A modo mio

Ernesto Nathan

di Luigi Troiani

Nel novembre di cent'anni fa, andò a fare il sindaco in Campidoglio Ernesto Nathan che, per le ragioni che qui di seguito si richiamano, è personaggio di forte interesse per la storia della capitale e non solo. L'attuale sindaco di Roma, Walter Veltroni, evidentemente troppo impegnato a costruire la sua opzione di governo (ma l'uomo quando trova il tempo per occuparsi di amministrazione, pulizia delle strade, traffico, insicurezza dei cittadini, e così via lamentando?) non risulta abbia chiamato la cittadinanza al ricordo di una vicenda che merita ben altra dose di attenzione.
Nathan è sindaco sino al 1913. L'Italia è agli albori della sua storia nazionale, piccolo paese in cerca di una identità e di uno status riconosciuto nel concerto di un'Europa dove l'oppressione delle identità nazionali attraverso grandi gendarmi imperiali come Russia e Austro-Ungheria costituisce un fardello difficile da rimuovere. Tanto più che si cementa con i crismi di legittimità divina certificati dalle chiese di riferimento. A Roma capitale è un fervere di opere specie nell'immobiliare. Quando è stata conquistata dall'esercito del Regno, Roma papalina contava 226 mila abitanti: in trent'anni sono raddoppiati. Mancano molti servizi, e la speculazione crea affaristi e pescecani, che ruotano in particolare intorno alla torta dei terreni edificabili (il 55% delle aree interessate appartiene ad otto proprietari!).
In un'atmosfera che potremmo definire ancora "ottocentesca" (qualche storico ha scritto che il nuovo secolo inizia davvero solo con l'assassinio di Sarajevo), nella Roma liberata dal "papa-re" ma ancora vittima della ferita morale che viene dal dissidio tra Chiesa e Stato, è eletto sindaco Nathan che, tra le altre cose (ad esempio è nato inglese e prende la nostra cittadinanza solo nel 1888) risulta ebreo e massone. E' appoggiato da un blocco composto da democratico-costituzionali, radicali, repubblicani e socialisti, una sorta di centro-sinistra d'altri tempi, intinto nel laicismo militante, e radicato nella vicenda mazziniana e garibaldina del Risorgimento. Ingredienti che fanno gridare allo scandalo i benpensanti, molti dei quali devono però presto ricredersi, grazie alle opere che il governo di Roma mette in cantiere e realizza, ispirandosi a un forte senso di etica pubblica e di spirito di servizio alla comunità. E' radicato in Ernesto l'insegnamento di Mazzini, intimo a Londra della sua famiglia, tanto che sarà assistito sul letto di morte da mamma Sarina.
Nathan imbriglia il peggio della speculazione e dell'affarismo, vara un ampio e articolato piano di istruzione per l'infanzia che porta ad aprire circa 150 asili comunali con annessa mensa (oggi a Roma ci sono 288 scuole materne comunali, con una popolazione che sta intorno ai 3 milioni e mezzo), e di formazione professionale per gli adulti. Roma gli deve il primo piano regolatore, 1909, per l'urbanizzazione fuori dalle mura aureliane; il Palazzo di Giustizia, la passeggiata archeologica, lo stadio che sarà poi chiamato Flaminio. Con queste premesse non stupisce l'aneddotica che lo riguarda. Scrupoloso amministratore, si dice abbia depennato dal bilancio comunale il costo del cibo per i gatti sulla base di un sillogismo inconfutabile: "Se devono prendere i topi, meglio che non mangino. Se non ci sono topi, perché caricarci il costo dei gatti?". Da lì il detto romano: "Nun c'è trippa pe' li gatti".
Una sua citazione, purtroppo attuale: "In mezzo a un disfacimento sociale che ricorda e riproduce, nel suo carattere morale, il corso storico del dissolvimento del mondo pagano, ... l'intrigo e l'avidità individuale inquinano ogni sano sentimento, corrompono ogni criterio del giusto e dell'onesto...".