Musica

Personaggi/Giovanni Consiglio. Il tenore dalla voce d'angelo

di Luigi Boccia*

Giovanni Consiglio tra gli addetti al settore e i melomani di lungo corso è un nome che ancor oggi genera sentimenti di sconfinata stima e ammirazione. Unanime il giudizio di chi abbia avuto la fortuna di ascoltare la voce di questo tenore dal vivo o attraverso le rarissime incisioni private di collezionisti: Consiglio possedeva una voce portentosa dagli acuti facili e squillanti, dai centri caldi e pastosi, dal timbro e dal colore inconfondibilmente italiani, una tecnica solidissima e naturale al tempo stesso che gli ha consentito di cantare per più di 50 anni, uno strumento da molti sovente accostato alle voci di  due nomi leggendari del panorama tenorile, Gigli e Lauri-Volpi, di cui la voce di Consiglio riassume le opposte caratteristiche: la morbidezza e l'eleganza del fraseggio del primo e la lucentezza metallica nel registro acuto del secondo.
Nato in un piccolo paese della provincia di Foggia, San Marco La Catola, il 17 febbraio 1923, Consiglio ha la  fortuna di avere nel papà, Francesco, il trombonista della banda municipale e nella madre, Rosina Cicchetti, una donna di straordinaria cultura linguistica e letteraria: "Era figlia del contabile del Marchese di San Marco, all'epoca in cui esisteva ancora il Regno delle Due Sicilie. Il Marchese le voleva bene come ad una figlia, perciò le garantì un'infanzia e un'educazione da marchesina".
Primo di 5 fratelli, l'ancor adolescente Giovanni deve far i conti con la drammatica realtà della Seconda Guerra Mondiale: "Mio padre era un convinto antifascista, al contrario di suo cognato, mio zio, il quale, oltre ad essere il direttore didattico del circolo di San Marco, era un ardente sostenitore della causa mussoliniana. Fu lui a farmi reclutare come giovane avanguardista, così con la Guerra un giorno arrivò anche la lettera di convocazione. Non avevo neanche 17 anni quando, col cuore in gola, dovetti salutare i miei cari e partire per la Libia, dove rimasi più di due anni e mezzo, fino a quando, in seguito alla battaglia di El-Alamein fui catturato dagli Inglesi e portato in un campo di concentramento vicino ad Alessandria d'Egitto. Gli Inglesi ci trattavano come prigionieri, ma con rispetto. C'era un Maggiore che mi aveva scelto come suo assistente, perchè ero giovane e forte. Quando questi fu promosso a tenente colonnello, mi chiese di cantare una canzone. Voleva che cantassi la Serenata di Schubert, che io conoscevo solo in Italiano. Dissi di sì, ma solo se dopo mi avrebbe permesso di cantare ‘O sole mio. Cantai quella celeberrima canzone napoletana davanti a migliaia di ufficiali inglesi mostrando il mio orgoglio di essere Italiano. Si alzarono tutti in piedi, fu un interminabile tripudio di applausi. In poco tempo diventai il padrone del campo di concentramento. Tutti mi salutavano per nome".
Tornato al paese natio, di quella generazione che aveva sacrificato l'intera gioventù alla causa bellica, Consiglio non aveva né arte né parte. Fu ancora una volta lo zio materno, che conosceva ed apprezzava le doti vocali del nipote, a giocare un ruolo fondamentale nell'indirizzarlo verso gli studi musicali.
"Andavo al Conservatorio di Foggia due volte a settimana. Mi ricordo che la mia insegnante di canto mi mandò ad un concorso a Bari. Quando cominciai a cantare l'aria Un di all'azzurro spazio dall'Andrea Chenier di Giordano, i membri della giuria mi interruppero facendomi presente che quello era un concorso di musica leggera e non per cantanti d'opera".
Fortunatamente le cose andarono un po' meglio per Consiglio quando l'anno successivo - siamo nel 1947 - ebbe la possibilità di esibirsi con un'orchestra di piazza nel capolavoro di Pietro Mascagni,  Cavalleria rusticana. "Avevo 24 anni. Un agente mi sentì cantare quella sera e alla fine dello spettacolo mi raggiunse in camerino con un contratto per andare a Buenos Aires. Accettai la proposta con grande entusiasmo e, dopo alcune settimane di oceano, misi finalmente piede nell'Argentina dell'era Peron".
Una volta lì, Consiglio incontra il Maestro Lo Giovine, musicista di origine italo-argentina, che lo introduce negli ambienti più ricchi e sofisticati della capitale. "In una di queste feste, dopo che ebbi cantato, mi presentarono una delle dame più ricche e potenti di Buenos Aires, la Signora Escurras. Fu lei che mi chiese se volevo cantare per Radio Belgrano  tre volte a settimana, in un programma che andava in onda alle 11 del mattino. Non mi sembrava vero. Era un lavoro sicuro, ben pagato e per nulla impegnativo, si trattava di cantare 3 canzoni o arie a settimana, tutte rigorosamente in Italiano. Dopo un anno di ascolti formidabili mi offrirono un contratto con Radio El Mundo, il cui programma veniva trasmesso alle 5 del pomeriggio, in una fascia pre-serale dallo share decisamente superiore a quello del mattino. Rifiutai l'offerta e non me ne sono mai pentito. Infatti, negli stessi giorni, un maestro milanese di nome Achille Lietti mi propose una tournée in America Latina e con essa i ruoli del tenore principale in Lucia, Traviata, Cavalleria e Tosca. Decisi di imbarcarmi in questa nuova avventura. Fu un enorme successo che mi procurò la posizione di tenore principale al Teatro Colon di Buenos Aires".
Eppure fu proprio Achille Lietti che, contro il suo interesse, mise in guardia l'amico cantante: "se resti qua, canterai solo in Argentina per il resto della vita. Tu sei Italiano, torna in Italia e comincia a farti una reputazione anche lì".
Scelta dolorosa, specie per chi ormai era abituato, oltre agli agi di un certo tenore di vita, a quella fama e quella ammirazione che in Italia dovevano essere riguadagnate partendo da zero. Sfida che non spaventò Consiglio, che nel 1955 ritornò in Italia per ulteriori rappresentazioni e vestì al contempo i panni dello studente prendendo per ben tre anni lezioni di canto dal celebre tenore scaligero Francesco Merli.
"Mentre ero in Italia, mi esibii un po' dappertutto. Ricordo con particolare gioia una Cavalleria a Palmi (Reggio Calabria), paese natio di Cilea che mi fruttò critiche assai generose e una recita di Tosca al Carlo Felice di Genova con la mitica Magda Olivero, in sostituzione del tenore Tagliavini, di cui il pubblico non sentì certo la mancanza quella sera! Durante questo ciclo di recite su e giù per la penisola, risultai interessante al maestro Verna, musicista abruzzese molto stimato negli USA e assai influente, specie nell'ambiente newyorkese, dove era noto anche per essere il marito della celebre Mary Curtis-Verna, uno dei gloriosi soprani del MET.Fu proprio lui un giorno a chiedermi: «Ti piacerebbe andare in America?» A chi non piacerebbe, gli risposi. L'America era un sogno per tutti all'epoca! Non volevo, però, rischiare di andarci da clandestino, perciò grazie all'aiuto di Verna, riuscii a farmi scritturare da compagnia chiamata Wagner Opera Company, il cui repertorio, a dispetto del nome, era esclusivamente Italiano.
Il 13 Giugno del 1958, reduce dall'ennesima traversata transoceanica a bordo della nave da crociera Constitution, Consiglio approdò ad Ellis Island, facendo il suo ingresso nell'arena musicale a stelle e a strisce. A soli otto giorni dal suo arrivo, fu scritturato per una colossale Aida al Triboro Stadium. Da lì cominciò ad esibirsi in tutte le più prestigiose piazze liriche del paese: New Orleans, Providence, Dallas, San Francisco, Detroit, Washington, Chicago, riscuotendo sempre e ovunque ampi e unanimi consensi.
"Dal punto di vista professionale ero molto soddisfatto per come stessero andando le cose, ma sentirsi ospite in un paese straniero non è sempre una sensazione piacevole. Ogni 4 mesi dovevo andare all'emigrazione" - il cui palazzo sorgeva, ironia della sorte, esattamente dov'è situato il MET ora - "e mostrare tutti i contratti degli ingaggi futuri".
Presto, tuttavia, Consiglio non solo ottenne il visto per poter continuare a vivere e lavorare negli USA, ma cominciò una carriera internazionale, tornando spessissimo nell'amato Sud America. In quegli anni il tenore foggiano ebbe modo di esibirsi per i pubblici di Venezuela, Colombia e Mexico e Argentina, interpretando tutti i ruoli più famosi del repertorio lirico spinto, a cui aveva da poco aggiunto quello di Alvaro ne La Forza del destino di Verdi e  Canio ne I Pagliacci di Leoncavallo, quest'ultima da lui  interpretata 381 volte: un record da guinnes dei primati!
"Tornato negli Stati Uniti, mi fu offerto di cantare Tosca al Teatro di Staten Island in una serata organizzata in onore di Eileen Farrell, nativa del posto. Fu dopo quella recita che nel camerino mi si parò dinanzi agli occhi una ragazza dalla bellezza e dalla grazia fuori dal comune. Si chiamava Marion Gambardella,  Americana di origini italiane. Due anni dopo, nel 1961, divenne moglie e, grazie al cielo, lo è tuttora. Siamo ormai prossimi alle nozze d'oro!"
Sempre nel 1961, dopo un memorabile recital alla Carnegie Hall, arrivò un importante contratto  dalla Cincinnati Opera, dove per sei stagioni di seguito, dal 1962 al 1967,  Consiglio si esibì come primo tenore. Agli ingaggi di Cincinnati si alternarono spesso partecipazioni straordinarie alle produzioni della New York City Opera, di cui Consiglio non conserva un ottimo ricordo: "Il clima che si respirava in quel teatro non mi è mai piaciuto. Un episodio in particolare mi fece decidere di non ritornarvi mai più. Feci un'audizione per il Maestro Julius Rudel, allora direttore stabile alla NYCO e alla fine il commento del francese fu: «Voi Italiani avete un difetto: cantate troppo al pubblico»! Di quando in quando noi cantanti dovremmo cantare alle quinte o dando le spalle al pubblico? Una pura idiozia! Dovetti, tuttavia, lavorare con lui, avendo già un contratto, ma quella fu l'ultima collaborazione. A me, tra l'altro, non sono mai piaciuti gli uomini che si fanno la permanente!"
Infelice fu, purtroppo anche l'esperienza al MET. "Mi ingaggiarono per fare I Troiani di Berlioz, per poi dirmi solo all'antigenerale che l'opera sarebbe stata rappresentata in Francese e non Italiano. Non c'era umanamente tempo per imparare il ruolo in un'altra lingua, così decisi di recidere il contratto. Col senno di poi, so che quell'episodio rafforzò le posizioni di alcuni colleghi che, per gelosia professionale, hanno sempre cercato di mettermi i bastoni tra le ruote, specie al MET".
Se in alcuni colleghi la voce di Consiglio destava invidia, in altri - e di ben altro spessore - suscitava una grandissima ammirazione. "Feci un concerto alla Avery Fisher Hall di NY e venne a sentirmi Franco Corelli, il quale,  alla fine del concerto, davanti ad un folto pubblico di giornalisti e curiosi, disse che nessuno era in grado di cantare quel repertorio al mio livello. Diventammo molto amici, e tali siamo rimasti fino alla fine".
Nel corso di oltre quarant'anni di carriera, Consiglio ha diviso il palcoscenico con colleghi del calibro di Olivero, Gencer, Albanese, Milanov, Tucci, Amara, Farrell, Hines, Milnes e Scotto e cantato sotto le bacchette illustri di Beecham, Patanè e Coppola. Quest'ultimo dedicò proprio a Consiglio la romanza tenorile Antico Amor, poi confluita nella sua opera Sacco e Vanzetti.
Verso la fine degli anni Settanta, con lo scemare degli impegni teatrali, Consiglio si unì alla facoltà della Philadelphia's Academy of Vocal Arts e aprì un suo studio di canto a Manhattan, nel quale è passata gente dai nomi roboanti: "un giorno un mio amico pianista, Eugene Kohn, mi ha chiamato per chiedermi se potevo dare qualche consiglio ad un tenore famoso che aveva delle difficoltà col ruolo di Alvaro ne La forza del destino. Quel tenore era Placido Domingo. Più che una lezione, il nostro fu uno scambio di idee. Domingo mi è sempre stato riconoscente".
All'attività didattica, dal 1979 al 1983 Consiglio affiancò quella di Direttore artistico della Connecticut State Opera di Stamford, per poi fondare nel 1984 una compagnia operistica nel New Jersey, di cui fu direttore fino al 1992, anno della sua ultima performance in pubblico. Negli ultimi anni Consiglio si è dedicato esclusivamente all'insegnamento privato del canto, tramandando con grande passione il suo enorme bagaglio tecnico ed artistico alle nuove generazioni.
In cantiere la pubblicazione di una considerevole mole di materiale audio e video, pazientemente raccolto nel corso degli anni dall'imprenditore Enzo Pizzimenti, allievo di Consiglio, e Arthur McManus, musicista, intenzionati a rendere accessibile a tutti gli appassionati d'opera del mondo i momenti di una carriera, di una voce, di una personalità artistica di impareggiabile valore.   
* Progetto Eusic