Il rimpatriato

Il Terminator dei poveri

di Franco Pantarelli

Diavolo di un Bitonci. In un momento in cui il centro-destra sembra sbriciolarsi fra un Gianfranco Fini che minaccia di colpire Berlusconi perfino negli affetti più profondi (le sue televisioni) e un Pier Ferdinando Casini che prende in giro i "proclami del predellino" del suddetto Berlusconi, ecco che lui, il Bitonci, si copre di gloria raccogliendo attorno a sé, tutti uniti e solidali, una quarantina di esponenti di quella Casa delle Libertà di cui Berlusconi ha decretato la morte e i cui leader da alcuni giorni si comportano come i coniugi che al momento di separarsi si rinfacciano tutti i bocconi amari ingoiati fin dal primo giorno, sbalordendo i vicini che fino a quel momento avevano creduto alla rappresentazione di coppia felice che loro avevano sempre dato. Ci vuole talento, per ottenere un risultato simile, e chissà che proprio Berlusconi non pensi a ingaggiarlo, il Bitonci, se mai dovesse annoiarsi del rinnovamento politico fatto a sun di calze ben portate dalle gambe della Vittoria Brambilla.
Ma intanto sveliamo questo piccolo mistero: chi è Bitonci, che di nome fa Massimo? E' il sindaco di un Comune del Veneto chiamato Cittadella che ha deciso di "farsi carico", come si dice in politichese, del problema dei poveri, cioè quelli che non sono in grado di pagare gli affitti sempre più alti e quindi non possono fornire ai loro bambini un tetto, una tavola con sopra del cibo possibilmente tutti i giorni, un paio di scarpe, qualche vestito e magari, almeno ogni tanto, qualche giocattolino.
Bravo Bitonci, direte voi. Finalmente un sindaco che decide di guardare nel funzionamento dell'assistenza, delle politiche sociali, per vedere come aiutare meglio le persone bisognose. Errore: la pensata di Bitonci Massimo è stata quella di decretare l'espulsione o il divieto di ingresso nella "sua" cittadella a coloro che non abbiano un reddito adeguato. Insomma: fuori i poveri dalle mie mura. Uno stupido? Più che altro un leghista, cioè la schiatta di politici cafoni che praticamente ogni giorno trova il modo di insultare qualcuno o qualcosa ottenendo l'applauso della parte più analfabeta della popolazione. Un leghista in gamba, però, vista l'abilità nel sintetizzare il salto ventennale fra Lyndon Johnson e Ronald Reagan e vista la capacità di ottenere la solidarietà della quarantina di altri sindaci veneti appartenenti anche ad altri partiti, non solo alla Lega, di cui si diceva. Loro sono corsi lì per esprimergli solidarietà, per associarsi alla sua iniziativa e anche per darle un po' di spessore politico-culturale.
Per esempio Luca Claudio, di Alleanza Nazionale, sindaco di Montegrotto, un paesone nelle vicinanze, ha spiegato che "siccome lo Stato non ha le palle (a eliminare i poveri), dobbiamo pensarci noi".
Ma che c'entrano, direte voi, Lyndon Johnson e Ronald Reagan? C'entrano perché uno dei momenti che ricordo con più tristezza, del mio lungo soggiorno americano, è quando Reagan si incaricò (per fortuna senza riuscirci del tutto, nonostante gli anni passati) dello smantellamento dei programmi di quella che Johnson aveva chiamato la "grande società". La battuta amara che ricorreva, fra le persone impegnate nella gestione di quei programmi, era: "Siamo passati dalla guerra contro la povertà alla guerra contro i poveri". E questo sembra proprio l'obiettivo di gente come il Bitonci (che probabilmente non sa neanche chi fossero Johnson e Reagan).
 Essere poveri, agli occhi suoi e di quelli che sono andati a fargli corona, è una colpa da punire e la condizione di indigenza è una specie di malattia incurabile. L'ideale sarebbe la "soluzione cavallo" (in quanti film western abbiamo visto il cow boy che - seppure con la morte nel cuore - abbatte con la pistola il suo cavallo con una zampa rotta per non farlo più soffrire?) o la soluzione del "cane idrofobo" che suscita ancora meno rimpianti. Ma siccome quella di ammazzare una persona - povera o ricca che sia - è ancora un reato, accontentiamoci di tenere alla larga quelli con le tasche vuote.
Non sono pentito di essere rimpatriato. Ho rivisto tante persone che amo e che mi mancavano. Ma a volte è un vero tormento constatare quanto in basso sia caduto questo Paese.