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In ricordo del principe poeta

di Silvia Forni

Antonio De Curtis, o Totò, nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 in Via Santa Maria Antesaecula, nel rione Sanità. Sua madre, Anna Clemente, lo registra all'anagrafe come Antonio Clemente e nel 1921 sposa il marchese Giuseppe de Curtis, che successivamente riconosce Antonio come suo figlio. Nel 1933 il marchese Francesco Maria Gagliardi adotta Antonio trasmettendogli tutti i titoli. Solo a partire dal 1946 il tribunale di Napoli gli riconosce il diritto ad usare i vari titoli di: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio.
All'educazione provvede la madre che, tra le altre cose, è l'originaria inventrice del nome "Toto" , è lei infatti che per chiamarlo più in fretta gli affibia il nomignolo che poi avrebbe accompagnato l'artista e la sua carriera per tutta la vita.

Il 20 novembre, alla Casa italiana Zerilli Marimò, 24 west 12 st, è stata presentata una serata speciale per ricordare il grande comico, diretta da Laura Caparotti, curatrice dell'esibizione sull'artista napoletano, rappresentante per la famiglia De Curtis.  Laura è la direttrice artistica del KIT-Kairos Italy Theater Inc, www.kitheater.com, fondato nel 2002 a New York, con la missione di creare uno scambio culturale tra l'Italia, l'America e la comunità internazionale. Durante la sua performance recitata in onore delle poesie e canzoni create da Totò Caparotti ha mostrato tra vari spezzoni di film dove l'artista napoletano esibisce tutte le sue qualità di poeta, comico e cantante.

Caparotti ha spiegato che "fin dalla nascita Totò era un attore che recitava nelle strade, anche se dentro di lui esisteva l'altra parte, il marchese Antonio de Curtis, ovvero Totò in vesti non comiche, una persona spesso seria e concentrata nelle sue letture e scritture".  La curatrice conosce molto bene la famiglia De Curtis e, da aneddoti raccontati da Liliana, figlia dell'indimenticabile artista, scopriamo che Totò non amava alzarsi presto la mattina, ma non perchè era pigro, semplicemente perchè rimaneva sveglio tutta la notte per scrivere poesie, idée o canzoni.
L'attore non faceva mai niente prima delle due di pomeriggio, ma la notte era il suo momento preferito " io amo la luna, il cielo, le strade vuote, è bella la notte, ed è bella quanto il giorno è volgare. Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore, la risata fa rumore? E' come il giorno". Totò ha avuto anche la capacità di rimanere una persona semplice e di continuare a pensare a chi aveva meno di lui e chi ha sempre continuato a vivere nel quartiere Sanità, dove, ovviamente, ancora oggi tutti lo ricordano come un ragazzo sveglio e intelligente.

Dopo la performance di Caparotti è stato mostrato un documentario su Totò, già trasmesso a New York nel 2005. Molti attori italiani e americani hanno partecipato nel ricordo dell'artista, ma anche comici, cantanti, scrittori e filosofi. Ricordiamo per esempio Renzo Arbore, che parla di Totò come "il più grande attore del mondo, nato con una sensibilità particolare", o Ben Gazzara, che spiega come a Totò piacesse "essere importante". Massimo Cacciari, filosofo, fa notare che "la comicià dell'artista napoletano viene anche dalla idea della possibilità dei vari malintesi che nascono dal linguaggio e Totò amava scrivere e inventare". Ricordiamo la famosa scena di "Totò, Peppino e la malafemmina" con quel famoso fraintendimento di parole: "Signorina-dove sta-ma quale signorina-è entrata la signorina? Avanti!" Vediamo come Totò fosse estremamente legato alla donna che lo ha accompagnato negli ultimi 15 anni della sua vita, Franca Faldini. Il comico amava motissimo questa donna ed è proprio a lei che lui dedicò molte poesie e canzoni "amore mio I tuoi occhi sono come due finestre aperte sul mare. Io guardo fuori della finestra e vedo tutte le cose più care in fondo a questo mare, verde come i tuoi occhi. Vedo l'affetto, il sentimento, l'amore e più in fondo vedo quello che mi hai dato: il tuo cuore".  

Totò muore il 15 aprile 1967, e per uno strano caso dopo aver saputo che la sua "A livella", raccolta di poesie scritte dall'artista, era stata pubblicata. "Per recitare bisogna avere lo stomaco vuoto, bisogna conoscere la fame. Non si può far ridere se non si conosce il freddo, la miseria, il desiderio di un caffelatte, la cattiveria degli impresari, non si puo' essere un attore comico se non si e' fatta la guerra con la vita", Cosi' Totò diceva a Nanny Loy e a tutti noi. La mostra del grande artista rimarrà aperta fino al 20 dicembre 2007 alla Casa italiana Zerilli Marimò..