Visti da New York

Quando l'ONU non ti aiuta

di Stefano Vaccara

Eravamo all'Onu durante il voto sulla moratoria per la pena di morte e il giorno dopo, quando il Consiglio di Sicurezza ha affrontato la questione Kosovo. In entrambi i casi l'Italia rappresentata dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha avuto un ruolo di primo piano. Una vittoria e una sconfitta? Ma quando perde l'Onu, perde sempre la pace? Invece ecco come si può anche diventare di ostacolo alla prevenzione di una guerra.

Il Consiglio di Sicurezza è rimasto bloccato sulle possibilità di trovare un accordo per una nuova risoluzione sul Kosovo che ne riconoscesse il processo d'indipendenza. Belgrado rifiuta di accettarla, un niet appoggiato dalla Russia di Putin che blocca ogni possibilità di trovare una soluzione legittimata dall'Onu. L'Italia detiene per questo mese la presidenza del CdS e il ministro D'Alema ha svolto senza sbavature il suo compito. D'Alema ha preso atto del muro serbo-russo e quindi di quanto ormai per il Kosovo l'Onu rappresenti il problema e non la soluzione. Un a tratti sprezzante primo ministro serbo Kostunica ha minacciato che lasciare il tavolo del negoziato (traduci dello stallo) del CdS significava delegittimare l'Onu, con conseguenze gravissime per la stabilità mondiale. Ma l'Ue e gli Usa avevano ormai da tempo compreso che per i Balcani l'Onu resta bloccata dal veto russo che interpreta l'indipendenza kosovara come specchio della situazione in Cecenia. Non è bastato finora alla Serbia nemmeno essere allettata dall'accelerazione di una sua entrata nell'Ue. A questo punto D'Alema e gli altri alleati europei con gli Usa non potevano che prenderne atto: sul Kosovo l'Onu diventa controproducente. Destino ha voluto che a D'Alema, che nel ‘98 gestì da primo ministro la guerra in Kosovo, gli sia capitato di presiedere il CdS per quella che probabilmente sarà l'ultima sua riunione prima dell'indipendenza, che alla fine avverrà grazie anche alla determinazione Ue che non poteva più non reagire alle inivitabili decisioni kosovare. Ecco quindi il potenzionamento di una missione europea che cercherà non solo di proteggere Pristina da Belgrado, ma anche le minoranze serbe del nuovo stato.

D'Alema avrebbe dovuto anche presiedere il CdS per un altra riunione piena di insidie, quella sull'Iran. Ma il recente annuncio dell'intelligence americana che gli iraniani avrebbero interrotto nel 2003 la ricerca militare sul nucleare ha di fatto spezzato le gambe ad ogni velleità di nuove sanzioni. Tutti contenti? Macché, semmai l'annuncio che la Russia fornirà 80 tonnellate di uranio all'Iran per il reattore nucleare di Bushehr deve allarmare. L'Onu anche in questo caso è risultata inutile se non peggio.

Basta guardare alla storia per prevedere cosa potrebbe accadere. Come ha ricordato il Wall Street Journal, Israele bombardò nel 1981 i reattori iracheni di Osirak quando il regime di Saddam stava per ricevere uranio dalla Francia. Allora tutti, compresi gli Usa di Reagan, protestarono contro l'attacco israeliano, ma è noto che se non fosse avvenuto, Saddam avrebbe dieci anni dopo invaso il Kuwait con gli arsenali forniti di armi nucleari. Quindi, la mancata coesione delle Nazioni Unite per costringere l'Iran attraverso dure sanzioni a cedere sul nucleare, non allontana ma semmai avvicina un attacco da parte del Paese che ha più da perdere. Nuove sanzioni Onu potevano forse essere l'ultima occasione per poter far cambiar idea a Teheran e rafforzare il ruolo dell'Onu, ma al Palazzo di Vetro la mancanza persino di uan discussione, sancisce ancora una volta che la soluzione sarà trovata altrove, con rischi facilmente immaginabili.

 

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Fisher pensaci tu

 

In questo numero di Oggi7 trovate già le scudiscianti opinioni delle rubriche "Il Rimpatriato" e "Libera" sulle telefonate di Silvio Berlusconi con il dirigente della Rai Agostino Saccà. Qui ci limitiamo a ribadire che la Rai è da anni l'esempio più eclatante della più feroce lottizzazione e occupazione dello Stato da parte della partitocrazia italiana e quindi basta, bisogna chiuderla o venderla. Solo così si potrà strappare la Rai agli assatanati di tutti i colori che oltre a lasciar pascolare - con soldi pubblici - giornalisti lottizzati, pretendono di sistemare nella loro riserva di caccia più ambita le loro donnine e quelle di coloro ai quali devono restituire favori. Ma ovviamente guai a chi gliela tocca mamma Rai. L'articolo di Ian Fisher sul New York Times sarebbe stato esagerato? Siamo in attesa semmai che arrivi la seconda puntata da quel bravissimo corrispondente americano