Personaggi

Un italiano per Chinatown

di GIna Di Meo

C'era una volta Chinatown, la comunità cinese, "strictly forbidden" ad altre etnie, poco incline all'integrazione, sì c'era una volta, ora abbiamo scoperto che non c'è più, o meglio esiste Chinatown ma non è più tanto offlimits da quando con nostra grande sorpresa abbiamo saputo che un italiano è diventato presidente del Chinese Film Festival. Ebbene sì, tal Simone Tarantino, 38 anni, milanese fino al 2003 e specializzato in marketing nel settore della moda e dell'arte. Faccio la sua conoscenza ad un gala, nel cuore di Chinatown, per la prima uscita ufficiale del Chinese Film Festival, e lo incontro una seconda volta, sempre nel cuore del quartiere, in uno studio legale e guarda caso gestito da un avvocato di origine italiana, tal Ed Cuccia. I conti proprio non mi tornano, persone non asiatiche con un'attività a Chinatown?

Non trattengo la curiosità e a bruciapelo gli chiedo: Ma che ci fa un italiano a Chinatown?

Sorridendo mi risponde: «Sono qui perché Ed Cuccia era ed è il mio avvocato. Lui è titolare del più importante studio legale degli Stati Uniti specializzato in immigrazione asiatica. Ed vive a Tribeca e come tanti ha assistito alla "caduta" che ha provocato l'undici settembre nella zona, ed altrettanto ha assistito alla rinascita con il Tribeca Film Festival. In modo molto semplice ha pensato che forse si poteva fare qualcosa anche per aiutare Chinatown, ma non aveva la più pallida idea di cosa fare. Così si è rivolto a me perché in Italia avevo un'azienda di marketing. Questo è successo nel 2005».

Ed è stato difficile applicare l'idea di Tribeca a Chinatown?

«Diciamo che abbiamo impiegato mesi a studiare la situazione e vedere se poteva esserci un interesse verso il festival. Abbiamo scoperto che il feedback era positivo, all'epoca era lui il presidente. Una volta partiti con l'idea, restava da affrontare il problema del posto. A Chinatown c'erano sei cinema che nel corso degli anni sono stati o distrutti oppure diventati appartamenti e centri commerciali, non restava che creare un cinema ex novo, che ora è in costruzione, a Columbus Park, Chinatown West».

Però l'evento organizzato settimane fa per celebrare il Chinese Film Festival aveva poco di cinema...

«Diciamo che il Festival è solo la ciliegina sulla torta e partirà ufficialmente dal prossimo anno. Nel frattempo stiamo organizzando tutta una serie di eventi per far percepire il festival in modo corretto, ed in particolar modo per far sì che serva come porta d'ingresso per il mondo occidentale nella cultura asiatica. Intendiamoci, nessuno vuole cambiare Chinatown, solo far sì che la bellezza di questa cultura possa arrivare ad essere apprezzata anche dal cosìddetto west».

Come pensate di "abbattere le barriere"?

«Ad esempio abbiamo bandito un concorso per la scelta del nostro logo, e aperto agli studenti di tutto il mondo, in palio c'era una borsa di studi. Abbiamo ricevuto la bellezza di 600 candidature, ovviamente provenienti da tutto il mondo. Alla fine abbiamo scelto una ragazza di Seattle».

Il cinema cinese è di ottima qualità, non dovrebbe essere difficile farlo apprezzare...

«Il problema è la distribuzione, non ne esiste una ufficiale (e gli dico che il cinema italiano ha lo stesso problema, ndr), ed il Cff (Chinese Film Festival) potrebbe essere un modo per collegare tutte le Chinatown d'America attraverso un festival, "attingere", quindi, l'una dall'altra».

Qual è la data precisa di inizio del festival?

«Ottobre 2008 e tutto si svolgerà esclusivamente a Chinatown, sarà un evento per la comunità e per chi da fuori ne vorrà far parte. Non vogliamo fare come il Tribeca Film Festival che in realtà è uscito dalla zona di origine».

È stato difficile per un italiano integrarsi, farsi accettare?

«Certo la percezione iniziale era di scetticismo, ma non tanto su di me, quando sul progetto. Io comunque sono appassionato della Cina, della cultura asiatica e noi occidentale conosciamo solo l'1% di una civiltà con origini antichissime, che risale a 5mila anni fa. Ritornando al progetto, bisognava costruire la credibilità e direi che ci siamo riusciti con l'evento per celebrare la nascita del Cff. Siamo riusciti a convincere la comunità, le attività commerciali, che la nostra operazione può avere successo, fare da ponte tra due culture, quella dell'est e quella dell'ovest».

Per info www.cff2008.org.