Che si dice in Italia

Quel Totò è un "gran figo"

di Gabriella Patti

Non so se negli Stati Uniti ci sia la possibilità di vedere in tv Il capo dei capi, la fiction a puntate di Canale 5 su Totò Riina e la mafia corleonese. Se la risposta, come penso, è negativa è un peccato. Perché è davvero fatta molto bene. Sicuramente sarà stata un po' romanzata ma l'atmosfera di violenza, l'omertà impaurita della gente, la connivenza subdola e silenziosa delle cosiddette autorità, il sacrificio fino alla perdita della vita di onesti poliziotti e servitori dello Stato (i giudici Falcone e Borsellino, il commissario Boris Giuliano e tanti altri) sono resi alla perfezione. Gli alti indici di ascolto, settimana dopo settimana, confermano che il mio giudizio personale è condiviso anche da molti.
C'è un fatto nuovo, però. A Corleone, per un giorno, è andato in visita Claudio Gioè, l'attore palermitano che impersona Riina: piccolo di statura e occhi di ghiaccio, straordinario nella sua interpretazione, Gioè è stato preso d'assalto dai ragazzi delle scuole del paese siciliano tristemente assurto a simbolo della più spietata criminalità organizzata. Richieste d'autografo, foto scattate con l'immancabile cellulare. Fin qui, tutto nella norma. Bello anche il commento di un ragazzo: "Finora c'erano due Corelone, quella dei mafiosi e quella degli onesti. Ora c'è solo la nostra". Qualche nota stonata, però, c'è stata. Una ragazza, che evidentemente ha toccato un nervo scoperto e evidenziato il dubbio di alcuni, ha detto a Gioè: "Il tuo Riina in tv rischia di apparire un gran figo. Così sdogani un mostro". L'attore si è difeso: "Non ne ho certo fatto un mito". Poi, al bar, il ragazzo che gli ha servito un caffé, ha sorriso ironico: "Baciamo le mano, don Totò". Una battuta, certo. Ma - forse esagero - certe battute possono nascondere un inconscio e secolare "modo d'essere".  
SIGARI TOSCANI, ci risiamo. Ogni tanto mi tocca parlare di quei "cosi" puzzolenti che tanto piacciono a mio marito. Tempo fa, ricordo, vi avevo riferito della soddisfazione del coniuge per il fatto che questi sigari finiti in mani inglesi siano tornati di nuovo di proprietà di un'azienda italiana. Adesso mio marito è nuovamente preoccupato - e non è il solo, visto che i giornali, Corriere della Sera in testa, dedicano intere pagine alla notizia - perché l'Unione europea ha deciso di tagliare i finanziamenti comunitari ai coltivatori di tabacco italiano: una novantina di milioni di euro entro il 2010. Apriti cielo!". Il consorte si unisce al coro di proteste bipartisan. Dal comunista Fausto Bertinotti, presidente del Senato ("Per me è come la coperta di Linus"), al democristiano Franco Marini, a capo della Camera, dal giornalista di sinistra Gad Lerner al sociologo Alberto Abruzzese ("E' un monumento della tradizione e della qualità italiana: uniamoci per salvarlo"): gli allarmi si sprecano. Di fronte alla mia indifferenza, il marito si indigna e cita il meteorologo e climatologo Giampiero Maracchi: ""Il sigaro Toscano è l'unico sistema che quando bruca non produce effetto serra. L'Europa rischia di cancellare un capolavoro". "Vedi, se lo dicono anche gli scienziati" mormora sconsolato il compagno della mia vita. Francamente, non riesco ad appassionarmi alla questione. Mi viene da commentare che mi piacerebbe che la politica italiana potesse trovare la stessa unità su questioni più serie. Ma non ditelo a mio marito.