Che si dice in Italia

Ma quante sono le Venezie nel mondo?

di Gabriella Patti

 Ma quante sono le Venezie nel mondo? L'originale, ovviamente, è unico: quel gioiello che tutti ci invidiano. Talmente bello e talmente unico ... da avere migliaia di repliche. Impossibile sapere con esattezza quante siano, ma tra città, cittadine, quartieri pieni di copie di campanili di San Marco, ponti di Rialto, canali con gondole, di "Venezie" su questo pianeta ce ne sono davvero centinaia. Alcune, ora, sono raccontate a più mani in un libro edito, ed è giusto che sia così, dal Consorzio Venezia Nuova. Si intitola "Welcome to Venice, small town, big heart" ed è scritto non in italiano ma direttamente in inglese. E anche questo ci piace, visto che proprio gli anglosassoni sono tra i più amanti della perla della Laguna. Se la conta definitiva è impossibile - forse si potrebbe provare con il motore di Google... - alcune delle repliche sono note: dalla olandese Amsterdam, la Venezia del Nord (molto bella di suo, non è mera una copia), al quartiere Venice di Londra, alla cittadina californiana, fino al villaggio rurale in Upstate New York: 1.921 abitanti. Un libro divertente, anche perché pieno di fotografie delle "altre Venezie".

NON TUTTO IN VENETO, PERO', FUNZIONA BENE.  E ora, scusate: permettetemi di  copiare. Non per pigrizia da festività natalizie. Ma perché l'articolo al vetriolo scritto da Gian Antonio Stella sull'ultimo Magazine, il settimanale del Corriere della Sera, è davvero straordinario. Si intitola "Un veneto alla Cuffaro" e, già dal titolo, promette di fare per una volta giustizia ai meridionali, accusati per principio (per carità, non sempre a torto...) di comportamenti - come dire? - poco attenti alla legalità e troppo attenti alla famiglia, ai parenti, agli amici, agli amici degli amici. Dunque, il giornalista - coautore, ricordo, con il collega Sergio Rizzo del più fortunato caso editoriale dell'anno, La casta, libro denuncia del cattivo andazzo di politici e amministratori di casa nostra - questa volta ha scoperto che anche al Nord ci sono magagne dello stesso genere. E che a commetterle sono esponenti di quella sinistra che solitamente si erge a paladina della moralità e del buon governo.  In particolare ha scoperto che Lino Brentan, attuale potente amministratore delegato "in quota Ds" della società per l'autostrada Padova-Venezia, su 26 assunzioni nell'azienda pubblica che dirige ne ha riservate 14 a suoi compaesani, gente nata nella sua cittadina, Campolongo Maggiore, in Veneto. Non basta. Dopo avere verificato la veridicità della prima denuncia, fatta da un giornale locale, la Nuova Venezia, Gian Antonio Stella conferma che "negli organici della Padova-Venezia figurano un cognato e n nipote di Brentan" e un altro nipote il nostro "l'ha fatto assumere a Veneto Strade, un'altra nipote lavora all'Autostrada Brescia-Padova...". Tutti comportamenti "rinfacciati dalla sinistra a quelli come Totò il siciliano", cioè Cuffaro, Presidente della regione Sicilia. Insomma, ironizza Stella: "Se si chiamasse Calogero o Turiddu e portasse la coppola in testa e tenesse l'unghia lunga al mignolo sinistro e parlasse bene del defunto Salvo Lima, pace all'anima sua, tutti direbbero: minchia, questi politici terroni". E, invece!  no. I peccatucci di questo tipo li fanno anche nell'industrioso Veneto. Tra l'altro a danno delle tasche dei cittadini visto che la Padova-Venezia e le altre società, sono tutte pubbliche.

TUTTO GIANNI VATTIMO IN 42 VOLUMI. Il filosofo e maître a penser italiano - ricordo ancora le sue interessantissime lezioni alla New York University - ha deciso di anticipare i tempi. E, anzicché far raccogliere i suoi scritti da "postumo", con tutti i rischi di inesattezze che l'operazione comporta, ci ha pensato da solo. Quando si è accorto che ne uscivano ben 42 tomi ponderosi non ha battuto ciglio: un'opera omnia così imponente significa che, dopo essere partiti come "giovane promessa" ormai si è entrati definitivamente nella categoria dei "venerati intellettuali", ha commentato spiritosamente. Il problema è, come commenta un po' acido il critico Aldo Grasso, chi è che legge ancora questo tipo di libri. A parte, magari, gli studenti del Vattimo stesso per prepararsi all'esame?