Italiani in America

Quel destino in un baule

di Generoso D'Agnese

  Da qualche anno ha scoperto il fascino dell'editoria e ha deciso di non perderlo più. Jean Farinelli, una vita trascorsa a inseguire la perfezione del marketing e quel "soddisfatti o rimborsati" per conto di numerose aziende di prestigiosi marchi, ha infatti cambiato pelle e prospettiva, lasciando da parte il multicolore target del consumismo per affrontare il difficile ma fascinoso mondo della carta stampata.

Vive a Manhattan, Jean Farinelli, figlia di un Abruzzo conosciuto attraverso i racconti del padre. Ma saranno proprio i racconti del padre a regalare alla donna in carriera una nuova identità, fatta di tradizioni e memorie, fatta soprattutto di radici forti e tenaci.

"Quel che conosco della mia famiglia - racconta Jean in un caldo pomeriggio trascorso insieme nel suo alloggio sulla costa abruzzese -  mi è arrivato da mio padre perché mia nonna l'ho vista poco e l'ho persa quando io avevo solo 9 anni. So per certo che il grande miraggio americano lo portò in famiglia nonno Pasquale, contadino di Controguerra. Nel 1913 nonno Pasquale stava facendo il servizio di leva e aveva ottenuto una piccola licenza. Camminò per giorni sotto la pioggia incessante e con il freddo pungente per tornare a casa e rivedere la giovane moglie. La polmonite non lo perdonò e se lo portò via in pochi giorni. Pochi giorni dopo arrivarono le tanto attese carte per l'espatrio."

Nella casa di Manhattan, nell'angolo studio, Jean Farinelli conserva uno sbiadito baule da viaggio. E' tutto quel che rimane del sogno originario di nonno Pasquale e nonna Filomena. Ma è anche la chiave di volta per Jean, che attraverso quel baule e le sue reminiscenze ha deciso di dedicarsi al recupero della sua identità italiana.

"Rimasta vedova e con due figli piccoli, Umberto e Grazia, mia nonna dovette prendere la più difficile delle decisioni e alla fine decise di mantenere fede al sogno del marito. Partì alla volta dell'America, con i suoi figli; aveva 32 anni e per un futuro pieno di incertezze aveva venduto tutti i suoi averi inclusa una piccola collana ricevuta come unico dono di nozze. Arrivarono nel 1916 e per tre mesi rimasero nel ghetto di Ellis Island a causa di un improvviso mutismo della stessa nonna, incapace di rispondere alle domande degli ispettori di frontiera."

La storia americana della famiglia Farinelli prese le pieghe solite. Il trasferimento a Filadelfia presso parenti e l'inserimento faticoso nella comunità italiana della città. E infine la nascita dei nipoti.

Jean ha vissuto tutto questo con leggerezza, affrontando le scuole con il piglio sicuro di chi ama il proprio lavoro. Divenuta consulente di marketing della comunicazione l'italo-americana ha legato il suo nome a numerose campagne di posizionamento commerciale per conto di  Air France, Columbia University, Illy Caffè of North America, Novartis Pharmaceuticals, Sears & Roebuck, Tenth Street Entertainment, The Markle Foundation, Vivendi Universal, Websense, Womens Business/NY, Zagat Survey. Una vera macchina da guerra nel marketing, che l'ha proiettata nella prestigiosa classifica redatta da Fortune e riferita ai migliori 500 professionisti degli Stati Uniti. Una carriera ricca di soddisfazioni, quella condotta nei trent'anni di professione da Jean ma che alla fine ha lasciato il posto improvvisamente a una nuova rinascita.

"Oggi porto dentro di me un grande rimpianto: quello di aver scoperto solo da adulta la ricchezza della mia cultura e il piacere di parlare italiano. Mio padre ha voluto americanizzarmi a tutti  i costi e  non lo biasimo: penso che anche per lui sia stato difficile soffocare le sue origini e che abbia cercato di proteggermi da discriminazioni e umiliazioni. Tuttavia sarebbe stato molto bello  se mia nonna avesse potuto raccontarmi la sua storia: magari l'avrei vissuta come una favola a lieto fine."

Tutto quel che resta della famiglia Farinelli è lo sbiadito baule collocato nello studio di Jean. Ma rappresenta molto più del semplice involucro di cartone e tessuto. Per Jean rappresenta la svolta epocale della sua vita. Scoprendo la sua storia l'imprenditrice rampante di Manhattan ha deciso di cambiare direzione e di tornare sui passi dei suoi avi. L'estate scorsa è tornata ancora una volta in Abruzzo, a Mosciano S.Angelo per respirare l'aria del suo passato familiare e per riappropriarsi di una lingua e di una cultura grazie al sostegno e all'amicizia del cugino Fernando e di sua moglie Pina.

Nata a Filadelfia e cresciuta ai confini con il West Virginia, Jean ha fondato da pochi anni le edizioni Farinelli, un'emanazione diretta della Farinelli Consulting Group LLC. Obiettivo dichiarato: pubblicare storie in italiano e libri per imparare velocemente e in modo interessante la lingua italiana.

"Non soltanto un baule- racconta ancora l'imprenditrice - è stato il primo passo verso l'editoria. Subito dopo ho pubblicato Uffa! Espressioni idiomatiche e molto di più, seguito da Jean e Roscoe vanno a Perugia e da Diario della studentessa Jean. In tutti questi volumi ho messo parte della mia storia autobiografica, trasformandola però in un viaggio dell'apprendimento della cultura e della lingua italiana, nella speranza che molti altri italo-americani si appassionassero alle loro radici. Finora ho raccolto apprezzamenti."

Costruttrice di team manageriali, organizzatrice straordinaria di raccolte fondi, sviluppatrice di infrastrutture commerciali, Jean Farinelli ha trasferito il suo particolare talento professionale nel campo editoriale dando vita a una casa editrice agile e di facile accesso da parte del pubblico.

Eserciziario per Diario della studentessa Jean, Ace the AP Advanced Placement Italian Exam with CD, Level 1 - AP Italian Track with CD, rappresentano soltanto una parte di un progetto mutimediale che vede il coinvolgimento della musica e dei film italiani. Jean Farinelli ha infatti prodotto anche dei metodi di studio basati sulla musica di Laura Pausini e dei programmi di apprendimento basati sui film italiani di ultima generazione, come La meglio gioventù, L'ultimo bacio, Io non ho paura e Ciao Professore. A novembre uscirà invece "Sì - Level 2 - AP Italian Track with CD" ad arricchire una produzione che presto si arricchirà anche di narrativa e saggistica.

"A me piace conoscere l'Italia e con essa le mie radici. Mi sono svegliata da un sonno imposto e mi sono riappropriata di una fetta del mio cuore che era rimasto nascosto."

Diplomatasi all'American University e ottenuto il master nell'Ohio State University, Farinelli aveva trovato la propria strada professionale con i corsi p post laurea in business management, seguiti alla  Wharton School, alla Columbia Business School e alla New York University.

Il suo talento l'ha subito proiettata tra i massimi vertici del mangement americano. All'ombra dei grattacieli delle metropoli americane la nipote della vedova partita da Controguerra con il solo baule di cartone stipulava affari con nomi altisonanti del business internazionale: The American Paralysis Foundation, Coors Brewing Company, Digital Equipment Corporation, Dow Jones & Company, Honeywell, InterFirst Bank Corporation, Macmillan Publishing, Monsanto, Ocean Spray, Parke-Davis Pharmaceuticals, Pizza Hut, Reynolds Metals, Smithkline Beecham Pharmaceuticals. Per il suo lavoro ha ottenuto più di 200 tra attestati e riconoscimenti e la sua professionalità è stata richiesta come direttrice della  Cologne Life,  per la  International Women's Forum di New York, per la Skin Cancer Foundation e per la National Foundation for Infectious Diseases. Jean è stata inoltre presidentessa Public Relations Society of America Foundation, e tesoriera della prestigiosa Società Arthur W. Page.

Attualmente l'italo-americana riveste il ruolo di direttore e presidente della "20 Sutton Place South Corporation" ed è membro della "National Arts Club and The Wisemen".  All'attivo ha anche il conferimento del Matrix Award in qualità di donna manager per le pubbliche relazioni.

"Tutto quanto ottenuto finora mi fa piacere perché rappresenta il mio percorso professionale. La riscoperta della mia parte italiana ha però cambiato il ritmo della mia esistenza. Ora conto con piacere le ore che mi separano dai miei viaggi in Italia, e godo ogni secondo del sole che prendo sulle bellissime spiagge abruzzesi. Se tutto questo è possibile, lo devo davvero a quell'unico cimelio tramandatomi da un padre troppo impegnato a nascondere le sue radici e vissuto con la rabbia di aver trascorso il suo primo Natale in una fredda stanza a Ellis Island, con il terrore di essere rispedito in Italia."