PUNTI DI VISTA/ Tanta musica baraocca

Toni De Santoli

A novant'anni dall'esplosione del Jazz con King Oliver, Louis Armstrong, Bix Beiderbecke; a oltre mezzo secolo dall'altrettanto prepotente avvento del Rock, a quarant'anni dall'uscita del fondamentale "Sergeant Pepper" dei Beatles, c'è ancora posto, almeno in Italia, per la musica cosiddetta barocca, e cioè per melodie composte fra il Seicento e il Settecento? Ce n'è, eccome se ce n'è. Giovedì 22 novembre si è aperta a Roma (e si concluderà il primo dicembre) la terza edizione del "Roma Festival Barocco - Roma 1707: l'esaltazione musicale" e il successo stavolta ha forse stupito per primi gli ideatori e gli organizzatori stessi di questa rassegna. Anzi, ha un po' commosso il maestro Michele Gasbarro, artefice nel 2004 di questo progetto musicale che non solo rende onore alla memoria dei celebri compositori in questione, ma, soprattutto, spezza, sebbene per poco, e su un fronte inevitabilmente ristretto, la cupa egemonia dell'inascoltabile musica d'oggigiorno: Rap, Hip Hop e via dicendo...
Ascoltare in questi giorni musiche di Haendel, di Alessandro e Domenico Scarlatti, e di altri compositori ancora, è un'esperienza che ti arricchisce, ti rallegra, ti procura anche un po' di piacevole struggimento. T'accorgi subito di trovarti in presenza della maestà della musica, della musica armoniosa, severa (ma non sempre), poderosa e, al tempo stesso, gentile. Qui c'è rigore (un rigore opportunamente matematico), ma anche sentimento, tanto sentimento. Soprattutto, c'è l'arcano che guidava, ispirava, dominava gli Haendel, gli Scarlatti e altri artisti ancora nella celebrazione, a tratti anche un poco sofferta, del mistero della vita stessa, del mistero del "sentire" umano.
Suggestive, appropriate le sedi di questi concerti affidati all'organo, al cembalo, al clavicembalo, all'arpa barocca, al violino: Basti citare la Basilica di San Lorenzo in Lucina, in Piazza San Lorenzo in Lucina, di fianco al Corso; la Chiesa di Sant'Eustachio, in Piazza Sant'Eustachio: la Biblioteca Angelica, presso la Chiesa di Sant'Agostino. Il perimetro che accoglie queste chiese, questi palazzi progettati e costruiti quattro, cinque secoli fa, è quello tracciato appunto da Via del Corso e, a ovest dell'arteria papalina, da Campo Marzio: è la Roma del plurisecolare Albergo del Sole al Pantheon, la Roma dell'irrequieto Caravaggio. La Roma dei fratelli Scarlatti, del nordico Haendel: una città che nel 1707, quando i tre compositori vi giungono, ti consuma parecchio e al tempo stesso ti fortifica; ti abbaglia, ti entra nel sangue in un baleno, quasi sembra stringerti a sé. E' elegante, ma anche volgare; sordida, dissoluta, ma anche innocente e generosa, scalmanata e composta. E' la sola città - spettacolosa, seducente in gran parte del suo "disordine" urbanistico e architettonico - in cui si contrappongono (ma talvolta si mescolano...) vizio e sacralità. Gli Scarlatti e Haendel tutto questo lo avvertono, come lo avvertiranno in seguito Goethe, Stendahl e tanti altri, fino a restarne robustamente, piacevolmente turbati.
Roma 1707: l'attività musicale è intensa come non lo è neppure in Francia o in Germania e neanche in Inghilterra. E' delizia dei nobili, è delizia del "popolino". La sua bellezza (arcana, sì) fa palpitare, eccome, gli uni e gli altri. Ora quelle note tornano a risuonare nel cuore misterioso di Roma.
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