Il Linguaio / Tagliare... alzare. I panni ed i tacchi

di Luigi Fontanella*

Un lettore assiduo del nostro giornale (Paul Marrana di Brooklyn) mi scrive per avere delucidazioni su due espressioni che utilizzano, ambedue, il verbo "tagliare". La prima locuzione è "tagliare i panni addosso"; la seconda " tagliare la corda". Sono ben felice di accontentarlo.
Mentre la seconda espressione è abbastanza nota, la prima richiede maggiore attenzione. "Tagliare i panni addosso" significa criticare, sparlare, denigrare, spettegolare, ecc. Il grande poeta Ugo Foscolo, che in vita fu molto ingiustamente denigrato, in una lettera scrive: " Per quanto gli altri mi taglino i panni addosso, mi resterà intorno la coscienza, il velo trasparente dell'onestà" (Epistolario, V, 314).
L'immagine del tagliare i panni addosso, è uscita dalle botteghe dei sarti. Per fare un vestito il sarto prima prende diverse misure del corpo, poi traccia sulla stoffa con il gessetto i segni del taglio, quindi imbastisce le varie parti e chiama il cliente per la prova. Gli mette addosso grossolanamente l'abito e osserva con estrema attenzione il suo lavoro. Poi comincia a tagliare qua e là per eliminare i vari difetti. Nella stessa maniera, in senso figurato, il criticone esamina in tutti i particolari la persona su cui si appuntano i suoi strali, ne mette in evidenza i difetti, le debolezze e le colpe, e su queste imbastisce i suoi discorsi. Ma mentre il sarto taglia e cuce per togliere magagne e difetti, il maldicente... taglia e cuce per metterli in evidenza.
Vengo ora alla seconda espressione. "Tagliare la corda" vuol dire filarsela, scappare, svignarsela, e simili. In genere si usa per lo più parlando di situazioni difficili, imbarazzanti o scabrose dalle quali si vuole fuggire. Significativo è questo esempio di Carlo Emilio Gadda (1893-1973) nel suoi celebre romanzo Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana : " Sul più bello, il ladro se l'era svignata a tutta gamba... aveva tagliato la corda." Ricordo, per inciso, che da questo romanzo Pietro Germi trasse un bellissimo film, intitolato "Un maledetto imbroglio", che aveva come protagonisti lo stesso Germi e Claudia Cardinale.
L'espressione è - come tutti possono immaginare - presa dal gergo marinaresco dove ha il significato di levare l'ancora, cioè salpare. Alla base c'è ovviamente il significato concreto, in caso di emergenza, di tagliare la fune che lega l'imbarcazione prima di prendere il largo. Lo attesta anche Virgilio nel terzo libro dell'Eneide (667), quando Enea ricordando l'episodio di Polifemo, scrive che, alla vista del mostruoso ciclope, fuggirono tutti pieni di paura ("Nos procul inde fugam trepidi celebrare / Tacitique incidere funem", cioè "noi pieni di paura fuggiamo velocemente di lì e in silenzio tagliamo la corda).
Quest' espressione ha, come consorelle, vari altri modi di dire, come per esempio " alzare i tacchi"; "lasciare il campo"; "andarsene alla chetichella" (dall'aggettivo "cheto" = quieto, silenzioso).
Prego i lettori di scrivermi sempre al recapito elettronico su indicato, oppure di indirizzare le loro lettere a questo indirizzo: P.O. Box 831, Stony Brook, NY 11790.

 

 

Luigi Fontanella
Professor of Italian
Editor-in-Chief of GRADIVA and Gradiva Publications
Sylvia Morandina, Managing Editor:
http://www.italianstudies.org/gradiva/
Department of European Languages, Literatures, and Cultures
State University of New York