Cucina

Italian Culinary Academy di New York. Sicilia. Pecorino in cerca di identità

di Gina Di Meo

Il pecorino siciliano alla ricerca d'identità. Non chiamatelo appunto solo pecorino ma specificate siciliano. E la ragione c'è. Dal 1996 questo formaggio delizioso ha ricevuto la Denominazione di Origine Protetta (Dop), che ne sancisce la qualità e la peculiarità del gusto, e il Consorzio volontario per la tutela e la valorizzazione del pecorino siciliano dop ha deciso di iniziare dall'estero, in particolare dagli Stati Uniti, per rilanciare e difendere l'identità di questo prodotto. Il luogo scelto come punto di partenza per raggiungere l'obiettivo, non a caso è l'Italian Culinary Academy di New York, dove una delegazione siciliana con al seguito Roberto Malta, presidente del Consorzio, lo chef Gigi Mangia, Roberto Rubino, direttore del Centro di ricerca per la protezione animale di Monterotondo, insieme al direttore dell'Italian Culinary Academy, lo chef Cesare Casella e Christopher Lotito, di Lotto Foods che ha fatto un grosso investimento sul formaggio siciliano negli Stati Uniti, hanno spiegato al pubblico perché il pecorino siciliano è così particolare e ne hanno mostrato gli usi più svariati attraverso la preparazione dal vivo di ricette.

«Il pecorino siciliano - ha spiegato Malta - è un formaggio che ha origini antichissime. Le prime testimonianze risalgono al IX secolo a.c., Omero ne parla nell'Odissea, nel canto in cui Ulisse incontra Polifemo, ed anche Aristotele e Plinio hanno decantato il suo gusto unico, in particolare Plinio nella Naturalis Historia, classificò i formaggi pecorino di Agrigento come i migliori. L'avventura del pecorino in Sicilia ha inizio con l'arrivo delle pecore sull'isola, portate dalle zattere prima ancora che dalle barche. Una volta sbarcati gli animali, nelle stesse zone dove è presente tutt'ora, è nata la pastorizia e con lei il pecorino siciliano. Il pecorino siciliano di oggi non è diverso da quello prodotto millenni di anni fa».
Malta ci ha anche detto che è prodotto esclusivamente con latte di pecora intero, fresco e coagulato con caqlio di agnello in pasta e che gli animali devono essere allevati al pascolo nel territorio siciliano tra le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna. «Abbiamo 700mila pecore - continua - per un totale di 3mila e 500 famiglie che vivono di pascolo».
La battaglia pacifica a colpi di forme di pecorino che il consorzio ha voluto intraprendere è dovuta al fatto che per troppo tempo questo formaggio è classificato in modo generico "pecorino", senza l'aggettivo "siciliano" è stato snaturalizzato ed ha perso, quindi, la sua identità. Per questo, a partire dal prossimo anno, sbarcheranno negli Stati Uniti diecimila forme di pecorino siciliano e saranno messe in atto una serie di promozioni nei punti vendita, la consacrazione definitiva a giugno 2008 al Fancy Food.
Dopo l'accademia, la delegazione ed i suoi ospiti si sono trasferiti al ristorante "Felidia", dove ancora una volta è stata data prova degli innumerevoli usi in cucina del pecorino siciliano.

E anche dall'altro capo dell'Italia, in Friuli Venezia Giulia, si è deciso di partire da New York per valorizzare prodotti e bellezze del proprio territorio. Per un'intera settimana, dal 12 al 18 novembre, l'Agenzia del Turismo del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Gruppo Ristoratori Italiani, ha organizzato, in alcune tra le locations più esclusive della città, tra cui Cipriani ed il Marriott Hotel, una serie di eventi per parlare, attraverso la degustazione di prodotti tipici, come il prosciutto San Daniele, il formaggio Montasio Dop e dei vini di circa quaranta aziende, agli americani di questa regione.