Visti da New York
Tre "regalini" Usa per Napolitano
Questa settimana di viaggio del presidente Giorgio Napolitano tra Washington e New York è stata densa di incontri ufficiali e non, seguiti da conferenze stampa. L'impressione che il presidente ha dato è stata quella di una perfetta sintonia nei rapporti bilaterali con l'alleato americano. "Il mio bilancio della visita negli Usa è positivo: senza nessun ‘se' e nessun ‘ma'". Cioè una missione scivolata tutta sul velluto con soltanto una nota stonata: la puntuale "concidenza" che sarebbe arrivata con un articolo del New York Times che descriveva un malessere dell'Italia con gli italiani "i più infelici d'Europa" e che nel lungo reportage indicava le ragioni che ne fanno rischiare il declino. L'articolo a firma del corrispondente Ian Fisher è apparso giovedì, proprio quando Napolitano partecipava ad una colazione-conferenza al prestigioso Council on Foreign Relations, tempio dell'establishment newyorkese che conta negli affari e nella politica internazionale. E sempre lo stesso giorno quando, nel pomeriggio, Napolitano si sarebbe dovuto recare in visita al nuovo Palazzo del NYT disegnato da Renzo Piano. Una "coincidenza" con scelta di tempi perfetta. Ma per qualcuno anche vero e proprio siluro basato su esagerazioni e falsità, secondo almeno l'immediata interpretazione data da chi stava attorno a Napolitano, tra funzionari e giornalisti inviati (che però avevano non poche difficoltà nel capirne la lingua...). Così abbiamo assistito al Presidente, che pure sfoggia una padronanza dell'inglese mai sentita a nessun politico di rango italiano - ma forse perché ne aveva letto solo poche parti e di fretta - che assecondava quell'aria di statista "vittima" di un giornalismo "cieco che vede solo ombre", e che se avesse anche occhi aperti "vedrebbe anche le luci" (sic!).
Non siamo sicuri che queste frasi pronunciate da Napolitano durante la conferenza stampa, siano state anche dette all'interno della redazione del NYT. Alcuni resoconti di agenzia ci dicono di sì, praticamente Napolitano avrebbe "tirato le orecchie" a questo modo "cieco" di far giornalismo. Chi scrive non ci crede, spera che invece siano solo coloriture del giornalismo italiano, di chi è sempre troppo abbagliato di luce se parla un potente, anche se magari sarà stata legittima la voglia del presidente della Repubblica italiana di spronare l'autorevole quotidiano a sottolineare di più la forza dell'Italia. Speriamo, perché se per caso avesse invece pronunciato quella frase sul "giornalismo cieco", Napolitano in questo caso si sarebbe coperto di ridicolo e avrebbe anche avvallato le accuse che l'articolo di Fisher sostiene, un articolo che dava la parola ad italiani di tutte le età e professioni (non solo seguaci di Grillo quindi ma compreso il sindaco di Roma Veltroni che infatti ieri ha giustamente difeso l'articolo del NYT), e cioè che la politica italiana sta sempre più diventando una casta che non riesce a rispondere alle improrogabile necessità di rinnovamento per modernizzare la società italiana.
Il compito del giornalismo non è quello di concentrarsi sulle luci, ma piuttosto sulle ombre. Certo non tralasciando neppure quello che pur funziona, ma mettendo al centro del proprio lavoro i problemi. Non sono, o non dovrebbero essere, i giornalisti, giullari di corte che ridono al comando di ogni battuta pronunciata dal monarca. Napoletano purtroppo non si è accorto che l'articolo dell'autorevole NYT le metteva pure in risalto certe luci dell'Italia, come per esempio la capacità di alcune aziende di battere la concorrenza - e anche cambi sfavorevoli - quando si concentrano sul prodotto di alta qualità. Ma tutto quello che abbiamo letto su quel magnifico articolo di un giornalista americano per nulla cieco, era la capacità professionale di vedere ben più lontano delle veline di Palazzo. Di questo viaggio poi, ci ha veramente sorpreso come la seconda "sorpresina" newyorkese, "coincidenza" arrivata altrettanto puntuale come quella del Times ma, secondo il parere di chi scrive, ben più grave per le possibile ricadute sull'immagine dell'Italia. Parliamo del lungo articolo sempre in prima pagina ma questa volta sul Wall Street Journal, uscito sempre giovedì, invece ignorato dalla discussione tra giornalisti e presidente. Noi questa ben più importante "coincidenza" l'abbiamo già sottolineata sull'America Oggi di venerdì (potete trovare il commento nel sito www.americaoggi.info). Lo abbiamo fatto notare a Napolitano quell'articolo, e siamo rimasti sorpresi, anche se compiaciuti della sua schiettezza, quando il Presidente ha subito ammesso che non ne era informato. Un reportage, intitolato "In Europe, Some Still Cling To Dreams of Revolution" che se interpretato in un certo modo da chi sappiamo legge prima il WSJ che il NYT, può recare molti più danni all'Italia e alla sua speranza di cominciare ad attrarre più investimenti dagli Usa.
Ma ora passiamo alla terza anzi, "prima coincidenza" avvenuta a Washington proprio martedì, il giorno dell'incontro con il presidente Bush, un "regalino" affatto notato o messo nel giusto risalto.
"Lo stato dei rapporti tra Italia e Stati Uniti è eccellente - ha affermato il presidente della Repubblica - sia a livello bilaterale che all'interno delle organizzazioni internazionali, dalla Nato all'Onu".
Ecco proprio questa dichiarazione scopre invece un punto dolente in cui i rapporti tra Italia e Usa non appaiano per nulla eccellenti, almeno se si guarda un po' oltre le dichiarazioni di circostanza alla fine di un meeting di stato.
Un eminente professore di relazioni internazionali, Hermann F. Eilts, ex diplomatico americano al quale era capitato di scontrarsi vivacemente con Kissinger ma che per rara bravura continuò ad essere l'ambasciatore americano in Egitto fino ai tempi della storica pace di Camp David (il più grande successo diplomatico della storia degli Stati Uniti in Medio Oriente), diceva sempre ai suoi studenti, all'inizio di ogni corso: per capire come stanno procedendo i rapporti tra gli Stati concentratevi sulla cornice, sugli incontri solo apparentemente marginali, e non solo sul quadro dipinto dalle dichiarazioni ufficiali dei leader. Cioè, non fidarsi di ciò che dicono i capi di governo o i ministri durante una conferenza stampa, ma osservare tutto ciò che si muove attorno a loro proprio nei giorni precedenti o immediatamente successivi. Ora, nel caso della visita del presidente Napolitano, bastava concentrarsi su quello che accadeva a Capitol Hill proprio negli stessi momenti in cui Bush intratteneva il suo ospite alla Casa Bianca.
Quando Napolitano, con accanto Bush, martedì scorso ha detto che non si può lasciare intero sulle spalle degli Stati Uniti l'onere della sicurezza e "l'Italia è pronta a fare la sua parte", tutti erano più concentrati sul caso iraniano. Ma bastava notare che proprio nelle stesse ore il Segretario alla Difesa Robert Gates testimoniava difronte alla Commissione del Congresso usando parole che non lasciano dubbi. Ecco, basta leggere una parte del resoconto pubblicato dal Washington Post il giorno dopo:
"Defense Secretary Robert M. Gates sharply criticized NATO countries yesterday for not supplying urgently needed trainers, helicopters and infantry for Afghanistan as violence escalates there, vowing not to let the alliance "off the hook.""
"I am not ready to let NATO off the hook in Afghanistan at this point," Gates told the House Armed Services Committee. Ticking off a list of vital requirements - about 3,500 more military trainers, 20 helicopters and three infantry battalions - Gates voiced "frustration" at "our allies not being able to step up to the plate."
The defense secretary's public scolding of NATO, together with equally forceful testimony yesterday by Adm. Michael Mullen, chairman of the Joint Chiefs of Staff, put on display the growing transatlantic rift over the future of the mission in Afghanistan. The Bush administration over the last year has increasingly bristled at what it sees as NATO's overly passive response to the Taliban, but European leaders have repeatedly rebuffed entreaties by Gates and President Bush to do more.
Gates later qualified his criticism by praising British, Canadian and Australian forces, which he said have "more than stepped up" in combat roles. "We should not use a brush that paints too broadly in terms of speaking of our allies and friends," he said.
One of the most pressing needs in Afghanistan is for about 3,500 additional trainers for the Afghan police, a force that Gates said suffers from "corruption and illiteracy." "The European effort on the police training has been, to be diplomatic . . . disappointing," Gates said.
Ecco che le parole di Napolitano all'uscita del suo colloquio con Bush ora ci appaiono molto più chiare. L'Afghanistan, è lì che si nasconde la nota dolente nei rapporti tra gli Usa e alcuni paesi della Nato (tra i quali l'Italia). E qui Gates diventa portavoce "pubblico". Possibile che Napolitano fosse andato quella mattina alla Casa Bianca senza sapere che Gates avrebbe pronunciato in quello stemmo mento quelle parole? Abbiamo chiesto ad un ex funzionario di alto livello del Pentagono, Richard Greco, che conosciamo e che per nostra fortuna era alla colazione del Council of Foreign Relations, se fosse possibile che sia solo una coincidenza, che Gates dicesse quelle frasi così dure senza che la delegazione italiana non fosse avvertita prima dell'incontro con Bush.. "Di solito" , ci ha risposto Greco, "i canali diplomatici si attivano, arriva una comunicazione che avverte prima in modo che le repliche siano altrettranto ben preparate...".
Quindi, forse, la visita di Napolitano non è che fosse andata tutta così liscia, neanche sul fronte bilaterale. Anche perché, quello che preoccupa gli americani non è solo l'Afghanistan ma soprattutto il futuro della Nato. Come lo stesso Gates ha detto davanti alla commissione del Congresso quel giorno:
"I know, as do you, the members of this committee, that if the world's greatest democracies cannot summon the will to accomplish a mission that all agree is morally just and essential for our collective security, then the citizens of these democracies will begin to question the mission's worth - and perhaps even the worth of the Alliance itself. We must not allow this to happen".
Peccato che nell'incontro con Napolitano al Council on Foreign Relations, la sede giusta per discuterne "liberamente", non si sia accennato a queste forti dichiarazioni del capo del Pentagono, ovvero dell'amministrazione Bush.





