Cinema

NICE. Il cinema sulla realtà dei "diversi"

di Samira Leglib

Si è conclusa questa settimana la diciassettesima edizione del NICE (New Italian Cinema Event), competizione cinematrografica che ha luogo quasi contemporaneamente sia a New York che a San Francisco. «Una scommessa fatta diciassette anni fa e definitivamente vinta». Con queste parole, Viviana Del Bianco organizzatrice della rassegna, ha espresso la sua soddisfazione per i consensi ricevuti. In particolare, la sua constatazione è stata che gran parte del successo è stato riscosso tra le file di un publico  preponderantemente americano. «E' naturale che il festival sia rivolto anche agli italiani residenti all'estero, ma uno degli intenti principali è quello di far conoscere il cinema italiano e i suoi protagonisti all'estero. Vedere che le nostre sale sono state riempite in maggior numero da una platea americana ci fa sperare che  il nostro cinema sia tenuto in buona considerazione anche negli States e che i nostri registi e attori abbiano avuto a disposizione un'ottima vetrina per farsi conoscere».

La sala del Tribeca Cinema era, in effetti, fortemente rappresentata da un pubblico americano che si è fatto sentire con domande più o meno cinema-orientate, durante il Q&A con il regista al termine della proiezione (a destare un vivo interesse è stata infatti un'immensa installazione a forma di sedia che compariva più volte lungo il film e lo spettatore in questione si è voluto, giustamente, informare in quale città italiana poterla trovare). L'ultima serata newyorkese aveva, infatti, in programma due lungometraggi, "Riparo" di Marco Simon Puccioni e "Italian Dream" di Sandro Baldoni, preceduti rispettivamente dai corti "Solo cinque minuti" di Filippo Soldi e "Buonanotte" di Melo Prino.

Noi ci siamo trattenuti alla prima delle due proiezioni e abbiamo voluto incontrare Marco Simon Puccioni per farci raccontare il suo film che narra la relazione atipica di una coppia gay, Anna e Mara, le quali al ritorno da una vacanza a Tunisi scoprono che nascosto nel bagagliaio della loro macchina si era nascosto Anis, un adolescente marocchino.  «Non è solo un film sull'immigrazione e sull'emarginazione di coloro che ancora oggi sono visti come diversi», ci spiega Puccioni: «ma è soprattutto un film che racconta la relazione tra le persone nel modo più realistico possibile. E' vero, quando si incontra una persona oggigiorno sembra che la questione primaria sia quella dell'orientamento sessuale. Ricordo invece un documentario che ho girato sui nativi americani per i quali in una persona possono coesistere due spiriti, quello maschile e quello femminile, e se a un ragazzo gli va di vestirsi da donna viene comunque accettato in quanto tutto quello che arriva dalla natura va rispettato».  

Una relazione atipica quella tra Anna e Mara non perchè omossessuale, bensì perchè fondata più su un senso di gratitudine verso Anna per aver offerto a Mara un riparo dal mondo, piuttosto che espressione di un sentimento d'amore. «Le persone», ci risponde il regista, «possono stare insieme per tante differenti ragioni, lo vediamo tutti i giorni tra i nostri conoscenti, e non solamente tra le coppie cosiddette normali».
Protagonisti di questo triangolo relazionale, Maria De Medeiros nella parte di Anna, Antonia Liskova in quella di Mara e un sorprendentemente genuino Mounir Ouadi che interpreta Anis come primo ruolo in assoluto. «Mounir è veramente un ragazzo marocchino immigrato in Italia a cercare fortuna, non è un attore professionista e la sua vita reale è molto simile a quella del film. Non parla italiano, solo arabo e francese ma nonostante ciò è riuscito sul set a improvvisare in una lingua che non conosceva quasi per nulla».
Continua Puccioni: «Anche il finale aperto è sotto il segno del realismo, sarebbe stato molto improbabile che una famiglia di condizione borghese si metta in casa un immigrato clandestino procurandogli addirittura un lavoro. Credo che chi (Anna, ndr) si trovi in una condizione d'agiatezza senta più facilmente un moto di compassione ma alla fine, come nel film, è chi (Mara, ndr) veramente si riconosce nell'altro, anche se proprio per questa ragione vive in principio una sorta di competizione, che riesce ad accettarlo sinceramente».
Peculiare anche la scelta delle altre due protagoniste, Antonia Liskova che qui è alla sua prima vera performance come attrice dopo essere arrivata in Italia e aver lavorato inizialmente come cameriera e poi come modella, e Maria De Medeiros che lascia trasparire nella sua interpretazione un leggero accento. «Ci siamo chiesti se fosse il caso di doppiarla», afferma il regista, «ma oltre a rendere il tutto più artificioso, abbiamo voluto rispettare il lavoro dell'attrice».  Insomma, un film tutto all'insegna del realismo, dove lo stesso stupore che si dipinge negli occhi di Anis nel momento in cui viene a conoscenza della relazione tra le due donne, è vero. «Mounir (l'attore che ha interpretato Anis, ndr)», conclude Puccioni, «è un ragazzo di strada non particolarmente religioso. Il suo non è quindi un giudizio morale ma semplicemente culturale nei confronti di una realtà, quella gay, che nella cultura in cui è cresciuto non viene nemmeno contemplata».
La serata, presentata dall'esperta di cinema Debora Young, si era aperta, come abbiamo già detto, con la visione del corto "Solo cinque minuti" di Filippo Soldi narrante l'intervista al contrario tra un giornalista immobilizzato su una sedia a rotelle e l'attrice Valeria Golino nei panni di se stessa. La tematica dichiaratamente sociale affrontata da Soldi, è quella che lo accomuna anche a tutti gli altri cortometraggi presentati durante questa edizione del Festival. «Abbiamo volutamente posto l'accento sul sociale», ci spiega ancora Viviana Del Bianco, «perchè con tutto quello che sta succedendo ora in Italia, spostare l'attenzione su una tematica veramente importante, non può che far bene».

Dispiace un po', invece, quando sentiamo, per voce della stessa Del Bianco, che la scelta di proporre la partecipazione ad un festival sul cinema italiano un regista come Mohsen Melliti, tunisino che vive in Italia ormai da lunga data, ha sollevato non facili polemiche.
Il Festival, che si è chiuso appunto a New York, resta aperto per qualche altro giorno a San Francisco (fino a oggi Domenica 18 Novembre). Al termine, i voti espressi in entrambe le metropoli verranno sommati. Ci sono grandi aspettative circa i  vincitori ma poche certezze in quanto quasi tutti i film in concorso hanno accolto un buon successo di pubblico.