A modo mio

Le frontiere dello sviluppo

di Luigi Troiani

In Cina non andavo da anni. Sono tornato per un impegno professionale, che mi ha portato nelle città di Pechino, Shanghai, Zuhai.
Ho rivisto cose conosciute e scoperto fenomeni nuovi. Nelle due capitali, quella politica, Pechino, e quella economica, Shanghai, l'una a nord l'altra sulla via del sud, ho ritrovato i rischi e le opportunità degli ultimi decenni. Grattacieli e torri continuano ad inerpicarsi verso il cielo, ma abbondano gli spazi non abitati. I negozi sono pieni di luci e di merci, pur risultando tutt'altro che pieni di clienti.
L'offerta sembra continuare a superare la domanda, in un delirio di disponibilità finanziaria di traders e investors, arrivata dai successi commerciali con l'estero e dagli investimenti del capitalismo internazionale, che non trova corrispettivo dal lato dei consumatori.
Se sta aumentando il numero dei miliardari (se ne contano intorno ai quindici), difettano tuttora i grandi numeri nella nascente classe media. Né si riesce, nonostante gli impegni espressi dal partito comunista al recente congresso, a varare efficaci politiche di promozione della sterminata massa di contadini che continua a vivere in situazioni di arretratezza. Comunque, Pechino è, almeno all'apparenza, tranquilla e operosa. Shanghai continua a macinare primati di crescita, mentre la selva di grattacieli già ora batte la rarefazione aerea di centri americani come Manhattan.
Ma di Zuhai voglio soprattutto dire, perché è una città da poco aperta pienamente ai visitatori (la vicinanza con Macao portoghese non l'ha favorita in passato). Collocata nel meridione ricco dove prosperano le Regioni amministrative speciali (Sar) di Hong Kong e Macao (la seconda è proprio dirimpetto, separata da appena un braccio d'acqua), calcola di cominciare a staccare dal prossimo anno dividendi che le sono stati impediti quando Macao batteva bandiera portoghese. Non è casuale che il piccolo aeroporto della città, risistemato con materiali edili e marmi provenienti dall'Italia, abbia già predisposto, per il 2008, l'apertura del terminal internazionale, con un traffico annuo atteso superiore ai 6 milioni di persone contro lo scarso milione attuale. A Zuhai città non manca McDonald's né Kentucky Fried Chicken, mentre in aeroporto imperversa il caffè Lavazza, spinto dalla locale compagnia di catering HuaiHai. All'Air Terminal, con 350.000 ingressi giornalieri previsti, !
confluisce tutto il traffico locale, prima di spingersi nell'interno, o camminare pochi minuti per la porta di Macao. Sulla crescita della città fa premio la decisione delle autorità cinesi di consentire a Macao di proporsi come una Las Vegas cinese, con l'espansione delle sale da gioco, e di tutto ciò che normalmente ruota loro intorno. Obiettivo, attrarre i cinesi ricchi della diaspora, specie quella asiatica, e i giocatori dei paesi vicini come Malesia, Indonesia, Singapore, e complessivo sud est asiatico. Conoscendo la storica passione cinese per il gioco, non è difficile prevedere che il progetto avrà successo, tenendo anche conto che nelle vicinanze ci sono anche splendide bellezze naturali, un mare incontaminato, una temperatura tropicale.
Presto Pechino dovrà chiedersi cosa fare delle centinaia e centinaia di milioni di cittadini, per lo più contadini, che non condividono i benefici dello sviluppo e del denaro che si accumula nelle casse dello stato. Dovrà anche chiedersi come porre limiti razionali alla rovina dell'ambiente, dell'aria, del clima, che il suo incessante sviluppo sta causando. Il caso della diga delle Tre gole, non ancora del tutto in funzione ma già oggetto di resipiscenza da parte di dirigenti del partito e dello stato che l'identificano come un grave errore, è una lezione su cui meditare.