PUNTO DI VISTA/ Il conto della Francia

di Tony De Santoli

Sulla "Stampa" di giovedì scorso Barbara Spinelli ha dedicato un articolo alla Francia. Ma questo è un articolo scritto da una giornalista che dimostra di conoscerla davvero la Francia e di conoscere soprattutto la Storia del "Faro dell'Umanità". E' un "pezzo" in cui l'autrice si chiede chi sia, in realtà, il neo-presidente Sarkozy e come possa finire la questione delle riforme istituzionali e sociali caldeggiate in ambienti della sinistra transalpina e anche in qualche cenacolo della destra. Barbara Spinelli, tuttavia, dice subito che la "douce France" (la "dolce Francia") non c'è più, è morta, se n'è andata per sempre una ventina di anni fa. A noi, invece, non sembra che sia defunta. Ha ricevuto colpi durissimi negli ultimi tempi, ha riportato non poche fratture, s'è spesso ritrovata col fiato corto. Ma non è morta. Anzi, riesce a reggersi in piedi abbastanza bene; il suo fascino appare tuttora intatto, il suo "charme" brilla ancora, anche se le rughe si fanno piuttosto vistose. Un esempio terra terra: in Rue Mouffetard, spettacolosa strada che s'arrampica con slancio su un colle nel cuore del Quartiere Latino, c'è un cinema, anzi, un cinemino ("pidocchietto" si diceva una volta a Roma), quindi piccolo, angusto, raccolto: una delizia. Provate invece, se vi riesce, a trovare oggigiorno, a Roma o a Milano, un cinemino che sembri una bombonierina... Non incontrerete che orribili "multisale". Pacchiane, anonime, tutte uguali. E pretenziose.
Barbara Spinelli sottolinea che ai francesi, in fondo, le riforme non piacciono. E' vero. Ma un tempo i francesi seppero attuare una "riforma", una grande "riforma", che a noi tuttora sembra che basti e avanzi: quella del 1789... La Rivoluzione Francese! La Rivoluzione che per anni tolse il sonno agli inglesi, agli austriaci, ai prussiani. E al Papa..
Forse sono le riforme "a tavolino" a suscitare diffidenza in tanti, tantissimi, francesi, attaccati, come essi sono, ai propri usi, alle proprie consuetudini, all'aspetto delle loro
campagne, allo spirito e alla fisionomia delle loro città. In Francia, come in Inghilterra, si fanno "riforme" spontanee, sul piano del costume, sul piano di alcuni orientamenti che un poco cambiano, un poco si modificano, e sulla base di esigenze che si sa di non poter eludere. E' la riforma per il gusto della riforma (della riforma "troppo politica") che incontra, all'istante, la recalcitranza e l'ostilità dei francesi, ricchi e meno ricchi, istruiti e meno istruiti, cattolici e protestanti, bretoni e provenzali, parigini e marsigliesi. E' però vero - come argomenta Barbara Spinelli -  che in Francia, anche in Francia, aumenta, eccome se aumenta, il numero dei "nuovi poveri", dei precari, degli spiazzati. Questa è una moltitudine che, prima o poi, presenterà - dovrà presentare - il conto e chiedere anche gli interessi. Una moltitudine che avrebbe ogni ragione di prendersela con l'Unione Europea e col mostro da essa partorito per pagare le spese della riunificazione della Germania e per far lucrare ancor più alcune dozzine di speculatori: l'euro.
E Sarkozy? Ora che dalla protesta gli tocca passare alla proposta, non sa che fare... Non sa che fare il sommo efficientista...