Personaggi

NY e lo strumento della felicità

di Vanessa Usai

Mentre il New York Times titola in prima pagina che l'Italia è "depressa", alla domanda "Qual è il segreto del tuo successo" Roberto Romeo, un sassofonaio di Verona negli Usa da 26 anni, risponde senza esitazioni: "Essere italiano". E se l'articolo ha suscitato per giorni le polemiche della stampa del Belpaese, tra le tante verità sulle quali l'autorevole quotidiano della Grande Mela ha colto nel segno, vi è quella secondo cui, spesso, "the brightest" - i più billanti - come i  poveri all'inizio del secolo, lasciano l'Italia. Tra questi, molti ancora per rincorrere il "sogno Americano".  Eppure Romeo, oggi quarantanovenne, a New York ci è praticamente arrivato per caso, partendo a 22 anni, destinazione Brasile. "Ho venduto tutto, dalla Cinquecento alla mia collezione di dischi e sono partito alla volta del Sudamerica passando per Parigi, Londra e New York. Qui ho finito i soldi. Non ne avevo né per tornare in Italia, né per arrivare in Brasile, dove volevo andare per la samba, per la bossanova. Sono a New York dal 1981, in Brasile non ci sono mai andato", racconta nel suo laboratorio sulla 46ma strada, che ha chiamato "Roberto's Winds". Oggi è uno dei tre sassofonai più popolari della Big Apple, ed è molto rispettato, anche a livello mondiale.

A Verona suonava il sassofono, anche se è principalmente un flautista. Aveva in programma un disco con la Rizzoli, ma la cosa non andò in porto, così decise di partire. A New York, agli esordi, suonava con tre complessi e contemporaneamente lavorava con Saul Fromkin, uno dei migliori riparatori di strumenti a fiato del settore. Fromkin fu il suo maestro in un'arte che per Romeo divenne ben presto una passione. Dopo sette anni insieme, Fromkin si trasferì in Florida e il giovane italiano si trovò a lavorare con i clienti da solo. Nel 1989 si mise in proprio nell'attività di sassofonaio. Quattro anni dopo, nel 1993, avrebbe aperto gli studi di prova e nel 2005 si sarebbe trasferito in quella che è la sede attuale della "bottega", e che oggi comprende 11 sale prove e anche una sezione dedicata allo yoga. L'ultima sala, quella più grande, è stata "varata" martedì scorso, nell'ambito dell'inaugurazione di quello che vuole essere un centro musicale vero e proprio e include, oltre alla riparazione degli strumenti, le vendite, le prove, l'insegnamento e la preparazione alla respirazione tramite lo yoga e il massaggio.

La guest star della serata è stato il gong master Don Conreaux, una delle novità nel progetto di Romeo, attratto dal concetto di gong terapia, l'associazione tra terapia, vibrazioni e musica. Cercherà di portarlo nel suo centro almeno una volta al mese, compatibilmente con gli innumerevoli impegni di questo Gandalf  newyorkese che, a vederlo, uno giurerebbe provenire direttamente dalla Terra di Mezzo, tanto sembra uscito dal Signore degli Anelli tolkeniano.

Un'altra innovazione è la stanza dedicata ai sassofoni d'annata fabbricati in Francia dal ‘54 al ‘74, ormai non più in produzione e di valore elevatissimo, una rarità per veri appassionati. Perchè New York è una città di intenditori in campo musicale e nella "bottega" di Romeo passano i clienti più celebri del settore, dai sassofonisti dei Rolling Stones a Clarence Clemons della E Street Band di Springsteen, da Woody Allen a Bill Cosby. Di Allen Romeo dice: "È simpaticissimo, è lui, come lo vedi nei film. Ma è anche molto serio quando si tratta di musica e del suo clarinetto". Non solo un habitué ma anche un amico, la leggenda del jazz Joe Lovano, con il quale Romeo ha realizzato un dvd che include le registrazioni di interessanti lezioni impartite nei suoi studi dal sassofonista. Il dvd è uscito la settimana scorsa nella versione in inglese ma sarà immesso sul mercato anche in italiano, francese, spagnolo e giapponese.

Un progetto invece ancora in cantiere è quello che l'intraprendente veronese intende realizzare con l'Ice per l'apertura di uno showroom volto alla visione e alla promozione di strumenti musicali di produttori italiani. La proposta è già stata approvata e verrà realizzata l'anno prossimo. Si tratterà di uno spazio meramente espositivo e non atto alla vendita del prodotto.

Oltre al fatto di essere italiano - una "green card" per il successo - Romeo sostiene di essere riuscito a farsi un nome anche perchè ha lavorato tanto, e alla domanda se tornerebbe in Italia risponde con un secco: "No". Non perché, come scrive il New York Times, l'Italia non ama se stessa, ma perché, semplicemente, per fare quel lavoro,  a quel livello, New York è l'unico posto al mondo.