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Verdi, senza giri di parole

di Gina Di Meo

Metti da una parte Fred Plotkin, una delle leggende newyorkesi, esperto di due discipline apparentemente agli antipodi, il cibo e la musica italiana, dall'altra Gianandrea Noseda, uno dei più interessanti e brillanti direttori d'orchestra del panorama internazionale, fresco di nomina alla direzione artistica del Teatro Regio di Torino e a New York per dirigere al Metropolitan "Un ballo in maschera" di Giuseppe Verdi, ed infine metti lo spirito aleggiante di uno dei più grandi compositori italiani, appunto Giuseppe Verdi, il risultato è una conversazione brillante che potrebbe far innamorare dell'opera anche i più resistenti.

Plotkin e Noseda si sono incontrati alla Casa Italiana Zerilli-Marimò a pochi giorni dall'inizio di "Un ballo in maschera" e hanno chiacchierato su The life and art of Giuseppe Verdi. Gli spunti tra gli più svariati, a cominciare dalla nomina, come abbiamo suddetto, di Noseda a direttore artistico del Teatro Regio di Torino.

Per chi non lo sapesse e come ha sottolineato Plotkin, Torino, soprattutto dopo le Olimpiadi dello scorso anno, sta vivendo una grande rinascita, soprattutto dal punto di vista culturale ed è il luogo dove si incontrano passato e presente. «È una bellissima città - ha detto Noseda - e dal 1861 al 1865, Verdi fu deputato del Primo Parlamento del Regno d'Italia (Torino è stata la prima capitale d'Italia, ndr). L'atmosfera che si respira è quella di una città regale, non a caso era un regno, e ci sono tanti luoghi in cui è possibile toccare con mano il passato, come al famoso Caffè Florio, fondato nel 1780 e che ha visto sfilare nelle sue sale i protagonisti del Risorgimento. Lì ancora esiste il tavolo dove Camillo Benso Conte di Cavour era solito sedersi tutti i giorni, alle 16.30, per bere una cioccolata calda». E il nuovo direttore artistico ha grandi piani in serbo per un teatro che si propone di fare concorrenza alla Scala di Milano. «Io non sapevo - continua - che il giovane Arturo Toscanini avesse esordito qui e che Maria Callas avesse diretto i Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi, il mio obiettivo è, quindi, quello di migliorare la qualità, invitare ottimi cantanti, direttori e anche andare in tournée all'estero. E per quanto riguarda gli allestimenti, Verdi è uno dei repertori più difficili da portare in scena perché è estremamente vicino alla nostra realtà. Ci vogliono buone idee e una collaborazione di gruppo». E qui Noseda puntualizza un aspetto che forse una volta tanto potrebbe portare un vero cambiamento nel mondo dell'opera, ossia che "non si devono invitare solo le star perché non significano necessariamente qualità". Era ora che qualcuno lo dicesse!

La conversazione avrà fatto anche fischiare le orecchie a Giacomo Puccini, chiamato in causa perché messo a confronto con Verdi.

«Penso - ha commentato Noseda - che Verdi sia un genio, Puccini un grande compositore. Puccini è molto più sentimentale, a Verdi, invece, non importa sedurti. Alla fine di un'opera di Puccini piangono tutti, questo non succede con Verdi, lui è perentorio, quando deve dirti una cosa la fa senza giri di parole».

Una cosa ci ha particolarmente colpito di Gianandrea Noseda durante il dibattito, è stata la sua potenza drammatica nel dire le cose e non a caso, prendendo spunto ancora da Verdi e la sua La forza del Destino, gli abbiamo chiesto: La forza del destino e la sua forza di espressione, da cosa le deriva?

«Forse dal fatto che prendo le cose molto sul serio e cerco ancora di stupirmi nella vita, senza mai troppo abituarmi, cadere nella routine».

Lei ha parlato dei cantanti, che quelli famosi non sono necessariamente sinonimo di qualità, ma quando si trova davanti qualcuno che vuol fare a tutti i costi "la prima donna" ed imporre il suo modo di interpretare un personaggio, lei come si comporta?

«Io dico che bisogna sempre partire dal testo, non mi interessa che qualcuno faccia il ruolo a modo suo. E poi io chiedo sempre: Perché? E loro mi devono spiegare perché vogliono fare di testa propria, devono darmi una buona motivazione, altrimenti... si fa come dico io».

Ha dei riti propiziatori prima di studiare un'opera o salire sul podio?

«Il mio segreto è uno studio approfondito e cerco di trarre il maggior numero di informazioni possibili anche dal contesto storico. Prima del concerto, invece, un semplice segno della croce».

Lei è tra i pochi artisti italiani di fama internazionale che ancora vivono in Italia, come mai?

«Perché sono italiano e non ho motivi per non essere in Italia. Certo magari non ci vivo per lunghi periodi ma l'importante è avere un'idea di casa».

Insomma, alla fine Verdi o Puccini?

«Tutti e due, ma... alla fine preferisco Verdi, è più diretto. E come ho detto lui non cerca di sedurti, ritengo anche che il voler necessariamente piacere a tutti sia una grossa menzogna».

Gianandrea Noseda è nato a Milano nel 1964. Nel 1997, dopo il debutto con l'Orchestra Verdi di Milano, è stato invitato da Valerij Gergiev come Direttore ospite principale al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dove ha contribuito, tra l'altro, alla fondazione dell'Orchestra Filarmonica Giovanile del Teatro Mariinskij, di cui è stato Direttore principale. Ha diretto orchestre quali la BBC Symphony Orchestra, la City of Birmingham Symphony Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Filarmonica di San Pietroburgo, la Wiener Kammerorchester, l'Orchestra Sinfonica di Tokyo, la Toronto Symphony Orchestra, l'Orchestre National de France, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Nel 1998 ha debuttato alla Opera House di San Francisco e nel 2002 ha debuttato al Metropolitan Opera di New York. Dall'aprile 2001 è Direttore artistico del festival Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore.

 

 

Un ballo in maschera: Metropolitan Opera, lunedì 17 dicembre, 8pm.