Inchieste

Miracco: "Devono aver vissuto qui almeno per tre anni..."

di M.M.L.

 

Miracco: "Devono aver vissuto qui almeno per tre anni..."

priamo la nostra inchiesta con l'intervista al nuovo direttore dell'Istituto Italiano di cultura di New York: il dottore Renato Miracco. Il  dott. Miracco è uno storico ed esperto d'arte moderna e contemporanea. Curatore di mostre d'arte presso alcuni dei più famosi musei del mondo tra cui il Metropolitan di New York e il Tate Modern di Londra, ci parlerà delle nuove iniziative artistiche e  culturali che intende promuovere nelle sale dell'Istituto di Park Avenue.

Dott. Miracco, potrebbe parlarci di come l'Istituto Italiano di Cultura di New York intenda promuovere l'arte italiana in America e, in particolare, del rapporto con gli artisti italiani nella selezione e nel lancio dei lavori proposti?

"Si, certo. Sono preparato, ho studiato bene su questo   argomento (ridendo)".

Benissimo. Lei è un esperto d'arte, vero?

  "Sì, sono uno storico d'arte e ho avuto molte esperienze lavorative nel campo artistico. Sono capo del comitato scientifico della Camera dei Deputati di Roma, ho curato mostre al Metropolitan Museum e sono guest curator al Tate Modern di Londra".

Dove ha conseguito i suoi studi?

"Ho preso una prima laurea all'Università degli studi di Salerno".

E' originario di Salerno?

"No, mia madre è napoletana e mio padre è albanese. Da Salerno sono poi andato a Parigi, ad Amburgo, a Londra e ho iniziato a fare esperienze lavorative in giro per il mondo".

Quali sono i nuovi stimoli e impulsi che vorrebbe dare al campo dell'arte italiana in America ora che ricopre il ruolo di nuovo direttore dell'Istituto Italiano di cultura?

"Innanzitutto penso che New York sia una città di arti visive, quindi vorrei dare una grande importanza all'arte visiva, che non vuol dire solo arte moderna, ma anche contemporanea. Vorrei dare una particolare attenzione agli artisti italiani che vivono a New York perchè credo che non abbiano ancora ricevuto l'attenzione che si meritano. In occasione della visita del Presidente della Repubblica sto organizzando un incontro con gli artisti italiani che vivono a New York".

Quali sono i criteri di scelta e di promozione del lavoro degli artisti presso la sede dell'Istituto? C'è una selezione? Immagino che ci siano tantissimi candidati.

"Sicuramente ci sarà una selezione basata sui curriculum e sulle esperienze dei singoli candidati, ma quello che vorrei fare è cercare di dare spazio a una fascia più larga di artisti. Un'idea che mi è venuta stanotte è quella di fare un Istant book con le schede, le fotografie e i lavori di ogni artista, che poi dovranno essere aggiornate ogni anno".

E cosa devono aver fatto questi artisti per essere scelti?

"Devono aver vissuto almeno da tre o quattro anni a New York. Poi valutiamo le mostre che hanno fatto, dove le hanno fatte e quali sono le istituzioni americane che li hanno ospitati oltre a quelle italiane. Preferirei che fossero già inseriti in un contesto artistico americano, che abbiano avuto premi, riconoscimenti, ecc. Va sopratutto capita l'importanza e l'incidenza del lavoro dell'artista sul territorio americano".

Dopo che vengono scelti gli artisti come pensa poi di organizzare le esposizioni?

"Vorrei dedicare il primo e il secondo piano dell'Istituto alle esibizioni artistiche. Naturalmente non intendiamo essere concorrenziali rispetto ad una sede esterna, ma vogliamo solo promuovere, cioè fare delle piccole mostre che siano promozione di un evento che poi viene eventualmente fatto fuori. Allo stesso tempo, non vogliamo fare delle esibizioni fine a se stesse, ma devono essere delle promozioni. Per esempio, vorrei fare un'esibizione fotografica ed ospitare ogni mese e mezzo un fotografo e partire dunque da questa energia e sinergia di forze anche nuove. Come regalo di natale chiedo a tutti di darmi la propria mailing list, non perché me ne voglia appropriare, ma perché ho intenzione di rinnovare la vecchia".

Vorrebbe quindi dare un nuovo impulso nel campo dell'arte visiva?

"No, non solo. Vorrei dare spazio per esempio anche alla piccola editoria italiana, fare un nuovo festival di corti, e istituire un altro premio per gli artisti italiani che vada al di fuori del Premio New York (ospitato dalla Italian Academy della Columbia University, ndr)".

E' il solo Premio presente attualmente a New York, vero?

"Esatto. Pensiamo anche ad altre cose, ad un altro target. Ma in particolare cercheremo in tutti i modi di agevolare e promuovere gli artisti emergenti".

Come sono i rapporti con le Istituzioni Italiane in Italia?

 "Dal momento che sono consulente al Ministero degli Affari Esteri, vediamo un attimo di scoprire delle sinergie che possano aiutarci a portare avanti i nostri progetti. Però non bisogna fare neanche il discorso di essere appoggiati, bisogna piuttosto rimboccarsi le maniche ed andare avanti".

Come sono invece i rapporti con gli Istituti Italiani privati di New York come per esempio la Casa Italiana della NYU?

"I rapporti sono ottimi. Vogliamo anzi incrementarli e creare nuove collaborazioni future. Vediamo anche le altre istituzioni italo-americane come rispondono e cosa fare insieme. Un'altra cosa che vorrei fare è allargare i rapporti anche con gli altri Istituti di cultura Europei e creare delle sinergie, perché è bene presentarci con una nostra identità nazionale, ma non va dimenticato che c'è anche un'identità europea che va salvaguardata e difesa. Insomma, sono innumerevoli le cose che ci proponiamo di fare e organizzare per il futuro per promuovere un'immagine dell'arte italiana innovativa e incoraggiare i giovani artisti".-