Il rimpatriato

L'Italia di Don Silivio

di Franco Pantarelli

Ai tempi del Watergate si diceva che a travolgere definitivamente Richard Nixon fu la pubblicazione dei suoi nastri in cui erano registrate le conversazioni che avvenivano nell'Ufficio Ovale. Non solo perché lì c'era la prova che lui sapeva benissimo cosa i "plumbers" fossero andati a fare nella sede del Partito democratico per l'appunto al Wategate, ma anche perché quelle conversazioni misero in piazza ciò che solo pochissimi sapevano, e cioè che il presidente parlava un linguaggio infarcito di parole oscene e che giudicava gli uomini in base a un concetto estremamente semplice: sono ebrei o no?

Per il pubblico, si raccontava allora, la rivelazione fu talmente scandalosa che per la caduta di Nixon non pianse praticamente nessuno: quelli che non lo avevano votato si rallegrarono, quelli che il voto glielo avevano dato si pentirono. In sintesi, comunque fossero andate le cose dal punto di vista giudiziario, lui la sua battaglia l'aveva già persa. A vincere era stato il popolo americano che aveva saputo distinguere il disonesto dall'onesto e la persona per bene dal brigante, andando almeno per un momento oltre il partito preso.

Ebbene, in questi giorni in Italia sta accadendo qualcosa che al Watergate somiglia parecchio. Non nelle implicazioni planetarie, naturalmente, perché una crisi italiana non si ripercuote certo nel resto del mondo. Ma come meccanismo la somiglianza è puttosto forte. La magistratura che indaga sulla "compravendita" dei voti al Senato in cui Silvio Berlusconi si era lanciato per dare finalmente al governo di Romano Prodi la "spallata" di cui parlava un giorno sì e l'altro pure, ricorre fra altri mezzi anche a quello di registrare le conversazioni telefoniche fra Berlusconi e i suoi collaboratori. E' una buona idea perché da quelle conversazioni risulta che - sì - quel tentativo di compravendita c'è stato ed è ampiamente sconfinato nel territorio della corruzione. Dai nastri infatti esce:

1) un Berlusconi-Marlon Brando che studia la situazione finanziaria di un senatore favorevole a Prodi, scopre che quello è molto indebitato e per convincerlo a voltare gabbana gli fa (sbagliando) "un'offerta che non può rifiutare";

2) un Berlusconi-Al Pacino che teorizza la legittimità di ciò che la sua famiglia sta facendo perché "mio padre non è diverso da qualsiasi altro uomo di potere";

3) un Berlusconi-James Caan che usa i sottoposti per trovare signorine con cui esaltare il suo ego "macho".

Il rilievo penale di quelle azioni e il valore "probante" delle sue conversazioni telefoniche registrate saranno valutati dal tribunale, naturalmente, così come a suo tempo la commissione d'inchiesta sul Watergate fece con i nastri di Nixon. Ma intanto c'è l'aspetto morale, culturale, antropologico contenuto nelle conversazioni di Berlusconi che oggi tutti in Italia possono valutare perché sono state rese pubbliche. E questo non è terreno penale ma "politico" in senso lato, a partire dagli incredibili duetti fra Berlusconi e i suoi cortigiani (che gli si rivolgono con il "lei", mentre lui con loro usa il "tu"). Un piccolo esempio? "Lei è sempre più amato nel Paese", gli dice per esempio Agostino Saccà, uno che prende lo stipendio dalla Rai ma di fatto lavora per Berlusconi, cioè la concorrenza. "Mi hanno scambiato per il papa", ribatte lui compiaciuto. Poi va un po' più su e parla come San Pietro in "Quo Vadis": "Sono fatto oggetto di un'attenzione di cui non sono degno", al che il Saccà protesta stendendosi metaforicamente a terra: "Ma è stupendo, ce n'era bisogno, c'è un vuoto che lei copre anche emotivamente", per poi lanciarsi in un elogio della correttezza di Berlusconi che "non mi ha mai chiesto niente". "Beh - lo smentisce lui ridendo - qualche volta ti chiedo delle donne per sollevare il morale del capo".

Di nuovo, i reati (se ci sono) lo diranno i tribunali, ma l'indecenza del "mondo" di Berlusconi ce l'hanno raccontata quei nastri. Riusciranno gli italiani lobotomizzati dalla tv ad avere lo stesso guizzo che ebbero gli americani ai tempi del Watergate?  Occhio, c'è da dubitarne. L'immenso apparato mediatico di cui Berlusconi dispone è già all'opera per spostare l'attenzione sullo "sconcio" delle intercettazioni telefoniche invece che sul loro contenuto. Data la sua potenza di fuoco, sarebbe strano che non riuscisse ancora una volta a imbrogliare tutti.