Visti da New York

Prodi, facci o' miracolo

di Stefano Vaccara

"Non ci vuole molto acume per prevedere quanto accadrà. Al Parolaio Rosso e a Rifondazione non gl'importa nulla della governabilità. Se è il partito a rischiare, che vada pure in malora il centro-sinistra. Metto nero su bianco un pronostico: il Parolaio e i suoi compagni faranno cadere Prodi. È questa la catastrofe in arrivo".

Così scriveva Giampaolo Pansa nel suo "Bestiario" pubblicato sull'Espresso lo scorso 18 giugno. Il "Parolaio Rosso" è il presidente della Camera Fausto Bertinotti, che prima di diventare la cosidetta "terza carica" dello Stato, faceva il leader di Rifondazione comunista. Faceva?

Una ipocrisia tutta italiana dice che chi occupa una carica istituzionale come quella di Presidente della Repubblica, del Senato e della Camera, si "spoglia" della casacca di partito e da quel momento tiene solo a proteggere gli interessi della Repubblica. Ovviamente mai stato così. Certo, se un "senza partito" (vedi l'ex presidente Ciampi) arrivasse alla presidenza perché la partitocrazia italiana in quel momento non è riuscita a mettersi d'accordo sulla spartizione del bottino, può succedere che effettivamente la carica risulti alla fine "al di sopra delle parti". Ma questa è l'eccezione, non la regola della Repubblica.

Così quando il presidente comunista della Camera dei deputati ha tuonato dalle colonne del quotidiano Repubblica che il governo Prodi "era un progetto fallito, noi siamo già oltre l'Unione" , il soprassalto di chi sorpreso gridava al "ma come si permette ad intervenire in quel modo la terza carica istituzionale..." era solo la rabbia di chi non si aspettava con quei tempi la ridiscesa in campo di Fausto il terribile.

E invece doveva aspettarselo. Ma non solo perché lo annunciava già Pansa a giugno (su Bertinotti il "Bestiario" è un attentissimo rivelatore sismico da quando fece cadere il governo Prodi nel '98), ma perché era appena suonata la carica proporzionalista del Berlustronismo, e tutti i fautori della restaurazione nella politica italiana stanno rispondendo all'appello per distruggere chiunque metta il bastone tra le ruote della riforma spinta dal CaW (Cavaliere Berlusconi + Walter Veltroni).

Sapete chi è rimasto ad opporsi finora al ritorno del fondamentalismo partitocratico italiano per cercare di salvare quel poco che resta del bipolarismo maggioritario? Sì certo i referendari e i soliti radicali, ma questi sono scontati. Ma tra i big a rimanere a dire no era rimasto solo Prodi, che per bocca del suo fedelissimo ministro della Difesa Parisi continuava a ripetere "attenti a quei due".

Chi segue "Visti da NY" sa quanto qui non siamo affatto teneri nei confronti del professore, anzi più volte abbiamo scritto che era l'ora di andar via, ma non per dar spazio ad elezioni condotte con quella "porcata" di legge elettorale confezionata da Berlusconi. Lo stremato governo Prodi avrebbe dovuto dimettersi per togliere, con un governo "tecnico", ogni alibi al Parlamento e costringerlo a sfornare una legge elettorale decente per andare poi a votare. Ma questo lo scrivevamo prima dell'avvento del CaW.

Adesso che Prodi è uno dei pochi ostacoli rimasti alla restaurazione dei talebani del proporzionalismo, speriamo anche noi che il professore sfoderi tutta la forza d'acciaio che nasconde dietro il mite sorriso. Perché quando Bertinotti, Berlusconi, Mastella, Bossi e ormai costatiamo anche Veltroni (leader del futuro per il nuovo Pd?) in pochi giorni si ritrovano d'accordo su quello che c'é da fare per poter vincere tutti, allora l'ultima speranza rimasta è che il professore resista. Ma come potrebbe se ormai anche il "Parolaio rosso" è pronto a buttarlo giù?

Prodi ha detto che "i miracoli non li sa fare". Non è vero, è un miracolo che il suo governo sia ancora lì. E continui quindi e quando proprio non li sa fare, allora dica sempre quelle verità che in questi ultimi giorni di accerchiamento sta svelando agli italiani ("Non ha senso dello Stato" ha fatto dire su Bertinotti al suo sottosegretario Micheli). Certo, alla fine se vogliono lo faranno cadere, però chissà che Prodi non riesca intanto a resuscitare o almeno a far vergognare un po' quelli che fino a neanche un mese fa si dicevano fautori del bipolarismo e maggioritari convinti. Dopotutto il CaW è costruito più sull'immagine, sarebbe un miracolo, o' miracolo di Prodi, se si riuscisse in qualche modo a rovinargliela.