Interviste

Parla Rosi Bindi. Dico, "Io il mio dovere l'ho fatto..."

di Gina Di Meo

Una volta chi dissentiva dalla Chiesa veniva definito eretico e veniva condannato al rogo, oggi i roghi non ci sono più, ma esistono delle "scomuniche" che hanno ripercussioni, ad esempio, in campo politico. L'eretica, la Giovanna d'Arco, la sorella coraggio, la pasionaria della Dc, e tutti gli altri appellativi che le sono stati dati, è, com'è noto, Rosy Bindi, attuale ministro per la famiglia, che ha da poco lasciato New York dopo aver partecipato alla Sessione Speciale sull'Infanzia che si è tenuta alle Nazioni Unite. La nostra eroina ha fatto tremare le fondamenta di nostra santa madre chiesa: "Ma come una cattolica fervente che si mette a parlare di unioni civili! E persino per gli omosessuali!". Apriti cielo, e giù appunto con le scomuniche e la pulzella d'Orléans per non finire "arrosto" ha in un certo senso deposto le armi e si è rimessa nelle mani del Parlamento.

Ma non diciamo cosa nuova neanche quando parliamo di SuperBindi, dell'eroina che si è messa contro tutti, sfidando Walter Veltroni alle primarie per il Partito Democratico perché: "serve una vera competizione, questo è il momento delle donne, ci vuole un partito per il bipolarismo e la laicità, perché voglio un'Italia più libera e giusta". Non ha vinto, ma ha dato fastidio anche in questo caso. Poi è stata la volta della legge elettorale, anche qui è la pecora nera della situazione. Il Pd di Veltroni è più orientato verso un sistema proporzionale, lei invece pende per un maggioritario.

Nell'attesa si fa portavoce del Governo Italiano alle Nazioni Unite nel tentativo di perseguire politiche comuni che possano garantire i diritti ed il benessere dei bambini e degli adolescenti, con il motto "Un mondo a misura di bambino è un mondo a misura di ciascuno di noi". Cosa spera di portare a casa dall'incontro a Palazzo di vetro? Come lei stessa ha dichiarato durante la conferenza stampa nella sede della Missione Italiana: «Che le luci dell'assemblea generale siano più brillanti su queste problematiche».

Scambio qualche battuta con il Ministro subito dopo, è un tipo disponibile anche se le sue risposte sembrano oscillare tra l'ironico ed il rassegnato. È il giorno in cui in Italia si parla della "Bozza Bianco", il testo di riforma della legge elettorale e le chiedo:

Ministro, la bozza Bianco sembra dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ma alla fine sarà in grado di garantire governabilità al paese?

«Non sono in Italia in questi giorni e non ho avuto modo di approfondire le proposte di Bianco. Il limite più grande è che non è accettata da molte forze politiche sia di centrodestra che di centrosinistra. Si prefigura più come il frutto di un accordo tra i due principali partiti degli schieramenti e che non soddisfa i loro alleati. Invece è assolutamente necessario registrare un consenso, la possibilità di un incontro perché ricordiamoci che mentre il Parlamento deve fare le leggi, il Governo deve governare».

Non a caso i piccoli partiti hanno già minacciato di bloccare la Finanziaria...

«Non mi piacciono i veti, le minacce, gli ultimatum, non danno grande senso di responsabilità, ma allo stesso tempo non si può pensare di approvare una legge elettorale senza il consenso di tutti».

E cosa mi dice della presenza femminile? Sempre nella bozza Bianco si parla di garantire un terzo alle quote rosa.

«L'unica quota che ha un senso è il 50%».

Sa che proprio oggi sono state lanciate delle bombe alla crema contro la sede del Pd? E cito dal comunicato di rivendicazione: "Siamo qui a ringraziarvi dolcemente per averci regalato un bel pacco sicurezza... Il vostro simbolo elettorale è una schifezza grafica che fa il paio con la vostra schifezza morale". Cosa dice a riguardo?

«Questo non lo sapevo. Se fossero state bombe alla nutella avrei capito, ma alla crema... Scherzi a parte, le bombe non è bene lanciarle mai, neanche alla crema. Poi non è vero che il nostro simbolo fa schifo e soprattutto respingo al mittente il riferimento alla schifezza morale, questo non lo meritiamo».

Quando ha deciso di partecipare alle primarie per il Pd, lei ha spezzato la catena che dava per scontata l'elezione di Veltroni, che cosa significa la sua presenza all'interno del partito?

«Ho fatto una bella battaglia, non ho vinto ma non mi ritengo una perdente. Mi sono candidata perché le donne non possono aspettare. Io non ce l'ho fatta, ma ce la farà chi verrà dopo di me. In Italia il vero problema è la mancanza di un'alternanza tra uomo e donna, più che tra un partito e l'altro».

E tornando al maggioritario, ormai sembra che in Italia lo abbiano abbandonato quasi tutti...

«E cosa vuole che le dica: se ne pentiranno!».

Ministro, e come sono i rapporti tra Stato e Chiesa?

«Penso che in Italia ci sia una vivace collaborazione, sì c'è un vivace dialogo. L'importante è che ci si parli».

E i Dico a che punto sono?

«Vedremo, ora tocca al Parlamento».

Insistiamo sulla domanda sulla regolamentazione delle unione di fatto e lei, sempre con un sorriso tra l'ironico ed il rassegnato: «Io il mio dovere l'ho fatto, ora tocca al Parlamento».