Arte

L'artista della vita possibile

di Ilaria Costa*

I sesto personaggio intervistato nella nostra serie di giovani artisti italiani che vivono o gravitano intorno alla scena dell'arte contemporanea newyorkese è Adrian Paci. Nato in Albania, è cittadino italiano dal 1997.

La scorsa settimana si sono inaugurate due sue mostre personali in contemporanea: alla Smith-Stewart Gallery, nel Lower East Side di New York City, ed alla Peter Blum Gallery in Chelsea. È inoltre presente anche nella collettiva "Senso Unico" al P.S.1 MOMA insieme ad altri 8 giovani artisti italiani. Queste mostre costituiscono la testimonianza del riconoscimento internazionale da lui conseguito non solo nel circuito europeo ma ormai anche oltreoceano.

La sua produzione artistica, che si avvale di una vasta gamma di mezzi espressivi - dal video alle installazioni, dalla fotografia alla pittura, alla scultura - è profondamente influenzata dalle sue esperienze autobiografiche e dalla sua condizione di "immigrato". Nato nel 1969 a Skhoder in Albania, vive e lavora prevalentemente in Italia nel suo studio di Milano.
Dopo una formazione classica all'Accademia di Belle Arti di Tirana come pittore, la sua pratica artistica ha subito una svolta determinante in seguito alla sua decisione di trasferirsi in Italia, lasciandosi alle spalle la sua terra d'origine per cominciare una nuova vita a Milano.

In Adrian Paci arte e vita sono inevitabilmente intrecciate in modo indivisibile e confluiscono costantemente l'una nell'altra; proprio la tematica dell'immigrazione è il  file rouge che unisce i suoi lavori nelle tre rassegne newyorkesi.

Adrian è un tipo diretto, che risponde alle domande sulle tematiche dell'immigrazione e dell'arte in modo essenziale, spesso telegrafico, lasciando da parte ogni gergo "artistichese" per arrivare direttamente al punto e decostruire triti cliché e risposte prefabbricate. Ci dice di aver vissuto la sua condizione di immigrato albanese in Italia "tra grandi amicizie e grandi pregiudizi".

Una domanda che avrai sentito milioni di volte: quali sono le ragioni per le quali ti sei trasferito in Italia nel '97 lasciando l'Albania, tua terra natale?
"Voglia di esplorare il mondo, la chiusura totale dell'Albania comunista, il desiderio di rompere con il passato, l'immaginario del benessere italiano, l'anarchia del ‘97, l'amore per Piero della Francesca, Leonardo, Fellini, la mancanza della corrente elettrica, pizza e spaghetti... Potrei continuare a lungo, ma preferisco fermarmi qua, perché già con questi pochi riferimenti credo di aver trasmesso la grande spinta che mi spronava".

Come hai vissuto in prima persona la tua condizione di immigrato albanese in Italia?
"Tra grandi amicizie e grandi pregiudizi".

Quando e perché hai deciso/capito di essere un artista?
"Lo sapevo da sempre... a parte gli scherzi, da piccolo disegnavo e dipingevo e tramite i libri di mio padre ho cominciato molto presto a confrontarmi con i classici dell'arte; poi il liceo artistico, l'accademia. Non ricordo un momento della mia vita in cui io abbia pensato di fare altro".

Le tue esperienze biografiche informano tutta la tua produzione artistica dai video alle foto alla sculture etc. In che modo la tua esperienza personale di immigrato ha influenzato ed influenza le tue opere?
"Uno può essere vittima del proprio vissuto oppure può decidere di usarlo. Io ho deciso di avvalermene, e quando dico avvalermene non intendo dire descriverlo, ma qualcosa di più. C'è sempre uno scatto di qualità che deve accadere tra l'esperienza vissuta e la sua trasformazione in linguaggio".

Alla luce dei recenti fatti di cronaca, come leggi l'attuale situazione della immigrazione in Italia? Cosa dovrebbe fare secondo te il governo italiano per affrontare questa tematica in maniera più efficace?
"Per carità, non mi puoi chiedere di dare consigli al governo italiano!...
So solo che oggi gli immigrati sono indispensabili ad ogni nazione, non fosse altro perchè sono loro che riescono a mettere in discussione lo stesso concetto di nazione".

Quanto di "albanese" c'è nelle tue opere e quanto di "italiano"? Come pensi che l'Italia abbia influenzato il tuo immaginario artistico e quanto della tua terra d'origine si rispecchia nei tuoi lavori?
"Ma io spero veramente che ci sia anche un po' di "indiano" nelle mie opere!...Voglio dire..., credo che l'arte debba parlare a tutti!

Sicuramente poi l'Italia ha influenzato il mio lavoro in maniera determinante. Da Leonardo a Pasolini, dall'antica Roma alla legge Bossi-Fini, che fa pure rima".

Trovi differenze sostanziali tra l'immigrazione americana e quella italiana?
"Le migrazioni tragicamente si somigliano tutte, anche se poi ci sono anche delle peculiarità. La migrazione albanese è arrivata in Italia con tutta l'energia di un'esplosione causata dalla pressione subita per 50 anni a seguito della chiusura imposta dal regime comunista. Questo ha portato ad un misto di enorme entusiasmo, ma anche di violenza".

Quale è il messaggio delle tue opere?
"In una lezione di Agamben a Venezia ho preso nota che "il compito del pensiero è rendere la vita possibile". Ecco, il tentativo delle mie opere è di contribuire a rendere la vita possibile."

Cosa vorresti si dicesse dei tuoi lavori?
"Che aprono delle possibilità, ...che contribuiscono a "rendere la vita possibile".

La tua famiglia ti ha supportato in questa tua scelta di vita?
"Tanto".

Progetti futuri?
"Continuare".

         * Progetto Eusic