Turismo

Itinerari per l'Italia ebraica

di Letizia Airos

La storia ebraica ha un'importanza fondamentale per il patrimonio culturale italiano. Ma non è da molto tempo che il nostro Paese la sta riscoprendo insieme alle tradizioni che l'hanno attraversata. Sono infatti ancora pochi coloro che possono dire di conoscerla.

La proposta "Discovering Jewis Trieste" è stata presentata il 15 novembre, in una cena nella Rohatyn Room del Carnegie Hall, grazie al Centro Primo Levi in collaborazione con il Tourist Board del Friuli Venezia Giulia e l'Enit di NYC.
Gabriella Kropf, della Comunità Ebraica di Trieste, Andrea Fiano giornalista del Centro Primo Levi ed il fotografo Alberto Jona Falco con le sue eccezionali slide, hanno "animato" la serata.

Siamo venuti così a conoscenza, nel corso di una cena molto particolare, di un'iniziativa che vuole rivitalizzare la cultura ebraica attraverso il turismo. Si tratta di una promozione diretta soprattutto ai cittadini americani ma interessante anche per gli stessi italiani che vivono in Italia o all'estero.
Infatti, se da un lato potrebbero esserne incuriositi i cinque milioni di turisti americani che hanno visitato l'Italia lo scorso anno, dall'altro tutti i cittadini del Bel Paese hanno molto da scoprire ripercorrendo il passato attraverso la tradizione millenaria delle comunità ebraiche.

La scorsa sera protagonista è stata prima di tutto Trieste, città che ha visto una presenza ebraica fin dal 1300 e la cui comunità ha raggiunto anche 6000 persone. Gli strumenti utilizzati oggi per promuovere itinerari per le sue strade e nella sua cultura seguono la tradizion, ma sono anche legati alla tecnologia. Un iPod viene per esempio messo a disposizione di tutti coloro che la visitano per raggiungere luoghi anche nascosti e spesso sconosciuti.

"Discovery Jurish Trieste". Immagini, storia, musica, arte, cucina, per recuperare valori, tradizioni, senso di appartenenza, identità.
Si parte da Trieste per conoscere per esempio la sua antica e grande sinagoga, per provare poi ad esplorare piano piano altri luoghi. Luoghi della nostra storia in quanto italiani e in quanto ebrei, siti che hanno dato alla cultura nazionale un patrimonio inestimabile.
Infatti praticamente tutte le città d'Italia possono raccontare comunità ebraiche che sono nate, a volte scomparse o cambiate nel tempo. Ci sono posti affascinanti turisticamente e storicamente dal nord al sud. Emozionanti sinagoghe, percorsi letterari da seguire, magari sulle orme di Joice, Freud, Svevo, Levi, manoscritti da trovare in diversi musei, biblioteche da espolare, archivi di famiglia accessibili a chi lo chiede. Veri e propri tesori.
La cena offerta al Carnegie Hall era veramente preziosa. Il menù, reintepretato sapientemente da Tony May del famoso ristorante San Domenico di New York, era preparato ad arte secondo le regole kosher con la supervisione del Rev. Umberto Piperno.

Andrea Fiano, corrispondente di Milano Finanza, CFN-CNBC, ha nel suo discorso illustrato la cena, avvicinando suggestivi riferimenti anche letterari legati per esempio ad Italo Svevo, Ettore Schmidt, Umberto Saba, Giorgio Voghera ad alcune alcune note, quasi affrescate, sulla cucina ebraica. Esiste una storia che percorre ben 2000 anni e unisce ferrei dettami dietetici e prodotti locali con influenze regionali.
"Jewish cooking tells the history of a people and its vanished worlds" ha detto Claudia Roden. Per il giornalista nella storia della cucina ebraica troviamo un vero "un diario mangereccio" legato ad origini e migrazioni.

Per esempio ripercorrendo la storia attraverso l'esperienza traumatica di 35 mila ebrei espulsi dalla Sicilia nel 1492. Allora, infatti, furono costretti ad abbandonare i loro averi e la terra in cui da secoli vivevano. Emigrarono, e così come si aprirono "scuole" siciliane in giro per l'Europa si diffusero anche ricette ebraiche basate su melanzane, carciofi, uvette, pinoli, componenti dolci e agre.

Nell'universo culinario italiano molti ingredienti e piatti vengono dalla cucina kosher. Alcuni esempi: prosciutto doca/duck prosciutto (casale, mortara), i tortelli di zucca/pumpkin ravioli (Mantova), il risotto allo zafferano/sabbath rice (Milano) , il pesce in agrodolce/sweet & sour, with raisins (Veneto).
La cena si è conclusa con una rara Grappa kosher da Cividale. Ma sui vini si potrebbe aprire un capitolo a parte, seduto accanto a noi il dr. J. Joseph Zucher, del Touro College, ci ha infatti incuriosito su questo prodotto che vede la presenza di scuole importanti in Italia. Tutte da visitare.
Per Alberto Jona Falco, che nel corso della scorsa settimana ha sondato l'interesse verso l'iniziativa in diversi ambienti: "Quii la grande disponibilità intellettuale e culturale è sorprendente. Era forse facile immaginare che un americano, soprattutto ebreo, la avesse ma non pensavo di trovare tanta curiosità anche negli italiani."

Falco, fotografo, autore di libri e studioso ha forse la più importante raccolta fotografica sull'Italia ebrea, continua così: "Se secondo i dati del Ministero dei beni culturali il sessantasei per cento del patrimonio culturale mondiale è in Italia, rimane quindi facile applicare la stessa proporzione anche al patrimonio ebraico.
Poi consideriamo cosa vuol dire questo su di un territorio di dimensioni ristrette rispetto ad altre nazioni.
Tutto è straordinariamente concentrato. E' da aggiungere che la nostra nazione è sentita come una nazione non antisemita rispetto ad altre.
Una cosa che affascina, in relazione alla destinazione ebraica, è quanto le mete siano trasversali rispetto a ciò che le circonda. Prendo Venezia come esempio, lì hai la basilica della Salute del 1600, edificio straordinario, e poi anche delle sinagoghe veneziane bellissime. Passi per le sue stradine e non sai che sono mimetizzate. Infatti quando furono costruite per motivi di sicurezza dovevano essere nascoste alla vista dei più.Ma hai anche una realtà toccabile da vicino, scopri che accanto a Sa Marco c'è una chiesa e sulle pareti esterne ci sono iscrizioni in ebraico.

In Italia c'è un'osmosi con il mondo ebraico. Gli ebrei non sono una realtà separata. Ci sono stati momenti alternati con forme diverse di convivenza, a volte sono stati perseguitati, a volte sono stati alla corte di nobili per esempio. Anche se una cosa vuol dire stare sotto i Medici, un'altra sotto la Serenissima... Ma quello che più conta è che oggi cisono le tracce, tanto da vedere e da toccare."

Per approfondimenti ed nformazioni relativi all'articolo visitare:
www.keyjewishtour.com
www.turismo.fvg.it
www.primolevicenter.org