Temi e dibattiti

Ratzinger e i limiti della scienza

di Maria Rita Latto

A quasi due anni dall'Enciclica sull'Amore, la "Deus Caritas Est", il 30 novembre è arrivata la nuova Enciclica di Papa Benedetto XVI. Mentre tutti i vaticanisti si aspettavano un argomento di carattere sociale, il Pontefice ha sorpreso tutti scegliendo la seconda delle virtù teologali, la speranza. Il titolo è "Spe Salvi" (Salvi nella Speranza) ed è una meditazione sul tema della speranza cristiana che prende spunto dalla Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo 8, versetto 24: "Poiché nella speranza noi siamo stati salvati". Il Papa ha lavorato all'Enciclica durante l'ultimo soggiorno estivo a Lorenzago di Cadore ed anche a Castel Gandolfo. Come avviene tradizionalmente, il testo sarà pubblicato in latino, italiano e, almeno inizialmente, in inglese, francese, spagnolo, tedesco.

La scelta della data di uscita è significativa. Il 30 novembre, infatti, è l'ultimo giorno utile prima dell'inizio dell'Avvento, che inizia ufficialmente sabato 1° dicembre, con la recita dei primi Vesperi. Nella tradizione cristiana, l'Avvento è il tempo della speranza e dell'attesa, quindi quale data migliore di questa?  Inoltre, il 30 novembre è la festa liturgica di Sant'Andrea, fratello maggiore di Pietro, che divenne, secondo la tradizione, il primo vescovo di Bisanzio, chiamata poi Costantinopoli, ed è patrono della Russia, dell'Ucraina e della Romania. Con questa data si è cercato, quindi, di rendere un omaggio esplicito all'antico cristianesimo orientale e all'attuale mondo ortodosso, una chiara affermazione di quanto il cammino ecumenico sia nel cuore del pontificato di Benedetto XVI.
Ma le coincidenze non finiscono qui: infatti, l'Enciclica esce in una settimana particolarmente delicata: a Roma, in Campidoglio, proprio in quei giorni sono iniziate le riunioni di una commissione consiliare che ha il compito di valutare se sia il caso o meno di istituire un registro delle unioni civili. Infatti, sono state raccolte e presentate firme lo scorso 5 luglio, e la discussione e la votazione devono svolgersi entro sei mesi dalla presentazione. È inutile dire che si tratta di un voto che preoccupa non poco il Vaticano ma soprattutto il Vicariato di Roma e la Conferenza episcopale italiana, timorosi che proprio a Roma possano essere riconsiderate quelle unioni civili che la Chiesa ha finora osteggiato, riuscendo a non farle riconoscere dal Parlamento italiano. Tuttavia, la preoccupazione per il voto in Campidoglio non ha oscurato la gioia per l'uscita della seconda Enciclica del Papa, un testo di 77 pagine nella versione italiana, che è concepita come una "risposta alle attese più profonde dei nostri contemporanei".
Un'Enciclica che contiene molte tematiche care a Benedetto XVI, il quale spazia dal rapporto tra speranza, salvezza e fede al dialogo fra fede e ragione, alla speranza come redenzione dell'uomo contro le ideologie e le rivoluzioni del '900: quella marxista, quelle storiche e quelle scientifiche. Ed ancora: il rapporto tra progresso, scienza, libertà e ragione; l'esempio dei martiri passati e presenti che versano il loro sangue per dare testimonianza della speranza cristiana. Papa Ratzinger afferma chiaramente che la Scienza ed il  Progresso senza Dio non riescono a realizzare una società perfetta, anzi possono produrre orrori come quelli generati dalla Rivoluzione russa: "Un mondo che si fa giustizia da solo è un mondo senza speranza". Il giudizio di Benedetto XVI su Marx è estremamente critico: "L'errore fondamentale di Marx è stato di dimenticare l'uomo e la sua libertà. Credeva -conclude il Papa- che una volta messa a posto l'economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo".

La critica coinvolge anche l'ateismo dell'era moderna che ha provocato "le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia", ed il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sè "una distruzione desolante". Tuttavia, nonostante le critiche, Benedetto XVI esprime nei confronti di Marx anche  apprezzamento per la sua vigoria di pensiero e acutezza di analisi.
Il Papa chiede ai cristiani di basare la loro esistenza sulla fede, di tenere presente che l'incontro con Cristo dà la vera speranza, stimola gli uomini a cambiare le cose sulla terra ed assicura la vita eterna. L'uomo deve avere un "un continuo impegno per il miglioramento del mondo". Inoltre, Benedetto XVI ritiene che bisogna avere fiducia nella scienza ma anche essere consapevoli dei suoi limiti, perché "non è la scienza che redime l'uomo, l'uomo viene redento mediante l'amore". "La scienza - spiega papa Ratzinger- può contribuire molto all'umanizzazione del mondo e dell'umanità. Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo interiore, allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l'uomo e per il mondo".
L'Enciclica contiene anche una suggestiva reinterpretazione del Giudizio Finale, che non sarà quello dell'iconografia "minacciosa e lugubre" dei secoli scorsi, ma nemmeno un colpo di spugna "che cancella tutto"; esso chiamerà in causa le responsabilità di ciascun uomo. L'incontro con Cristo nel momento supremo "brucia" la sporcizia di un'anima e "la durata di questo bruciare non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo".
Se il Giudizio di Dio , afferma Benedetto XVI , "fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura". Invece è anche grazia e questo "consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro avvocato". Papa Ratzinger invita quindi a "uscire dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l'eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità".

Sono numerose le citazioni di Benedetto XVI: oltre al Nuovo Testamento (San Paolo ai Romani, Lettere agli Ebrei, Prima Lettera di San Pietro, Prima Lettera ai Corinzi), vengono menzionati: Santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana, nata in Sudan, che il Pontefice definisce "piccola schiava africana", San Tommaso D'Aquino, San Francesco d'Assisi, Sant'Ambrogio, Bernardo di Chiaravalle. Ed ancora, il Papa cita Lutero, Kant, Marx, Adorno, Henry de Lubac, Francis Bacon.
La "Spe Salvi" si conclude con un'invocazione a Maria, "stella della speranza": "Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino".
Insomma, un testo uscito da pochi giorni che appare estremamente complesso, da leggere in tutte le sue sfaccettature. Un testo che ha già suscitato reazioni, specie sui punti riguardanti la Scienza ed il fallimento delle ideologie, temi già al centro di controversie tra la Chiesa ed il mondo laico.
Una per tutte, quella di Raffaele Carcano, segretario dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, il quale chiede al Papa che attacca l'ateismo dicendo che avrebbe provocato le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia se "forse si è dimenticato di aprire un manuale di storia: vogliamo parlare del nazismo, con cui il Vaticano stipulò un concordato poche settimane dopo la sua ascesa al potere? Delle Crociate? Della Santa Inquisizione? Per non parlare dell'idea che la scienza sia diventata irrilevante per il progresso dell'umanità, a causa del suo distacco dalla religione. E di quella per cui, a fondamento dell'idea di libertà, debba per forza starci la fede".