Il rimpatriato

Cuore in pena

di Franco Pantarelli

Per un cuore come il mio, diviso fra Stati Uniti e Italia, quella di venerdì è stata una giornata alquanto particolare. Apro i giornali italiani e trovo il grande titolo "Prodi in salvo", come se dopo un naufragio fosse stato raccolto dai soccorritori un attimo prima che il freddo dell'acqua avesse la meglio. Guardo il New York Times on line e trovo che una delle pochissime cose che l'amministrazione Bush è stata capace di fare con un consenso bipartisan - vale a dire la creazione della Millennium Challenge Corporation, cioè l'agenzia intesa a razionalizzare e rendere più efficaci gli aiuti ai Paesi poveri e disperati - semplicemente non sta facendo proprio nulla: dei 4.8 miliardi di dollari di cui è dotata è stata capace di spendere solo 155 milioni. Come dire quattro centesimi utilizati per ogni dollaro a disposizione. Guardo un altro po' il Times e trovo che la Cia, l'agenzia di intelligence il cui lavoro dovrebbe contribuire a far sentire più sicuri i cittadini, ha distrutto dei documenti che non poteva più evitare di sottoporre a una commissione d'inchiesta del Congresso, un reato di estrema gravità.
E adesso - mi è venuto spontaneo chiedermi, da che parte lo oriento il cuore, visto che ambedue le orecchiette e i ventricoli sono occupati e in pena? Con chi mi consolo se tutti e due i "miei" Paesi sembrano fare a gara a chi è più deludente, pasticcione, inefficiente e anche un po' mascalzone? Il governo di Romano Prodi - votato da coloro che si erano sentiti indignati e umiliati dal suo predecessore Silvio Belusconi che si faceva fare le leggi "personali", che andava agli incontri internazionali e poi nelle foto di gruppo faceva le corna, che andava in Bulgaria e con due parole licenziava giornalisti come Enzio Biagi, che andava a Wall Street e esortava gli uomini della finanza americana a investire in Italia perché le segretarie sono carine - è "in salvo" da ormai un anno e mezzo. Ogni volta (cioè a ogni votazione del Senato) sembra sul punto di cadere e poi rimane in sella per miracolo, circondato com'è da alleati che concepiscono la partecipazione al governo come niente altro che un modo per esere "visibili", col risultato che ormai il suo obiettivo non è più quello nobilissimo di cambiare le tante cose che ancora impediscono all'Italia di diventare un Paese moderno ma quello molto meno nobile di galleggiare, cosa che come sa la gente di mare riesce meglio se si rimane perfettamente immobili. Ma questo è governare?
Quanto a George Bush, lui non ha problemi di galleggiamento perché a garantirglielo sono le istituzioni, molto più solide di quelle italiane. Ma è chiaro che ormai quasi tutti aspettano soltanto che finisca la sua permanenza alla Casa Bianca, contrassegnata soprattutto - direi - da un'incredibile leggerezza: ha attaccato l'Iraq con l'idea che le truppe americane sarebbero state accolte con lanci di fiori e gli unici fiori visti sono quelli portati dai parenti sulle tombe di tutti quei ragazzi in divisa morti; ha trascurato come se la cosa non lo riguardasse una tragedia come quella di New Orleans; in merito all'Iran ha parlato di "terza guerra mondiale" (un'espressione che solo a sentirla le schiene normali sono scosse da un brivido) e ora sappiamo che mentre lui parlava era già al corrente del rapporto dell'intelligence secondo cui il proramma nucleare iraniano è fermo da almeno quattro anni. Per non parlare di tante altre cose come le notizia di venerdì di cui si diceva.
C'è comunque una differenza, fra le due situazioni, ed è che a Washington, quando il momento arriverà, Bush sarà sostituito da qualcuno che comunque - anche se il "parco candidati" non è poprio esaltante - sarà meglio di lui. Quando l'ora scoccherà per Prodi, invece, sarà il ritorno di Berlusconi, con al seguito le corna, le segretarie carine e gli editti bulgari, o comunque cose simili.