Cinema

Il successo di De Sica e Boldi. Le volgarità dei cinepanettoni

di Filippo Brunamonti

Dicono che la risata ci seppellirà. E allora, nell'anno della tanto conclamata rinascita del cinema italiano, le feste sono il momento migliore per morire. Dal ridere, ovviamente.

Stando alle ultime recensioni di certa critica, però, potrebbe essere arrivato anche il tempo di allarmarsi. Per chi non frequenta i circuiti cinematografici italiani, il periodo natalizio rappresenta di certo il segno più inquietante di come, in realtà, le commedie nostrane abbiano davvero l'aspetto di un pudding scaduto. Storia di natali e natali fa, quella dei "cine-panettoni", ossia di quei film premiati al box office e "sdoganati" dai cinefili, che li accusano di volgarità e ripetitività. Ma il tandem non si placa. Anzi bissa, Natale dopo Natale, formula e successo.

Tutto ha avuto origine negli Anni 80 dove, senza alcun pudore, la ditta Vanzina Bros. portava al cinema, da Vacanze di Natale a Vacanze in America, la pacchianeria viscida e sfrenata dell'Italietta di Berlusconi (quella che racconta le barzellette sporche ma che, sotto sotto, risulta sorprendentemente benevola e accondiscendente).

La tradizione della commedia leggera ad uso e consumo delle feste, ha scelto di assolvere i peggiori difetti degli italiani a partire dall'ascesa del duo comico Christian De Sica, figlio d'arte, e Massimo Boldi. Così, nelle commedie di Natale, i gay sono chiamati puntualmente "froci", l'opportunismo fa strada, la furbizia e l'arte di arrangiarsi sono tema portante e pretesto di ridere su quello che il New York Times ha da poco bollato come "malessere italiano".

Il concetto stesso di "cine-panettone" non ha mai avuto vita facile: dal 20 dicembre al 7 gennaio i critici italiani continuano a chiedersi perché il pubblico rida. Di cosa si ride? Ed è strano pensare che, in Italia, sia ormai "tradizione" trascorrere del tempo in compagnia di battute trash e goliardiche del calibro di "Le italiane all'estero sono le più tr..e", "A me la rima con razzo num me viene proprio", eccetera.

Tuttavia, gli incassi non sentono ragione: gli ultimi titoli (capitanati dalla coppia Boldi-De Sica) sono stati in vetta alle classifiche, surclassando i blockbuster più attesi.

Qualche esempio: Natale sul Nilo (2002) ha battuto Pinocchio (il ritorno di Roberto Benigni dopo La vita è bella, premio Oscar) con un incasso totale (in euro) di 28.302.293. Uno schiaffo in faccia ai made-in-America Harry Potter and the Chamber of Secrets, Lord of the Rings: the Two Towers e Matrix Reloaded.

L'anno successivo, Natale in India, proiettato in 380 città, per 9.962 giorni, ha portato in sala 3.101.470 spettatori, incassando 19.189.341 euro. Ha superato persino il primo Pirates of the Caribbean. Nel 2004, Christmas in love non è riuscito a tener testa al concorrente verdognolo della Dreamworks, Shrek 2, e si è posizionato terzo, nonostante Danny De Vito fosse accreditato nel cast.

La coppia Boldi-De Sica è ufficialmente scoppiata nel 2005: film testamento, Natale a Miami. Suicidio? No, hanno più volte risposto produttore (Aurelio De Laurentis) e registi (Carlo ed Enrico Vanzina; Neri Parenti). Un po' perché attori comici italiani come il toscano Leonardo Pieraccioni o il napoletano Vincenzo Salemme stavano scalzando dalla punta del box office i due campioni della risata italiana, un po' per esigenze di cromosomi artistici (Christian De Sica è stato allievo di Alberto Sordi, mentre Massimo Boldi proviene dal cabaret del Derby, celebre scuola comica milanese).

Separati, i due comici ora puntano a rivelare altre e più sotterranee corde del loro talento.

A dar retta al botteghino, lo scorso anno De Sica ha strabattuto il collega, grazie a Natale a New York e alla sua ironia da B Movie. Risultato: primo incasso 2006 con più di 23 milioni di euro (Boldi è rimasto al quindicesimo posto con poco più di 8 milioni, ma adesso, dice, "sogno un cine-panettone con Sofia Loren").

Separazione sì, ma anche se divisi il "cine-panettone" si evolve e cambia maschera. I critici, implacabili, continuano la loro "guerra".

Merry Christmas, nel Natale 2001, si è rivelato l'unico film salvabile, se non il "cine-panettone" più promosso dagli esperti. Ezio Alberione ha parlato di "segni" da saper cogliere, affermando che Merry Christmas "rilegge criticamente il palinsesto tv con una grande chiarezza metadiscorsiva" (da "Duel", gennaio 2001). E ancora, Alberione ha suggerito ai lettori di imboccare la strada della popolarità, di non fermarsi alla logica dello stracult: "Fate notare il coraggio di una sceneggiatura che mentre sembra raccontare solo un'avventura di italiani all'estero, lavora costantemente sui confini dell'equivocità sessuale e della perversione".

A consegnare il così detto premio alla miglior espressione del genio italico alla coppia Boldi-De Sica, è stato Tullio Kezich, critico autorevole de "Il Corriere della Sera" che il 27 dicembre 2001 scriveva: "Completati in Spagna gli interni della pellicola, fino a quel momento intitolata Vacanze a New York, era in programma la trasferta nella Grande Mela per gli esterni. Arrivò invece la notizia del crollo delle Twin Towers e sullo sgomento apparve subito chiaro che diventava impossibile proporre un film da ridere nella cornice della metropoli vulnerata. (...) permettetemi di dubitare che in qualsiasi parte del mondo il cinema avrebbe saputo affrontare con altrettanta prontezza una simile situazione. E' nell'emergenza che nacque il neorealismo del dopoguerra ed è proprio nei momenti difficili che noi italiani ritroviamo la valenza positiva dell'improvvisazione. (...) Una decina d'anni fa, alle prime battute della serie, la critica arcigna decretava pollice verso. Ma i tempi cambiano. Adesso anche tra noi soloni c'è chi non si vergogna più di ridere".

Scommettiamo che in qualche università americana è gia stata assegnata una tesi su Boldi e De Sica?