Turismo

Reni annuncia le Marche a NY

di Samira Leglib

E' stata ufficialmente aperta al pubblico, dopo la serata inaugurale alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l'esposizione dell'"Annunciazione" di Guido Reni presso la galleria dell'Istituto Italiano di Cultura di New York. L'opera, che funge un po' da biglietto da visita della cultura e dell'arte marchigiana, s'inserisce per l'appunto all'interno dell'iniziativa legata alla Giornata delle Marche che ogni anno coinvolge una delle diverse comunità di marchigiani emigrati all'estero. Per questa edizione insieme al capolavoro di Reni, che resterà esposto fino al prossimo 10 Gennaio prima di spostarsi presso l'Università di Yale, arriverà a New York anche il gruppo equestre dei "Bronzi di Pergola", previsto per la metà del mese di Gennaio.

L'"Annunciazione", datata 1628 ed eseguita per la cappelletta della chiesa di Santa Maria della carità ad Ascoli Piceno, è un fulgido esempio di come la regione Marche, proprio nel ‘600, ha saputo attirare l'attenzione e il favore di grandi artisti provenienti dal Nord Europa (Rubens per citare un nome, la cui "Adorazione dei pastori" del 1607 è conservata a Fermo). Una terra, che al tempo viveva soprattutto grazie all'agricoltura ma forse, proprio in virtù di ciò, era una culla per il popolo.

Guido Reni nasce a Bologna nel 1575, ottiene la sua prima formazione presso lo studio del pittore fiammingo Denis Calvaert e successivamente entra a far parte dell'Accademia degli Incamminati di Lodovico Caracci. Discendente stilistico di Durer, è evidente in quest'opera come l'artista bolognese elabori una sua personale prospettiva concentrando la sua attenzione sulle due figure in primo piano, l'Angelo e la Vergine, escludendo la minuziosa descrizione dell'ambiente circostante operata invece per l'omonima opera dal maestro tedesco.

«A dispetto del credo personale», commenta il Console Generale Francesco Maria Talò intervenuto ad entrambe le serate, «un dipinto come questo è un segno di speranza, specialmente durante queste festività».

Il direttore dell'Istituto di Cultura, Renato Miracco, si è dimostrato più che entusiasta per l'opportunità di presentare per la prima volta l'opera negli States: «Avere avuto la presenza del Presidente Napolitano per l'inaugurazione è stato un grande evento. Sono veramente orgoglioso di essere qui e vorrei ringraziare il Presidente della regione Marche Gian Mario Spacca e Raimondo Orsetti dirigente per gli Affari Internazionali, oltre ovviamente al Prof. Papetti direttore della Pinacoteca di Ascoli Piceno il quale ci ha gentilmente prestato l'opera. Questa mattina ho letto il New York Times e il New York Sun e devo dire che è stato un onore per me esservi citato solo dopo 40 giorni dall'inizio del mio incarico come direttore di questo istituto».

La serata è proseguita con un occhio di riguardo alla regione Marche, conosciuta in Europa, molto meno negli US, ma ricca di risorse come ci racconta il presidente Spacca citando una volta di più la definizione che ne da' il Times: «L'Italia in una regione» e prosegue: «Le Marche sono un grande museo disseminato su tutto il territorio. Uno studio ha dimostrato che esse sono la regione dove si vive di più in Europa..forse perché beviamo tanto vino!»

E da buona marchigiana che non ama prendersi troppo sul serio, a me viene da accodarmi alla punta di ironia del presidente della regione e tentare di indovinare l'età media di questo picco di frizzante longevità.

Un'ultima parola va a Riccardo Strano, direttore dell'area Nord America dell'Enit, che si professa genuinamente marchigiano e ricorda quando lavorava sulla produzione di slogan per la regione quali:"Marche, Italy best kept secrets". Convenendo che forse le Marche non sono ancora sufficientemente conosciute negli States ma negli ultimi anni gli Americani hanno espresso la preferenza per i piccoli paesi a dispetto delle classiche località turistiche, una preferenza soprattutto rivolta a dei luoghi da poter esplorare, ancora pregni di storia e tradizioni popolari.

La serata si è poi conclusa con un "assaggio" non di prelibatezze culinarie questa volta, bensì di musica con, tra gli altri, un brano tratto dal "Barbiere di Siviglia" di Gioacchino Rossini (Pesaro 1792-1868) interpretato da Andrea Mastroni.