Italiani in America

Ci chiamavano Industrial Workers

di Generoso D'Agnese

Chissà se le ultime sciagurate vittime della ThyssenKrupp di Torino conoscevano i loro nomi. E chissà se li conoscevano le centinaia di vittime del lavoro che ogni giorno l'Italia getta sulla bilancia dell'imprenditoria, o se mai li conosceranno i milioni di lavoratori sfruttati in tutto il Mondo in nome di un piccolo salario e di un surrogato di felicità domestica.

Eppure dovrebbero essere scolpiti nel vademecum di ogni lavoratore i nomi dei tanti attivisti che in cento e più anni hanno lottato per il miglioramento delle condizioni professionali all'interno di piccole e grandi fabbriche, all'interno di cancelli che si chiudevano non solo alle spalle degli operai ma anche alle spalle di qualsiasi forma di democrazia nel lavoro. Piccoli grandi eroi del lavoro italiano in America.

Sono passati anni dalla scomparsa di Angela Bambace, Nick Di Gaetano, Luigi Antonini, Edoardo Molisani, Giuseppe D'Andrea, Dominick D'Alessandro e Paul Vacarelli, Emilio Grandinetti, Ernie De Maio, e relativamente pochi anni dalla scomparsa di Anthony Mazzocchi e il Mondo sembra ancora una volta aver dimenticato le tante battaglie combattute da appassionati sindacalisti in favore della sicurezza del lavoro e della promozione sociale. Battaglie che hanno segnato pesantemente la storia industriale americana di fine Ottocento e dei primi 40 anni del Novecento, e i cui riflessi si sono poi propagati anche sulle condizioni operaie della Vecchia Europa. Battaglie che hanno visto spesso lottare insieme migliaia di operai, al di qua e al di là dell'Oceano Atlantico, in un patto ferreo per la dignità del lavoro e della salute sul lavoro.

La storia ufficiale dimentica però facilmente i piccoli grandi protagonisti di tanti drammi in fabbrica e giustifica spesso le vittime nel nome del Progresso e della necessità industriale. Tornando sempre - in un paradossale gioco dell'oca - alla casella di partenza nella salvaguardia dei diritti del lavoro.

Tra le tante storie finite nella polvere, quella degli attivisti sindacali italiani d'America e italo-americani rimarrà comunque una parentesi importante per l'intero movimento internazionale del lavoro, e se Giuseppe D'Andrea (ex prete e fondatore dell' International Hod Carriers' Union e Building Laborers' Union) Dominick D'Alessandro (esponente principe del Hod Carriers' Union della Afl ), Paul Vacarelli (capo della International Longshoreman's Association) Emilio Grandinetti, Ernie De Maio, divennero rappresentanti di importanti sindacati industriali, il merito va sicuramente anche alla grande coscienza sindacale maturata in anni di lotte da parte degli italiani, considerati agli inizi del Novecento alla stregua di semplici braccia da lavoro.

La loro lotta, descritta attraverso i movimenti anarchici e socialisti e la triste epopea di Sacco e Vanzetti, in realtà colpì ben più profondamente un sistema industriale e minerario che basava la propria forza sulla costante prevaricazione di ogni elementare diritto a condizioni di lavoro umane.

Nick Di Gaetano emigrò all'età di 15 anni da Castellammare del Golfo (Sicilia) e nel 1907 si ritrovò a Detroit, nella mecca della nascente industria dell'automobile. Specializzatosi come lucidatore, Di Gaetano prese coscienza dei tanti problemi legati alla vita nell'industria e aderì al piccolo sindacato di settore, aderente all' A.F.L., . Le sue appassionate lotte sindacali lo spinsero nello storico movimento dell'IWW (Industrial Workers), e sopravvivendo anche ai difficili anni della Depressione, della crisi economica e sociale, divenne un punto di riferimento fondamentale del sindacato di massa dell'auto, la United Automobile Workers, portandovi la sua lunga esperienza di militante.

In una nazione che aveva vissuto con rabbia il disastro minerario di Monongah (il cui reale numero di vittime non fu mai accertato definitivamente), i cento e più giorni di sciopero degli operai italiani - in gran parte provenienti dalle province di Benevento e Potenza - dell'industria Scovill di Waterbury ( sconfitti dal padronato e dalle componenti anglofone cittadine, coalizzate contro i "nuovi venuti), capaci di guadagnarsi perfino gli articoli sul compassato "New York Times", le lotte solidali della comunità latina di lavoratori sigarai di Tampa (spagnoli, cubani e siciliani) che con le loro sottoscrizioni contribuirono a tenere in vita l'influente e combattivo giornale anarchico "Il Libertario" di La Spezia, i nomi di Angela Bambace, Rose Pesotta e Dorothy Bellanca rappresentano vere e proprie gemme nell'articolato mondo dell'emancipazione professionale.

Angela Bambace, lavoratrice sarta divenne, lottò per la sicurezza sul luogo del lavoro e si impegnò nel nascente Amalgamated Clothing Workers of America (Acwa) e e poi organizzò l'International Ladies' Garment Workers' Union (Ilgwu). Partecipò attivamente anche alla nascita, nel 1919, di una sezione specificatamente italiana chiamata Locale 89, fu arrestata durante gli scioperi degli operai tessili del 1919 e fondò la prima sezione femminile del sindacato di settore nel 1936, divenendo infine vice presidente del movimento operaio nel 1956.

Rose Pesotta fu invece la prima donna a far parte dell'esecutivo generale dell'ILGWU (nonostante il nome l'esecutivo era retto da uomini). Grandissima comunicatrice e strenua attivista in favore di Sacco e Vanzetti, passò la sua vita nelle lotte sindacali e si batté per i diritti dei lavoratori delle varie etnie. Il suo nome assurse agli onori della cronaca nel 1930 quando organizzò il grande sciopero di Los Angeles e nei mesi di mobilitazione in favore di Sacco e Vanzetti.

Dorothy Bellanca fu infine la prima donna impegnata a tempo pieno nell'attività sindacale. Co-fondatrice dell'ACWA, ne divenne vice presidente per tanti anni e il punto di riferimento legale per tutte le controversie sindacali femminili. Chiamata a far parte della Commissione dello Stato di New York State contro le discriminazioni razziali nel1936, partecipò alla nascita dell' American Labor Party.

Anche Tony Mazzocchi si batté per la nascita dell'American Labor Party e con il suo impegno profuso durante la vita rappresenta forse l'ultimo -in ordine di tempo- dei grandi combattenti per la dignità del lavoro. Deceduto nel 2002, all'età di 76 anni, Anthony Mazzocchi si impose alla stampa nel 1970, in occasione della grande mobilitazione avvenuta per le morti per cancro di quattro lavoratori dell'impianto della B.F. Goodrich di Louisville, nel Kentucky. Responsabile degli affari legali della OCAW (Oil, Chemical and Atomic Workers Union), Mazzocchi si batté nell'audizione richiesta dall'Occupational Safety and Health Administration (OSHA) per il riconoscimento delle responsabilità delle azienda nella scarsa e nulla difesa degli operai contro i danni prodotti dal ciclo lavorativo del cloruro di vinile. Insieme al medico Thomas Mancuso, professore presso il Department of Occupational Health alla University of Pittsburgh, difese strenuamente i diritti dei lavoratori a un lavoro sicuro, divenendo il paladino americano del diritto alla sicurezza professionale.

Figlio di napoletani, Antonio Mazzocchi nacque nel 1926 a Brooklyn e a soli 16 anni, terminate le scuole dell'obbligo si arruolò nell'esercito per combattere in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Sposato due volte e padre di cinque figli, l'italo-americano ha vissuto tra Montclair (NJ) e Washington e ha trascorso la sua vita a combattere nel nome della sicurezza sul lavoro.Vera e propria bandiera dell'OCAW, Mazzocchi ne fu presidente, direttore, direttore sanitario e previdenziale, tesoriere e segretario. Nel 1970 la sua durissima battaglia contro la Goodrich lo portò a giocare un ruolo determinante nell' Occupational Safety and Health Act, considerata a tutt'oggi la migliore legge di tutela della sicurezza del lavoro prodotta negli Stati Uniti negli ultimi 50 anni. Amico di Karen Silkwood, sindacalista dei lavoratori degli impianti nucleari, visse il dramma del misterioso incidente che portò alla morte della stessa e collaborò alla produzione del film "Silkwood" del 1984 avente per protagonista Meryl Streep.

Impiegato, tra le altre aziende, presso la Helena Rubinstein Co. Di Roslyn (NY) divenne presidente del sindacato di settore e si batté per la parità salariale delle lavoratri del settore cosmetico, oltre a strappare una equa assistenza previdenziale per operai di un settore dominato dal lavoro femminile.

Negli ultimi anni Mazzocchi ha profuso tutte le sue energie per migliorare la previdenza sociale dei lavoratori americani, per dotarli di un'assicurazione contro gli infortuni dal lavoro, per migliorare i diritti dei lavoratori e per permettere agli stessi di avere un efficace assistenza legale nelle controversie con i datori di lavoro.