Personaggi

FRANCESCO PINI, Quello della notte musicale da East Village

di Vincenzo Miglino

Francesco Pini, da Bologna, musicista jazz. Chitarra, armonica e voce. Vive e lavora a New York da dieci anni, e da qualche mese è arrivato alla direzione artistica del "Jules Bistrot", nell'East Village, dove da 16 anni si suona musica live tutte le sere. Francesco realizza le compilation di brani, seleziona le band per i concerti e ogni domenica sera si esibisce con il suo gruppo, la "Jules Jazz Band". Non male per un artista di 46 anni, considerando che in genere i migliori jazzisti arrivano solo a fine carriera a gestire la programmazione di un locale.

Insomma Francesco, un bel colpo quello del "Jules"?

"Sicuramente, un gran motivo di soddisfazione. Per un musicista jazz avere la possibilità di creare un'atmosfera musicale e di avere un luogo dove esprimere la sua cultura musicale è una cosa bellissima. Per tanti è un'opportunità che arriva a fine carriera, nel mio caso è arrivata molto presto. È un po' come completare il proprio percorso professionale".

Un percorso, il tuo, iniziato in Italia e poi sbarcato a New York. Come sei arrivato fin qui?

"Il jazz e il blues sono sempre stati la mia passione e il mio lavoro, a Bologna e in giro per l'Italia. Una decina d'anni fa ho incontrato Marc Murphy, un grande jazzista americano, per un seminario: è stato lui a dirmi che se volevo veramente seguire la strada del jazz dovevo fare un'esperienza a New York, la capitale mondiale di questo tipo di musica. E così sono partito".

Siamo al 1997, ti trasferisci subito oltre oceano con l'intenzione di restarci?

"No, assolutamente. Ero venuto per fare esperienza, spinto dalla passione per la cultura afro- americana del jazz, e comunque per rimanere al massimo un paio d'anni. Poi New York mi ha preso, ho cominciato a cantare e suonare nei locali, a farmi conoscere in giro. E' arrivata la chiamata come consulente per un grosso documentario sui personaggi storici del jazz femminile, "Jazz Woman", finito nel 2000. Grazie al film ho trovato nuove connessioni lavorative. Ho conosciuto veri e propri miti del jazz americano, come Abbey Lincoln (che un anno fa mi ha invitato a cantare ad un suo concerto al "Blue Note") ed Etta Jones".

È stato tutto così facile, arrivare a New York ed entrare subito nel mondo del jazz?

"Non è stato affatto facile, anzi. Qui il livello dei musicisti è impressionante, e quindi c'è una grandissima competizione che spinge a crescere e migliorarsi. All'inizio ho dovuto lavorare molto sull'inglese e sulla pronuncia. Il jazz vocalist è uno story teller, quindi la lingua è fondamentale".

Cosa significa per un jazzista lavorare in una città come questa?

"È il massimo, è come andare in Italia per un amante dell'opera. Solo a Manhattan ci saranno un centinaio di locali che fanno musica dal vivo. Io come cantante jazz sono sempre stato un interprete, ma a New York ho iniziato anche a comporre testi e musica. È quasi un paradosso, la distanza dall'Italia mi ha fatto ritrovare il piacere di scrivere nella mia lingua. E qui questi pezzi piacciono molto, forse perché c'è un po' il fascino dell' esotico, c è un mix tra l'atmosfera jazz -blues e la lingua italiana".

Come descriveresti la tua musica?

"È difficile farlo. Nel jazz esiste lo standard, una sorta di brano che viene manipolato da ogni jazzista con una forte dose di libertà. La mia passione originale è il blues, e qui in America cerco di mantenere la mia identità, di cantare senza imitare, fare il jazz e il blues nel mio modo, restituire il legame con la tradizione americana portandomi dietro il mio background di tradizione musicale popolare italiana, fatto di musica da ballo, tango, polke e mazurke".

A parte il "Jules", quali sono stati, finora, i tuoi maggiori successi made in Usa?

"Nel 2006 Gabriele Salvatores, che stava registrando a New York la colonna sonora di Quo vadis baby?, ha scelto anche una mia canzone, Let's pretend. A gennaio uscirà il mio terzo album dal vivo, Balliamo questo slow".

Che ascolteremo nel locale dell'East Village?

"Sicuramente. Il nostro progetto, con Georges Forgeois del ‘Jules', è stato quello di invertire un po' la tradizione, dando alla band il nome del locale (in genere i locali prendono il nome da un musicista famoso). Insomma, penso che resterò a New York ancora per un po'."

Ogni domenica, 8 pm, Francesco Pini e la Jules jazz band (hammond rgan: Brian Charette; batteria: Greg Bandy; chitarra: Ethan Mann) in concerto al "Jules Bistrot", 65 St. Marks place, East Village, Nyc.