Inchieste

Valente: "Accademici e fonti autorevoli me li segnalano..."

di M.M.L.

Per la nostra inchiesta non potevamo non intervistare anche la direttrice dell'Istituto Italiano di cultura di Los Angeles. La dottoressa Francesca Valente dirige l'Istituto dal 2005 e ha dedicato gran parte del suo lavoro  alla creazione di iniziative culturali e artistiche che dell'arte italiana intendono promuovere un'immagine di ampio respiro: dal fascino dell'antico e del classico ad uno stile più propriamente moderno e contemporaneo che rispecchia i gusti e le aspettative di una città  "sperimentale" come Los Angeles.

Dott.ssa Valente,   può parlarci di come vengono promosse e organizzate le mostre di arte italiana presso l'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles?

"Prima di tutto bisogna fare una distinzione. Ci sono delle mostre che vengono organizzate dal Ministero degli Affari Esteri, dalla sede centrale. Nel 2007 per esempio sono state promosse la mostra di Lucio Fontana in concomitanza con la mostra che è stata fatta al Guggenheim ed una di Achille Perilli. Sono state entrambe organizzate dal Ministero degli Affari Esteri che ci ha chiesto di fare una prefazione e che poi sono arrivate corredate di catalogo. Sono iniziative specifiche della direzione generale per la promozione culturale del Ministero degli Affari Esteri. Generalmente si focalizzano su figure storiche di grande rilievo, personaggi onorati con l'apporto di grandi studiosi contemporanei. Sono mostre di solito che non arrivano solo in una sede, ma sono itineranti. Quelle di Fontana e Perilli, per esempio, hanno fatto un percorso particolare: New York, Chicago, Los Angeles, ovvero il percorso di quegli Istituti che hanno espresso un vivo interesse per l'arte del 900, diciamo per la parte storica".

Dove vengono allestite le esibizioni all'interno dell'Istituto e che tipo d'arte viene prediletta?

"Abbiamo una bella galleria che è chiamata Spazio Italia, dove cerco di alternare l'arte antica, quella contemporanea, il design e la fotografia. In questo momento abbiamo una mostra di presepi della regione Campania, che espone due pezzi molto belli con i costumi del Settecento e altri di altissimo artigianato. E' la prima volta in 30 anni di carriera all'estero che organizzo una mostra di presepi all'estero e ritengo che anche l'alto artigianato sia un aspetto dell'eccellenza italiana che dovrebbe essere riscoperta".

Come sono i rapporti con le Istituzioni Italiane in Italia e in America e chi sono i principali partner nell'organizzazione delle mostre?

"Io tendo a non organizzare mostre isolate in una specie torre di avorio, sono sempre alla ricerca di partner intelligenti, in particolare anche di altre agenzie governative italiane, quindi coinvolgere un po' tutto il sistema Italia perché questa è anche una precisa aspirazione del Ministero degli Affari Esteri: proiettare un'immagine del sistema Italia. In genere le mostre vengono organizzate con una frequenza di ogni due o tre mesi, così cerco di alternare: se per esempio faccio una mostra di arte contemporanea poi ne segue una di design o di fotografia, e viceversa. Nei prossimi sei mesi abbiamo una mostra di fotografia di Patrizia della Porta, una delle più grandi fotografe italiane contemporanee che ha avuto una mostra retrospettiva al Whitney Museum di New York, e poi una mostra di Mario Giacomelli che ho organizzato io dalla a alla z, le cui opere vengono dal Museo dell'Informazione ed Arte Moderna di Senigallia. Questo museo dopo due anni di trattative mi ha dato sessanta fotografie che illustrano temi inquietanti, straordinarie immagini di grande forza che ho esposto per la prima volta in Nord America e che poi ho concepito come itinerante. E' andata a Chicago e ora inaugura il 16 gennaio all'Istituto Italiano di cultura di New York. Il Ministero vede molto bene questo tipo di interscambio e circuitazione della cultura perché riduce i costi e promuove delle iniziative pensate con una grande organizzazione. Quindi ci sono degli imput personali come l'ideazione e l'organizzazione delle due mostre sopra menzionate e poi ci sono altre iniziative originate da università locali a cui io do un semplice appoggio".

Che tipo d'arte viene prediletto dal pubblico di Los Angeles?

"Sa, qui in California si predilige il design. Los Angeles è una città sperimentale nel campo dell'architettura, e quindi vorrei piano piano trasformare l'Istituto Italiano di cultura di Los Angeles in un piccolo museo del design. Abbiamo attualmente una grande mostra di Enzo Mari, uno dei più grandi designer milanesi. Poi avendo già una ricchezza di mobilio d'autore e famose sculture all'interno dell'Istituto tra cui si distinguono due bellissimi pezzi: il tondo di Mauro Stacciali  e ‘Folla' di Giò Pomodoro che si trova nel nostro patio, abbiamo pensato di organizzare un campionario delle opere di Enzo Mari, una figura che ha contribuito a segnare una svolta nell'arte contemporanea".

Quanto spazio viene dato invece ai giovani artisti emergenti?

"Trovo che i giovani debbano avere dello spazio, però è difficile avere dello spazio personale. Farò una mostra per esempio di una giovane designer: Elena Manfredini, che però ha già disegnato per grandi firme come Valentino. Credo che un Istituto Italiano di cultura debba fare un'azione duplice: da una parte proporre diciamo i cosiddetti mostri sacri che danno credibilità e dall'altro c'è il desiderio e la necessità di incoraggiare i giovani, però i giovani di qualità".

Come viene in contatto con questi giovani artisti? Come vengono scelti?

"Sono anche accademici e fonti autorevoli che mi segnalano la presenza di giovani artisti che sono già provvisti di un materiale lavorativo incredibile. Io credo nella meritocrazia e credo che sia un dovere incoraggiare e lanciare giovani artisti. Una grande soddisfazione è che siamo riusciti a mandare un gruppo di giovani dell'University California of Los Angeles alla Fenice di Venezia. Partiranno il 15 di giugno. L'iniziativa è stata promossa dalla collaborazione del direttore artistico della Fenice, la mia collaborazione, e una generosa donazione messa a disposizione da una signora californiana, ed inaugurerà la stagione concertistica 2008 che vede questa fruttuosa collaborazione tra il department of voice and opera studies della UCLA e la Fenice di Venezia. Quattro tra gli studenti più meritevoli si esibiranno sul palcoscenico veneziano. Questa è un'altra testimonianza della circolarità della cultura. Non basta importare il meglio della cultura italiana, ma è fondamentale che ci sia questo duplice flusso perché abbia veramente un valore l'azione di un'agenzia governativa come la nostra".