungo reportage sull'Italia. Quella mattina del 13 dicembre io dovevo intervenire sulla situazione italiana ad una colazione al Council of Foreign Relations, davanti a personaggi dell'establishment americano. Con superficialità, non avendo letto tutto l'articolo, ho definito quel modo di fare giornalismo ‘cieco', che non si accorge delle luci ma vede solo ombre. Un giornalista del bel quotidiano in lingua italiana di New York, in conferenza stampa, mi fece notare che mi sbagliavo sull'articolo del New York Times che era infatti, per profondità e accuratezza di informazioni e autorevolezza di fonti utilizzate, uno dei migliori mai usciti sull'Italia nella stampa americana. Semmai, mi faceva notare quel giornalista, c'era un altro articolo, uscito lo stesso giorno sulla prima pagina del Wall Street Journal e intitolato ‘In Europe, Some Still Cling to Dreams of Revolution' (In Europa, qualcuno ancora si aggrappa ai sogni della rivoluzione") che quello sì poteva dare una visione della società italiana distorta e pericolosa. Io conosco l'inglese molto bene e rileggendo con calma l'articolo del NYT  senza aver attorno consiglieri distratti o superficiali, e confrontandolo con quello del WSJ - che purtroppo quella mattina nessuno del mio staff mi aveva fatto notare, con tutto quello che voi cittadini pagate per mantenerlo! - , ecco ho capito che avevo sbagliato non solo bersaglio, ma che semmai dovevo ringraziare quel bravo corrispondente americano, Ian Fisher mi pare si chiami, e impostare questo mio difficile discorso proprio sul suo reportarge.

È così, cari italiani, il ‘New York Times' non solo ha rivelato al mondo lo stato d'animo di molti di voi, soprattutto giovani italiani, ma lo devo ringraziare per aver pubblicato quell'articolo proprio il giorno della mia visita, dato che fino ad allora non mi ero reso conto, isolato nella figura di ‘presidente arbitro', quanto sia caduta in basso la fiducia degli italiani nelle istituzioni che io dovrei salvaguardare. Ho capito finalmente, da quell'articolo scritto in inglese, che cittadini come il comico Beppe Grillo e il suo straordinario blog, che giornalisti come Stella e Rizzo con il loro eccezionale libro "La Casta", che giovani scrittori come Roberto Saviano con il suo libro capolavoro "Gomorra" e, aggiungo io, anche se lui era sfuggito al  NYT, il giornalista palermitano Lirio Abate con il suo coraggioso saggio "I complici", ecco ho capito che sono questi i veri professionisti della comunicazione democratica, né ciechi né pericolosi sovvertitori, ma semmai veri difensori dei valori su cui dobbiamo rifondare tutti la democrazia italiana. Sono loro e i milioni di cittadini che li hanno incoraggiati a proseguire nel loro lavoro di denuncia dei sorprusi di una classe politica vecchia  e antiriformista, a rappresentare una speranza di futuro per l'Italia.

Per questo farò tutti loro, compreso Ian Fisher, Cavalieri della Repubblica, e aprirò il blog  www.napolitano.it  per comunicare costantemente con tutti voi, perché come ho detto anche a New York, gli italiani risveglieranno i propri ‘animal spirits' e,  grazie all'articolo del New York Times, ora anche io ho capito come aiutare. Buon anno a tutti, anche agli italiani che sono all'estero."

Buon 2008 al Presidente sognato a New York, all'Italia e a tutti i cari lettori.

svaccara@aol.com