Che si dice in Italia

Un po' di allegria...

di Gabriella Patti

E' vero, come scrive Francesco Merlo su "La Repubblica", che "una laurea in Italia non si nega a nessuno". Ed è altrettanto vero che, per dare un - meritatissimo - riconoscimento alla carriera all'83enne e inossidabile Mike Bongiorno si poteva pensare ad altri premi più adatti a un presentatore televisivo: "Un Oscar, due Leoni, tre Gatti, quattro gondole" azzarda ironicamente il giornalista del quotidiano romano. Ma tant'è. Allo Iulm, l'Università milanese di lingue e comunicazione, hanno deciso così. Incuranti delle recentissime polemiche avviate dal ministro della Pubblica Istruzione Fabio Mussi che ha chiesto di vederci chiaro e di fare pulizia nel "mercato" delle lauree honoris causae, hanno messo in piedi uno show che ha poco da invidiare a quelli veri. Politici e attori a fare da comprimari al grande Mike. Giusto, visto che il protagonista della giornata era un uomo di spettacolo. Ed è proprio lui, il grande Mike, che è riuscito a farsi perdonare dai vecchi moralisti come la sottoscritta. Ci sarebbe da indignarsi per questo ennesimo esempio di svilimento dei titoli di studio. Ma Mike, era emozionatissimo e, allo stesso tempo, allegro e spiritoso. E allora, come dice lui: "Allegria!".

 DOPO DI CHE NESSUNO STUPORE se il 28enne ricercatore Antonio Porro abbandona l'Italia e se ne va in Svizzera. La notizia, che i giornali hanno dato con molto minore risalto della laurea a Mike Bongiorno, serve soltanto a confermare lo stato di declino in cui versa l'Italia e che è stato impietosamente ma con precisione descritto dal "New York Times" qualche giorno fa. Porro, contrattista a termine dell'Università di Bologna, passa da uno stipendio di 1.200 euro mensili a uno da 3.500 più ulteriori finanziamenti per proseguire le sue ricerche. Impossibile criticarlo. Peccato, però, che lui sia protagonista di una scoperta chiave per nuove terapie "intelligenti" contro i tumori. Una scoperta di importanza internazionale. Eppure non è bastato per cambiargli la situazione economica e le prospettive per il futuro della sua carriera. E così un altro cervello italiano se ne va in fuga all'estero.

 IN QUANTO ALL'INCHIESTA del "New York Times" - un vero e proprio processo dalla sentenza sconfortante: l'Italia è "un Paese triste e ormai in declino" - è quasi più fastidioso l'esagerato risalto che la stampa nostrana dà al documentato reportage del quotidiano americano. Il quale, alla fin dei conti, non ha fatto altro che la radiografia di una situazione di crisi che tutti noi conosciamo bene. Solo che, siccome l'ha scritta un giornale straniero importante, allora ecco che la cosa assume un rilievo da prima pagina. Il che, secondo il mio modesto parere, conferma un altro dei mali inguaribili del Belpaese: il provincialismo. Che, forse, è il peggiore di tutti i mali.