Interviste

Speciale istruzione. Lo IACE e la formula Paradiso per l'italiano

di Letizia Airos

Lo andiamo a trovare nei nuovi uffici dello IACE di Park Avenue. L'ambiente è cordiale, si lavora con il sorriso. Berardo Paradiso è un imprenditore di successo che svolge e ha svolto anche incarichi importanti nel campo culturale.

Affabile come sempre, parla con semplicità dell'incarico, che ricopre dal mese di maggio, di presidente dell'Italian American Committee on Education (IACE).

Si presenta, da solo, con grande trasparenza: "La mia sfida con lo IACE è quella di vendere, se posso utilizzare questa parola - dopo tutto sono un imprenditore. Il mio lavoro è sempre stato quello prendere un prodotto, migliorarlo, renderlo vendibile e metterlo sul mercato. Poi sono anche un ingegnere, e punto molto sulla qualità del prodotto."

Entra subito nei dettagli della sua "filosofia" per la promozione della lingua italiana negli USA: "Tre cose occorrono per conquistare un mercato: un prodotto di qualità, un territorio ricettivo, e la persona adatta. Per il prodotto, nessuno può dubitare che lingua e la cultura italiane rappresentino un capitale unico. Secondo l'Unesco il 65% dell'arte è concentrata nel nostro Paese. Quanto al territorio: c'è. Siamo in America, un paese amico che tendenzialmente ci vuol bene. Gli americani sono venuti due volte a tirarci fuori dalle guerre, dalle invasioni e dalla cattive scelte. D'altra parte i nostri connazionali hanno costruito una buona parte di questo paese e non c'è famiglia italiana che non abbia un parente lontano in America. Va detto anche che l'ultimo censimento nel 2000 racconta che oltre diciotto milioni di persone negli USA, in un modo o nell'altro, dichiarano di avere un legame con l'Italia. Non c'è nessun dubbio quindi che l'influenza italiana arrivi anche indirettamente non a diciotto milioni ma almeno al doppio degli americani. Ma tutto questo ovviamente non basta. Non si può avere un prodotto bellissimo e tenerlo in casa. Bisogna portarlo sugli scaffali! Io voglio fare questo".

Ma cosa ha spinto un imprenditore di successo a prendere in mano il prodotto cultura italiana? Perchè lo fa? Siamo curiosi.

"Voglio veramente ridare all'Italia con tutto il cuore quello che lei ha dato a me. Ho sessant'anni, ho raggiunto i vertici di quello che poteva raggiungere un giovane nato in un paesino della campagna con 1500 abitanti. Vengo da Buonalbergo, in provincia di Benevento, sono figlio di emigranti. Ho fatto l'università con una borsa di studio. Poi sono andato all'estero. Per anni non ho partecipato alla vita italiana, mia moglie è svizzera, ho vissuto soprattuttto nell'ambiente industriale anglosassone. Posso dire di aver avuto tutto ciò che si può desiderare del sogno americano. Sono un industriale, ho fatto carriera, ho una bella casa, la barca, una macchina di valore, una bella moglie, i miei figli sono andati a Yale e Columbia... Mi sono detto: devo fare qualcosa per la mia Madre Patria. Circa otto anni fa sono entrato alla Camera di Commercio e dopo due anni mi hanno eletto presidente, ero nel consiglio di AssoCamera Estero e presidente della zona Nafta. Finito il mio mandato mi sono detto che qualcosa non funzionava con la promozione della lingua italiana. Lo IACE non era conosciuto abbastanza. Mi hanno proposto di prenderlo in mano come imprenditore ed eccomi qui."

 

Per Berardo Paradiso, insomma, è fondamentale la sinergia tra mondo imprenditoriale e cultura.

"Credo che la lingua e la cultura italiana debbano svolgere anche un ruolo di sostegno al made in Italy. Dobbiamo portare il Made in Italy ad un livello superiore. Per farlo abbiamo bisogno di far conoscere di più da dove viene e su cosa si basa, e dunque la nostra cultura e la nostra lingua... Come presidente della Camera di Commercio ho lavorato in collaborazione con Enit ed Ice. E devo dire che abbiamo esportato il 10% in più. Ma adesso mi chiedo: come possiamo aiutare adesso gli Stati Uniti e superare anche un certo malessere che c'è in Italia nei loro confronti? Perchè certo a volte il rapporto tra i due Paesi non è facile. Dipende da scarsa conoscenza da entrambe le parti. Uno dei miei obiettivi e far capire agli americani che gli italiani adorano l'America e viceversa."

E' chiaro che le sue speranze sono riposte soprattutto nei giovani...

"Certo gli anziani sono piu difficili da convincere. A volte hanno pregiudizi. Ma per i giovani non è così. Bisogna cominciare dai bambini, anche i più piccoli. Far capire a loro cosa è l'Italia ed in che modo la lingua italiana li può aiutare, farli crescere. E' dimostrato che la conoscenza delle lingue rende le persone più aperte verso le altre culture. Non si tratta solo di dare agli studenti buone basi per il futuro nel mondo del lavoro, ma anche di creare cittadini aperti ad un mondo in trasformazione. Abbiamo iniziato un colloquio molto bello con la scuola di New Rochelle, siamo a buon punto per far partire il primo programma bilingual, fin dal first grade."

I primi mesi allo IACE per Paradiso non sono stati facili, come spesso capita quando si cambia gestione.

"Nel passaggio c'era certo il rischio di malintesi, ho dovuto con pazienza ricreare fiducia e un'assoluta trasperenza dei ruoli. Credo che ora ci siamo riusciti. Per il prossimo anno abbiamo tanti progetti. Abbiamo dovuto rimborsare allo Stato Italiano circa 800.000 dollari. Eccedenze precedenti. Dovute ai cambi euro-dollaro. In sostanza i bilanci sono nella valuta statunitense ma i pagamenti in euro. E l'eccesso era stato investito per creare nuovi corsi per gli anni successivi. Ora abbiamo 38.000 studenti nella Tri-State Area, con circa 350 insegnanti... vuol dire che certo il denaro è stato investito bene..."

Lo IACE ha una lunga storia di crescita attraverso anni che hanno visto grandi cambiamenti fino ad indirizzare la promozione della lingua italiana non solo ai nostri connazionali, ma a tutti.

"La legge è nata 35 anni fa per aiutare i figli degli emigranti a conservare la lingua madre. Ma piano piano questi sono diventati sempre di meno, le esigenze sono cambiate. Ora ci rivolgiamo anche agli americani, a giovani di origine asiatica ed ispanica che rapprentano più del 55% dei partecipanti ai corsi d'italiano nelle scuole americane. Corsi che fanno parte del curriculum scolastico. Quest'interesse nei confronti della nostra lingua da parte di altri popoli è importante strategicamente. L'Italia, come ha detto l'ex-presidente di Assocamere Estero Piero Bassetti, non ha solo bisogno di italiani ma di italici o italofili. Sono persone che amano l'Italia per varie ragioni. Sono loro che faranno entrare il nostro Paese in una nuova dimensione. E ci aiuteranno magari a vedere cose che noi stessi non vediamo più, immersi come siamo nella nosra cultura fino a non apprezzarla come dovremmo".

Gli obiettivi che si pone sembrano ambiziosi, anche se ne parla in maniera molto concreta.

"Voglio raggiungere almeno 60.000 studenti. Dopo lo spagnolo, l'italiano è la seconda lingua straniera studiata negli USA. Dobbiamo andare avanti e penetrare il territorio, individuare le scuole. Il più grande problema da risolvere è quello di trovare gli insegnanti con l'abilitazione giusta. Abbiamo da poco stipulato una accordo con lo Stato del Cunnecticut molto importante in quest'ambito. Loro ci garantiscono un permesso di insegnamento temporaneo da uno a tre anni per insegnanti che verranno dall'Italia. Questo è il vero ostacolo, se loro si occupano del visto e della certificazione siamo a buon punto. E' il primo passo e va fatto anche con gli altri Stati. Voglio poi incrementare il numero dei soci IACE, avere affiliati di riguardo e lavorare anche su sostenitori e sponsor. E' anche importante promuovere sempre di più lo scambio con studenti italiani presso famiglie americane e viceversa. E poi lavorare con le scuole con gli atenei italiani.

Con l'Enit, Perillo Tour, Hello Italy ed Eurofly stiamo preparando offerte per andare in Italia in gruppo, sia per vacanze che per studiare. Il mio sogno per l'anno prossimo è di avere almeno 500 giovani che vanno in Italia grazie a noi. Poi stiamo lavorando direttamente con le scuole italiane per creare veri e propri gemellaggi scolastici. I giovani saranno adulti tra dieci anni, e poi padri, madri... sono un investimento sul futuro della nostra cultura. Poi credo sia molto importante sensibilizzare le comunità. Vorrei aprire dei centri italiani presso le public library nei quartieri dove c'è una grande presenza italo-ameircana, anche di terza generazione. Dobbiamo lavorare con le case editrici italiane tenendo presente che esistono delle eccedenze che potrebbero destinare a noi."

Insomma è un vero e proprio piano per portare il prodotto cultura italiana sugli scaffali, in ogni senso... e nel campo delle nuove tecnologie? Lo IACE punta molto sul suo sito Internet (www.iacelanguage.org) ed è già da tempo partner di (www.ProgettoScuole.org), insieme ad America Oggi e al Consolato d'Italiano di New York.

"So che Internet è molto importante, soprattutto raggiungere i giovani, e sono cosciente che il cartaceo è superato. Sto lavorando anche a progetti legati alla tecnologia, che attira così tanto le giovani generazioni. Magari attraverso l'utilizzo dell'iPod. Stiamo potenziando il nostro sito web e ProgettoScuole.org, che consente a tutte le classi di italiano di costruire il proprio giornale online..."

Lavora molto nella ricerca di sinergie Berardo Paradiso...

"E' importante lavorare insieme, fare sistema, agire anche in collaborazione con istituzioni, come per esempio l'Istituto Italiano di Cultura, il Calandra Italian American Institute della Cuny, la Dante Alighieri, La Casa Italiana Zerilli Marimò... insomma tutte quelle isituzioni che lavorano per promuovere la nostra cultura. E' vero abbiamo tante iniziative in pentola...

La sua è una presenza viva all'interno dell'ente. Gli chiediamo, alla fine del nostro incontro, se quello di Presidente dello IACE, così come lo ha descritto, non sia un vero e proprio lavoro da svolgere a tempo pieno...

Putroppo non posso lavorare a tempo pieno, ho la mia azienda... ma devo dire che dietro le quinte penso e mi occupo dello IACE in tutti i momenti della giornata, non solo dopo le 5 del pomeriggio... Sono poi sempre disponibile e tutti mi possono contattare"

 

Italian American Committee on Education

Lo IACE (Italian American Committee on Education) in collaborazione con il Consolato italiano di New York, supervisiona e dirige i corsi scolastici per l'insegnamento della lingua italiana negli Stati di New York, New Jersey e Connecticut. È un'organizzazione culturale non a scopo di lucro, lavora grazie ai contributi del Governo Italiano e opera sotto la supervisione del Consolato generale di New York. Lo IACE ha anche un ruolo di consulente con le nuove scuole pronte ad inserire corsi d'italiano nel loro programma scolastico e extra scolastico. I dirigenti dello IACE si occupano anche di visitare ed assistere i provveditori locali, valutando con gli insegnanti la qualità dei corsi e le prospettive. L'ente in collaborazione con l'Ufficio scolastico Consolare, cura l'articolazione dei programmi e l'organizzazione dei corsi di formazione per i docenti, e organizza aggiornamenti ministeriali, conferenze nazionali e regionali. Eroga inoltre borse di studio e organizza workshop.