Il rimpatriato

Le leggi del Signore

di Franco Pantarelli

Nonostante gli sforzi, in questi giorni non riesco a liberarmi dell'idea che forse anche io - come Silvio Belusconi - sono un "unto del Signore". Mettetevi nei miei panni: sto venti anni in America, il "Paese di Dio" per antonomasia, e dopo pochi mesi dal mio ritorno in Italia cosa mi si para davanti? Nientemeno che la prova irrefutabile che l'Italia medesima gode di una particolare attenzione da parte dell'Altissimo, che Lui vigila costantemente su questo Paese e quando lo vede sul punto di mettersi nei guai con il Cielo ecco che interviene a salvarlo in extremis, proprio sull'orlo del precipizio per l'inferno. E oltre tutto lo fa con estrema umiltà. Per compiere l'ultimo dei Suoi provvidenziali interventi, per esempio, è entrato addirittura nei panni di un triste burocrate il cui nome mai nessuno conoscerà.

Ma vediamo in dettaglio cosa è successo. Pochi giorni fa, a ridosso del Natale, il Senato si trova a votare il famoso decreto sulla sicurezza. E' un'occasione per dare più mezzi a chi deve combattere contro i criminali ma è anche un'opportunità per mettersi in regola con una direttiva dell'Unione Europea finora ignorata: quella che accomuna al razzismo la discriminazione contro i gay. Così, nel decreto che il Senato deve approvare c'è anche una norma che considera reato quella forma di discriminazione e le attività che istigano a praticarla. La Chiesa - per la quale l'omosessualità non è un diritto da difendere ma un peccato di cui pentirsi - insorge. Vescovi e cardinali esortano i senatori credenti a votare contro il decreto e trovano alcune orecchie sensibili. Il capo del governo Romano Prodi, vista la possibilità che i proprietari delle orecchie sensibili facciano saltare l'intera legge, decide di porre la fiducia (che in pratica vuol dire: se cade la legge cade anche il governo e si va tutti a casa) e seppure a disagio i senatori votano "sì".

Ma non tutti. Paola Binetti, una signora molto devota appartenenete al Partito democratico, proprio non ce la fa ad approvare una legge che secondo lei Dio non approverebbe mai e vota contro. Se il suo "no" farà cadere il governo, pazienza. Non succede, perché la legge passa con un voto di maggioranza e parte per essere approvata anche dalla Camera. E siccome lì la maggioranza che appoggia il governo è più vasta che al Senato, le speranze che quella legge peccaminosa venga bloccata sono pressoché nulle.

E qui entra in ballo Colui che sta Lassù. Nel momento in cui alla Camera comincia l'esame del decreto da votare si scopre una strana cosa: il riferimento alla direttiva europea è sbagliato perché è indicata come parte di un Trattato mentre è parte di un altro. Una cosa che nel concetto di massima esattezza possibile che una legge deve avere non è ammissibile. Tutto bloccato, quindi, e si ricomincia daccapo.

Chi ha commesso quell'errore? Nel silenzio tombale che viene dal governo, spicca la voce della senatrice Binetti: sono stata io, dice in sostanza, ho pregato il Signore perché facesse qualcosa e Lui mi ha esaudita. Insomma è stato Lui, forse confondendo le idee al funzionario che stava materialmente scrivendo il testo della legge inducendolo a sbagliare o forse lasciandolo tranquillamente scrivere la legge in modo giusto e poi cambiare qualche parola. Non sono certo i mezzi che Gli mancano. Da queste parti quello della Binetti è diventato un "caso": c'è chi l'accusa di bestemmiare e chi la esorta ad andare in chiesa invece che al Senato. Ma il mio pensiero in questo momento va a quei poveri cattolici che, in tanti altri Paesi, hanno dovuto rassegnarsi a vedere riconosciuti i diritti dei gay. Perché le loro preghiere sono state ignorate e quelle della signora Binetti no? E' proprio misterioso il modo in cui si lavora lassù.