Economia

NOVA, talenti per le imprese

di Michelina Zambella

Un tema ridondante ma pur sempre attuale negli ambienti economici è come l'Italia possa mantenere il suo vantaggio competitivo sui mercati internazionali producendo beni e servizi Made in Italy. In questo acceso dibattito si inserisce la VII Conferenza Annuale NOVA intitolata "Aspetti positivi della polarizzazione: il vantaggio italiano". Un evento tenutosi a NYC il 10-11 Novembre presso la Columbia University Business School e la NYU Stern in presenza di personalità di rilievo delle istituzioni economiche italiane e internazionali, tra cui gli ospiti chiave Matteo Arpe, CEO Sator Group, in videoconferenza da Milano, e Carlo Buora, Vice Presidente Telecom Italia, i rappresentanti di BCG, ENI, Piaggio, Roland Berger, UniCredit (Gold sponsor), Bain&Company, Booz Allen Hamilton, Egon Zehnder International, Luxottica Group, McKinsey&Company, Gruppo SACE (silver sponsor).
A strutturare la conferenza, ben organizzata dal punto di vista della tempistica e dei contenuti, due panel al giorno, in cui i partecipanti hanno espresso le proprie posizioni in merito all'argomento affrontato nonché le strategie adottate dalle rispettive aziende, e le attività di recruiting da parte degli sponsor, che hanno offerto visibilità agli studenti presenti. Se sabato ci si è concentrati sul tema della finanza e dei servizi, con due panel rispettivamente intitolati "Il valore del mercato di alta qualità per le aziende di alta qualità" e "Dal servizio di basso ad alto costo: modellare i bisogni del cliente", domenica, invece, è stata la volta della crescita e dei prodotti con panel su"Un talento italiano per l'internazionalizzazione: integrare senza invadere" e "Le nuove strategie di alta qualità: insegnare il lusso ai nuovi mercati".
"La sfida italiana sta nel puntare sulla formazione dei giovani, con uno spostamento dal manpower al brainpower, facendo sistema con le altre imprese a vocazione internazionale, andando oltre la conflittualità e il nazionalismo che pervade le nostre piccole e medie imprese (che costituiscono il sistema industriale italiano)"- sostiene Arpe. Come suggerisce Lorenza Morandini (Indesit): "L'ingrediente vincente per l'internazionalizzazione è scegliere bene: conoscere il mercato locale, interagire con le aziende del posto ma implementare il proprio modo d'agire, trovando un compromesso". Valerio Giacobbi (Luxottica North America) aggiunge: "Bisogna non solo conoscere il mercato e innovare, ma anche sfruttare al meglio la tradizione del Made in Italy puntando sulla creatività, flessibilità, la passione e la rapidità di risposta".
Tony Volpe (ENI) mostra invece i punti chiave della strategia della grande azienda italiana dell'energia: "Bisogna tener in conto quanto precedentemente detto, dando però anche attenzione ai consumatori, ai lavoratori, garantendo sicurezza e un codice etico nell'ambito di un approccio multiculturale".
Imperativi imprescindibili per una trionfante strategia di internazionalizzazione sono dunque la capacità di fornire servizi globali e pacchetti finanziari completi, puntando sulla qualità dei prodotti Made in Italy, sulla loro natura artistica e innovative. Manovre queste che dovrebbe compensare il carattere nazionalista delle aziende italiane. Come riuscirci se non attraverso politiche penetrative docili, volte alla commistione di pratiche aziendali stile tutto italiano con quelle del paese in cui si decide di operare. Collaborazione coi partner, adattabilità dei prodotti ai gusti del consumatore locale, pur sempre mantenendo i caratteri propri del prodotto italiano.
Nell'ambito di una discussione dinamica e interattiva, il filo conduttore è stato il riconoscimento dell'importanza che la formazione di talenti riveste nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese. Secondo un'opinione largamente condivisa, saranno le risorse umane il fattore su cui principalmente si giocherà nei prossimi anni la competizione tra le imprese e tra i paesi di tutto il mondo, laddove è la qualità delle risorse presenti a determinare le sorti in termini di risultati economici e più in generale di leadership internazionale. Tenendo conto di questa realtà, paesi e aziende stanno investendo nella formazione, per poter al meglio affrontare la cosiddetta "guerra per i talenti". La gara senza esclusione di colpi ingaggiata dalle principali imprese a livello mondiale per assicurarsi risorse giovani, qualificate e di grande potenziale (appunto i "talenti"), ritenute determinanti per la realizzazione di valore nel lungo termine. Tra le fonti preferite per l'approvvigionamento di risorse di talento figurano i principali corsi di alta formazione tenuti dalle più prestigiose università del mondo, quali gli MBA, cioè i Master di specializzazione post-laurea in Business Administration.
L'Italia deve tenersi al passo e NOVA - Associazione Italiana MBA- si pone l'obiettivo di contribuire a questo sforzo. La mission dell'Associazione infatti è quella di favorire la partecipazione di studenti italiani a programmi MBA negli Stati Uniti: stimolando gli istituti bancari italiani ad offrire linee di credito di importo adeguato al costo dei programmi master e con un sistema di erogazione e rimborso sul tipo del prestito d'onore o stimolando la realizzazione di un fondo a garanzia dei finanziamenti agli studenti, da parte di società interessate al recruiting di MBA italiani; creare coesione all'interno della comunità degli studenti e alumni italiani delle Business School americane, realizzando ad esempio una comunità virtuale o incontri annuali; incentivare il loro rientro in Italia una volta completata la formazione, creando una rete di relazioni che favoriscano il contatto delle imprese italiane con gli studenti MBA. Realizzare questo obiettivo significa innanzitutto creare, fra le imprese italiane, una maggiore consapevolezza del valore che l'inserimento di ex studenti MBA può avere nella realizzazione dei loro obiettivi imprenditoriali.
Viene da chiedersi perché un MBA sia così importante. Come sottolinea il presidente NOVA, Tommaso Stefani, la partecipazione a questo tipo di Master consente di raggiungere una serie di obiettivi che possono risultare determinanti nell'ambito del proprio sviluppo complessivo professionale e umano. "Esso offre un knowledge di frontiera, un'esperienza e un network internazionale, nonché  un investimento, a studenti che invito ad essere flessibili e inclini ai cambiamenti, aperti all'innovazione e alle responsabilità che ciascuno di loro dovrà assumersi nei confronti delle proprie aziende"- dice Stefani. Giovanni Carraro è il NOVA-BCG Scholar 2007, studente ad Harvard, beneficiario della borsa di studio NOVA - BCG Scholar.

Una volta svelati i requisiti indispensabili all'accesso e capite le opportunità che un MBA offre non resta altro che presentare la propria domanda su www.bcg.it e www.nova-mba.org. La genialità va premiata e NOVA intende impegnarsi affinché i talenti non scappino via dal Bel Paese. Speriamo in un futuro brillante per i giovani MBA convenuti qui a NYC e per i futuri studenti, affinché la prossima classe manageriale italiana possa rilanciare al meglio il nostro sistema-paese, dal destino molto incerto e ancora bacillante.  E l'invito si rivolge soprattutto alle donne ancora in netta minoranza nel mondo della finanza e dell'economia, come ha dimostrato la sfilata di abiti scuri e cravatte che ha animato l'evento.
Antonio Achille, Boston Consulting
"Una borsa per reimportare cervelli"
bbiamo chiesto al Dott. Antonio Achille, Partner della Boston Consulting Group, giovane talento italiano sull'onda del successo, l'importanza della Borsa di studio NOVA - BCG Scholar.
Qual è la mission della Borsa di studio Nova, finanziata dalla Boston Consulting Group?
"L'MBA è un passaporto importante e la borsa di studio è un'occasione unica di formazione professionale e intellettuale, che consente ai beneficiari di formarsi in un contesto internazionale fortemente competitivo. Basta pensare che nel 2006, la BCG ha assunto 1020 persone a livello mondo, di cui 245 MBA. La borsa è finalizzata a favorire la frequenza di un Master in Business Administration della durata di due anni accademici presso le migliori università americane. Copre parzialmente le tasse universitarie per un importo di $30.000. Senza vincoli postformativi, la BCG intende reimportare i cervelli, sempre più in fuga dal nostro Paese, per risollevare il business italiano, offrendo un panorama di opportunità vasto, come la possibilità di diventare partner della BCG dopo solo 7 anni di lavoro, come la mia esperienza testimonia".
Crede che investire nel Capitale Umano e quindi nella formazione sia oggigiorno la chiave del successo per le aziende e per le loro strategie di internazionalizzazione?
"La risposta non può che essere positiva. Il capitale umano è quello che fa la differenza, soprattutto nel settore dei servizi, dove si assiste ad una vera e propria lotta per accaparrarsi i migliori. I talenti, intesi come calibro intellettuale e fonti di energia inesauribile, stanno diventando una risorsa scarsa. A tal proposito si finanziano progetti ambiziosi ma realistici quali la Borsa di studio NOVA, che risultano essere un gioco a somma positiva, dove tutte le parti ottengono un guadagno: formazione ed esperienza, per l'uno, professionalità e competenza, per l'altro".
Quali sono i requisiti ideali per il candidato MBA?
"La curiosità, forte calibro intellettivo, creatività, flessibilità e vocazione internazionale. Tutti requisiti necessari cui la stessa BCG si attiene per le sue attività di recruiting".
Tutti insistono sulla flessibilità. Lei come la intende?
"La parola deve essere analizzata sotto diversi aspetti: culturale, intellettuale e organizzativo. Rispettivamente, si intende la capacità di essere eclettici, andando oltre la risposta ovvia e primaria, trovando soluzioni innovative ad ogni problema, interagendo ad ogni livello del processo lavorativo, con forte motivazione e mobilità, sia a monte che a valle di qualsiasi transazione"
                                    M.Z.