Libri

Eco, il brutto e New York

di Gina Di Meo

Aquattro anni dall'uscita della "Storia della bellezza" (che ha avuto ben 27 edizioni nel mondo), Umberto Eco, il semiologo più famoso del mondo, ha pensato di dedicare un trattato anche all'altra faccia della medaglia, la bruttezza, ed ecco appunto "Storia della bruttezza", ovvero tutto ciò che riguarda il repellente e l'orrendo. L'opera, pubblicata in Italia dalla Bompiani, è stata tradotta in inglese "On ugliness" da Alastair McEwen per la Rizzoli.

Il volume è un'antologia dove si intrecciano immagini e testi: dalla Medusa di Rubens al Fascino del cattivo gusto di Marcel Proust, dalla Crocifissione di Matthias Grunewald fino ai bimbi impiccati di Maurizio Cattelan.
Apparentemente bellezza e bruttezza sono concetti che si implicano l'uno con l'altro, e di solito s'intende la bruttezza come l'opposto della bellezza tanto che basterebbe definire la prima per sapere cosa sia l'altra. Ma le varie manifestazioni del brutto attraverso i secoli sono più ricche e imprevedibili di quanto comunemente si pensi. Ed ecco che sia i brani antologici che le straordinarie illustrazioni di questo libro ci fanno percorrere un itinerario sorprendente tra incubi, terrori e amori di quasi tremila anni, dove gli atti di ripulsa vanno di pari passo con toccanti moti di compassione, e al rifiuto della deformità si accompagnano estasi decadenti per le più seducenti violazioni di ogni canone classico. Tra demoni, folli, orribili nemici e presenze perturbanti, tra abissi rivoltanti e difformità che sfiorano il sublime, morti viventi, si scopre una vena iconografica vastissima e spesso insospettata.

Eco è venuto a New York per presentare "On Ugliness" e "Turning Back the Clock" (In Italia "A passo di gambero, guerre calde e populismo mediatico", Bompiani, edizione inglese tradotta da Alastair McEwen per Harvill Secker), ed è stato ospite sia del The Leonard Lopate Show su WNYC, sia della libreria Barnes&Noble a Union Square.

La security di Barnes&Noble non ci ha permesso di avvicinare l'autore, possiamo, quindi, solo limitarci a riportare qualche passaggio della trasmissione radiofonica.
«La mia esperienza - ha spiegato Eco - mi ha suggerito che sarebbe stato molto più divertente scrivere un libro sul brutto piuttosto che sul bello. La bellezza è qualcosa di prevedibile, ad esempio pensiamo ad un bel naso, per essere tale deve rispondere a certi canoni, non può essere più lungo o più corto di una certa misura, mentre, invece, un naso orribile può avere le forme più svariate, può assomigliare a quello di un elefante a quello di Pinocchio, è più divertente, quindi, ricercare il brutto nella storia dell'arte e della letteratura».

Mettendo a confronto il bello ed il brutto e come l'individuo risponde a seconda se si trova davanti l'uno o l'altro, l'autore ha detto che: «Un elemento che contraddistingue il senso della bellezza è il distacco, se io vedo un bel fiore, non voglio toccarlo, possederlo, ma solo ammirarlo. Per quanto riguarda il brutto, sicuramente non tutti hanno la stessa percezione del brutto, ma è anche vero questa percezione viene manifestata con le stesse espressioni. Continuando con gli esempi, quando siamo di fronte ad una persona deforme, c'è un sentimento istintivo in noi di repulsione, certo, dopo subentra la questione morale, la riflessione, anche un senso di amicizia nei confronti del disabile, ma la prima reazione è di repulsione».
"Turning Back the Clock", invece, raccoglie una serie di articoli e interventi scritti tra il 2000 e il 2005, un periodo fatidico che si apre con le ansie per il nuovo millennio, esordisce con l'11 settembre, seguito dalle due guerre in Afghanistan e in Iraq, e in Italia vede l'ascesa al potere di Silvio Berlusconi. Nella prefazione, Eco ha scritto che ha voluto raccogliere solo gli scritti che si riferivano agli eventi politici e mediatici di questi sei anni. «Il criterio di selezione mi è stato suggerito da uno degli ultimi pezzi della mia precedente raccolta di articoli "La bustina di Minerva", che s'intitolava "Il trionfo della tecnologia leggera" ».

L'autore osserva che: «Che si stesse procedendo a ritroso era già parso chiaro dopo la caduta del muro di Berlino, quando la geografia politica dell'Europa e dell'Asia era radicalmente cambiata. Gli editori d'atlanti avevano dovuto mandare al macero tutte le loro scorte (rese obsolete dalla presenza di Unione Sovietica, Jugoslavia, Germania Est e altre mostruosità del genere) e avevano dovuto ispirarsi agli atlanti pubblicati prima del 1914, con la loro Serbia, il loro Montenegro, i loro stati baltici e così via. Ma la storia dei passi all'indietro non si arresta qui, e questo inizio del terzo millennio è stato prodigo di passi del gambero. Tanto per fare qualche esempio, dopo il cinquantennio di Guerra Fredda, abbiamo avuto con l'Afghanistan e l'Iraq il ritorno trionfale della guerra guerreggiata o guerra calda, addirittura riesumando i memorabili attacchi degli "astuti afghani" ottocenteschi al Kyber Pass, una nuova stagione delle Crociate con lo scontro tra Islam e cristianità.  È tornato trionfante l'antisemitismo con i suoi Protocolli, e abbiamo i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo».