Visti da New York

Il Caw nel Vaso di coccio

di Stefano Vaccara

Forse c'è qualcosa d'antico eppur d'attualità che potrebbe interpretare l'improvvisa accelerazione nei sommovimenti della politica italiana. Finora c'era sembrato che questa frenesia di cambiare non per riformare ma per restaurare il passato fosse condizionata solo dal disfacimento di un sistema politico inefficente e capace ormai solo di evidenziare i panni zozzi di una casta scialaquatrice. Insomma, l'ultimo sussulto tra senso del pudore intriso con l'estremo tentativo di salvarsi che costringe tutti, anche quelli che fanno finta di opporsi, a rifugiarsi dietro l'intesa "Berlustroni", sperando che il patto del CaW riporti, anche se solo per un po', ai bei tempi del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani). Guadagnare tempo prima di essere spazzati via.
Si pensava fosse così, ma la voglia di trovare spiegazioni più alte e non così meschine al patto proporzionalista Berlusconi-Veltroni non riusciamo a togliercela. Non trovando nelle loro dichiarazioni queste alternative "alte", siamo finiti a guardare fuori dai confini della Penisola e ci siamo ritrovati davanti al muro della storia. Ma perché in Italia invece di affermare con vigore e definitivamente un sistema maggioritario si torna al propozionale che solo in superficie può dare l'impressione della frammentazione e istabilità, ma che in realtà tutti sanno riporterà il paese chiave del Mediterraneo a quella formidabile intesa consociativa tra forze di governo e di opposizione, dove tutti sono responsabili quindi inamovibili? E' così che la "Portaerei del Mediterraneo" tornerebbe più affidabile? Chi ha paura del bipolarismo italiano?
Dopo quasi vent'anni di illusioni sul "nuovo ordine mondiale", la storia non smette di galoppare e dalla iperpotenza americana lasciata isolata a farsi carico del mondo, non stiamo arrivando all'agognato "multilatelarismo che ruota attorno a grandi organizzazioni internazionali" (ma D'Alema ci credeva veramente?), ma alla restaurazione del mondo bipolare. Da una parte il blocco occidentale guidato dagli Usa e con alleati anche altri paesi in cui si sviluppano sistemi più o meno liberal-democratici, dall'altra due super potenze sempre più affiatate, Cina e Russia, con sistemi autoritari che attraggono nella loro sfera di influenza paesi che si tengono lontani dallo stato di diritto. Unica vera grande differenza con il periodo della Guerra Fredda, che questo mondo "strategicamente" bipolare, è ormai economicamente così interdipendente da rendere vana ogni velleità di pianificazione economica "ideologicamente alternativa".
Ma se il business, soprattuto quello energetico, ci ha reso finora tutti "amici dei nemici", è sulla strategia del contenimento delle zone calde, come nella polveriera Medio Oriente, che i blocchi evidenziano forti disaccordi e dove il confronto potrebbe avere pericolosi risvolti. Quindi l'accelerazione nel serrare i ranghi con un improvviso riallineamento per non lasciare dubbi da che parte, questa volta, si faranno cadere i pesi della propria influenza: il più evidente segnale è stato per esempio quello della Francia di Sarkozy.
E l'Italia? In certi ministeri chiave (difesa, esteri) si potrà forse continuare ad avere forti disturbatori di questo riassestamento dei blocchi (se oggi possono essere i comunisti, ieri potevano essere i leghisti...)? Quindi un ritorno al passato, all'"esclusivissima esclusione" delle ali estreme dal governo ma non dal Parlamento - contente così di far rumore senza camicia di forza governativa- dando la garanzia di continuità delle alleanze internazionali al CaW, come avveniva vent'anni fa con il Caf.
Fantapolitica? Chi resta vaso di coccio in bilico sulle faglie più pericolose degli equilibri strategici mondiali potrebbe aver fatto certi calcoli? Ma forse stiamo solo dando troppo credito alla semplice fretta del "Berlustronismo" di salvare il salvabile.