Visti da New York

Politica assertiva e legame con l'Iran

di Stefano Vaccara

Mentre a Roma il governo passa in Senato anche l'ostacolo della legge finanziaria su cui, secondo il leader dell'opposizione Berlusconi, sarebbe dovuto cadere, qui a New York c'era da essere orgogliosi per la vittoria diplomatica ed etica (per una volta le due coincidono) dell'Italia al Palazzo di Vetro che spinge avanti la battaglia per l'abolizione della pena di morte di stato. A destra di questa colonna trovate l'analisi di Valerio Bosco che spiega quanto sia stato difficile arrivare fino a qui e come i complimenti vadano diretti ai testardi radicali di Pannella che hanno scosso e pungolato fino alla fine il governo Prodi a non mollare (che all'inizio magari voleva ma non ci credeva...) e al preparato team di diplomatici italiani all'Onu guidato dall'Ambasciatore Marcello Spatafora.

La vittoria di giovedì sulla moratoria, che a dicembre dovrà superare il giudizio dell'Assemblea generale, speriamo sia di buon auspicio alle grandi responsabilità internazionali che nel mese prossimo cadranno sulla diplomazia italiana. Infatti l'Italia si troverà a presiedere il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, proprio nel mese in cui al centro delle discussioni ci sarà il dossier Iran. Lo abbiamo già ricordato qualche settimana fa, sulle sanzioni da incrementare per costringere il regime di Teheran ad interrompere la sua corsa al nucleare, gli alleati occidentali rischiano di far emergere quelle divisioni che possono compromettere ogni speranza che la crisi possa essere risolta evitando che gli USA (o prima di loro Israele) ricorrano all'intervento armato nell'estremo tentativo di evitare di ritrovarsi con la bomba atomica iraniana.
Infatti a cercare di sfruttarle queste divisioni è proprio il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che qualche giorno fa ha scritto una lettera al presidente Francese Sarkozy, dove con velate minacce - stati attento "sei giovane e poco esperto" - gli ha anche ricordato che "l'Italia e la Germania non seguiranno la Francia" in ulteriori sanzioni, all'Onu sempre più bloccata dai veti cinesi e russi.
Mentre sulla Germania, se fossi nella testa degli iraniani, non sarei pieno di certezze (la cancelliera Merkel ha detto che si deve tentare ancora la carta Onu ma che la pazienza ha un limite....), sull'Italia in questo momento la lettura di Teheran appare quella giusta. Perché dovrebbero dubitare di Roma, d'altronde, che non a caso è il loro primo partner commerciale mentre il governo federale tedesco ha già iniziato a sconsigliare certi investimenti?
Ad Ahmadinejad, per essere più sicuro di non sbagliarsi, basterebbe andare nel sito internet del Ministero degli Esteri italiano, dove giudiziosamente la Farnesina fa le schede per ogni singolo paese, dando "ufficialità" a certi giudizi espressi. Ebbene ecco cosa c'é scritto alla voce Iran: "L'elezione a Presidente della Repubblica Islamica di Mahmoud Ahamdinejad ha reso più assertiva la politica estera dell'Iran e più problematici i suoi rapporti con l'Occidente, e con l'Unione Europea in particolare". Il neretto sulla parola assertiva è mio.
Nella comunicazione, assertiva significa fare un discorso chiaro, sintetico, esplicito. Cioè chi parla dice ciò che pensa, ma non lo fa con aggressività, semmai rispettando sempre l'altro. Nel linguaggio delle relazioni internazionali, una politica estera "assertive" ha esattamente gli stessi significati positivi. Cioè, chi fa una politica estera assertiva, non deve essere biasimato, ma semmai compreso e aiutato.

Per averne conferma, basta leggere l'intervista ad Henry Kissinger pubblicata proprio ieri sul Wall Street Journal, in cui il vecchio profeta della politica estera americana, per esempio, nel far le lodi dell'Europa di quanche anno fa, dice che "Europe was far weaker than today, but still prepared... to conduct a real and assertive foreign policy".

Comprendiamo ovviamente le preoccupazioni del governo di Roma, così esposto per far quadrare la bilancia commerciale ma soprattutto reperire risorse energetiche per il paese dell'Occidente industrializzato sempre più vulnerabile su questo fronte. Ma speriamo che nel fare gli interessi nazionali, a Roma si siano fatti i conti anche con l'oste, in questo caso la potenza americana, che non può accettare un Iran armato di bomba nucleare, almeno fino a quando avrà un regime così pericoloso.