Italiani in America

Gigli, il canarino di Recanati

di Generoso D'Agnese

Sono passati 50 anni da quel 30novembre 1957 ma il nome di Beniamino Gigli non si è ancora perso nella memoria di tanti italiani. Per molti italiani Beniamino Gigli è stato semplicemente l'interprete di "mamma" una canzone che ha strappato litri e litri di lacrime a tante mamme e a tanti figli dello Stivale. Per i più raffinati, Beniamino Gigli è stato invece l'uomo che ha saputo non far rimpiangere il grande Caruso e che ha saputo tenere alto il nome del belcanto italiano in quel Metropolitan di New York vero tempio della musica internazionale.
Ma per tanti studiosi di canto, Beniamino Gigli è ancora un maestro da prendere ad esempio perché la sua voce aveva qualcosa di davvero unico, che si discostava dal timbro classico dei tenori.
Era  nato nel paese del grande Giacomo Leopardi, il futuro artista del belcanto. Il 20 marzo del 1890 Recanati diedi i natai al figlio di un calzolaio che per arrotondare le sue entrate si dedicava anche alle campane del Duomo. Fu proprio grazie a questo particolare lavoro che il piccolo Beniamino, fin dai primi anni ebbe modo di far parte del coro della cattedrale. Si distinse subito per la sua voce che negli anni gli valsero sempre più attestati di stima e incoraggiamento. Per tutti divenne il "canarino" dei pueri cantores del Duomo. I tempi però - per la famiglia Gigli - non erano certo idilliaci nella piccola cittadina marchigiana e Beniamino iniziò il suo apprendistato alla vita fatta di numerosi lavoretti. Per aiutare nell'economia casalinga egli lavorò come sarto, come falegname, come calzolaio e come garzone di farmacia, ma accanto a questi lavoretti egli coltivò sempre la sua passione per la musica, studiando alacremente per prepararsi a uno dei tanti concorsi. Fu la tenacia del maestro Quirino Lazzaroni ad aprirgli le porte della grande musica. Grazie a lui egli vinse infatti una borsa di studio per entrare nel Liceo musicale di Santa Cecilia. Soprattutto, a Santa Cecilia, ebbe modo di conoscere il grande maestro Enrico Rosati, che tra i suoi allievi aveva avuto Caruso e che negli anni a venire avrebbe insegnato anche al grande e sfortunato Mario Lanza.
Beniamino imparò bene gli insegnamenti di Rosati. Talmente bene da sostenere con entusiasmo un provino a Parma: "Abbiamo finalmente trovato il tenore" scrisse un anonimo esaminatore nella sua scheda. Il 14 ottobre il giovane cantante 1914 debuttò a Rovigo nel ruolo di Enzo nella "Gioconda" di Amilcare Ponchielli al Teatro Sociale: Gigli iniziò così una carriera strepitosa che lo avrebbe visto trionfare in tutto il mondo, ovunque applaudito, osannato, venerato.
Nonostante i primi apprezzamenti, Gigli non trovò in tutti lo stesso giudizio positivo. Fidanzatosi con Ida, venne lasciato a 23 anni perché, secondo il papà, sarebbe finito a cantare per le strade e tanto valeva "sposare un mendicante".
L'anno seguente Beniamino debuttò a Rovigo e mai pronostico fu più sbagliato.
Quattro anni dopo la voce del tenore marchigiano echeggiò limpida nel Teatro della Scala, che lo consacrò "grande" nel Mefistofele di Arrigo Boito diretto da Arturo Toscanini. Il mito di Beniamino Gigli iniziò presto a spandersi in altri Continenti. Nel 1919 il recanatese si esibì infatti a Buenos Aires trascinando nel delirio le migliaia di italiani accorsi ad ascoltarlo. Nel 1920 infine arrivò la consacrazione definitiva. L'italiano venne chiamato nel tempio americano della musica: il Metropolitan di New York.

La metropoli americana sarebbe diventata la sua seconda patria. Per  ben 11 volte Gigli cantò nell'Andrea Chenier di Umberto Giordano, e nel teatro statunitense la sua voce deliziò il pubblico anche attraverso le esibizioni della Bohème di Puccini, dell'Elisir d'amore di Donizetti. Una voce potente ma caldissima, intrisa di passione, quella che Gigli regalò al pubblico del Metropolitan tra il 1920 e il 1932  e che lo portò ad essere l'erede indiscusso del grande Caruso. Fu proprio il grande maestro napoletano a nominare idealmente Beniamino suo erede. Lo immortalò in una caricatura che il tenore marchigiano avrebbe custodito gelosamente come una reliquia. Il ritorno in Italia consegna alla Penisola un professionista scruopoloso e meticoloso capace di grandi slanci di generosità. Gigli ad esempio acquistò una casa newyorchese al suo maestro Rosati, per ringraziarlo concretamente dei suoi preziosissimi insegnamenti. Nel 1932 la sua voce deliziò il pubblicò dell'Opera di Roma, fino allo scoppio della guerra. Per anni Gigli fu costretto a interrompere la sua attività artistica e soltanto la fine delle ostilità lo vide di nuovo calcare i palcoscenici. In un'Italia distrutta dagli eventi bellici c'era ben poco spazio per la lirica e il marchigiano decise di riprendere la strada lontano dall'Italia. Tra il 1945 e il 1955 Gigli si esibì praticamente nei maggiori teatri di tutto il Mondo, con prevalenza a Londra e New York. Il tramonto dell'ugola d'oro arrivò su preciso progetto dello stesso Beniamino che diede il suo addio alle scene con un concreto alla Constitution Hall di Washington. Due anni dopo la morte lo avrebbe consegnato alla storia della lirica internazionale.
Dietro di sé, Gigli lasciò anche numerose interpretazioni cinematografiche, su sceneggiature scritte appositamente per esaltarne le qualità vocali. Carmine Gallone lo diresse nei film"Taxi di notte", "Solo per te", "Divine Armonie-Giuseppe Verdi", "Marionette" mentre il regista Guido Brignone lo volle in " Mamma" e "Vertigine". Mario Costa infine lo diresse in"Follie per l'opera"), mentre compagni di pellicola furono spesso attori del calibro di Aroldo Tieri, Carlo Campanini, Emma Gramatica, Alida Valli e Isa Miranda.
Gigli consegnò alla musica italiana, per la casa discografica "La voce del padrone" alcuni brani di grandissimo successo come "Ti voglio tanto bene", e "Mamma". Spesso cantò con la figlia Rina, buona cantante, che fece tesoro della lezione paterna e che svolse anch'ella una buona carriera da soprano.
"Mamma", cantata nel periodo della seconda guerra mondiale, commosse letteralmente tutto il mondo, cristallizando il mito di Gigli in un brano dalle altissime corde melodrammatiche