Economia

ECO.FORM.IT. Conferenza Intermedia per la presentazione delle tappe del progetto "Usa l'Italia"

di Michelina Zambella

La sede newyorkese della Regione Campania ha ospitato, lunedi 5 novembre, la Conferenza Intermedia per la presentazione delle tappe del  progetto "Usa l'Italia". Il piano, messo in atto dall'Associazione ECO.FORM.IT. con la sponsorizzazione del Ministero del Lavoro, insieme alla Regione Campania e all'Università degli Studi di Napoli "Federico II" (Facoltà di Economia), consiste in un programma formativo per giovani italiani residenti negli Usa della durata di 800 ore, di cui almeno 160 di internship, e si avvale di partner internazionali quali Tema Consulting LLC, Fordham University di NY, Federation of Campania Associations in the US e il CMS (Center for Migration Studies). L'obiettivo primario è quello di formare nuove figure professionali qualificate nel campo del Marketing Internazionale per la promozione e lo sviluppo dei prodotti di alta qualità del Made in Italy. I destinatari della borsa di studio (pari a a $ 18.520 per ciascun partecipante) sono 15 cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare di New York, in possesso di diploma di laurea italiano o un diploma di BA, rientrati nei finanziamenti europei a sostegno delle "Azioni volte ad incrementare l'educazione degli italiani residenti al di fuori dell'UE".

Ha moderato la Conferenza il giornalista Stefano Vaccara di America Oggi, presentando gli ospiti che hanno spiegato il progetto e animato il dibattito: Berardo Paradiso, Presidente dell'International Tool Manufacturing e tra i principali animatori del progetto, Roberto Magello, Presidente di TEMA consulting LLC, Paolo Vannini, della Vannini&Associates LLC, Christian Moretti, dell'Italian Desk of Greembert Traurig, Giuseppe Brusa, contabile. Dopo aver ringraziato i presenti, tra cui in particolare Angelo Petruolo, Presidente di Eco.form.it, Paradiso ha aperto la Conferenza chiarendo il secondo obiettivo del progetto. "Per la prima volta, con questo progetto, ho intravisto la possibilità di creare un dialogo e accrescere la cooperazione tra imprese italiane e americane, creando un network di contatti e di scambi tra i diversi sistemi produttivi, fornendo assistenza tecnica all'attivita'delle piccole e medie imprese (pmi) italiane che si affacciano sul mercato statunitense, nell'ambito di un gioco chiaro, leale e trasparente". Roberto Magello, la cui società di consulenza è uno dei principali sostenitori del progetto, ha illustrato la graduatoria delle 25 aziende italiane con maggiore potenziale di successo sul mercato Usa che andrebbero incoraggiate. Le prime quattro aziende classificate, ad esempio, con un parametro rispettivo di 87, 84 e 77 sono: De Matteis Agroalimentare spa (pasta), FRABOSO (gioielli d'argento), Calzature MELLUSO (scarpe), ARISTEA spa (piatti e bicchieri di plastica). "I parametri- dice Magello- in base ai quali la selezione è stata effettuata sono: la dimensione d'impresa, il prodotto e il suo livello di innovazione, l'efficienza e la qualità del prodotto, la capacità di esportare dell'azienda".  

Dopo aver formato i manager, che faranno da link tra società nostrane e locali, spetta alla TEMA Consulting fornire, entro luglio 2008, un servizio di assistenza manageriale nello sviluppo di business plan e nella definizione dei contratti societari per le prime 5 idee più innovative. Tradotto in termini pratici, ciò significa individuare le aziende americane interessate a collaborare con le nostre pmi per una migliore produzione e promozione dei beni di lusso del Made in Italy in USA. La collaborazione potrà assumere diverse forme: joint-ventures, partnership, retailer, presenza diretta sul posto. "Gli Usa hanno alle spalle una lunga tradizione di apertura agli IDE- dice Christian Moretti- ma resta comunque difficile aprire una società". A questo punto ha osservato tra il pubblico un banchiere americano, di origini siciliane, che le banche sono restie a concedere prestiti a società straniere che iniziano ad operare negli Usa. Ragion per cui, potrebbe essere un'efficace strategia il partenariato con le aziende americane, che in tal modo sarebbero un canale diretto e facile di accesso al credito americano. È per questo che nella seconda parte del progetto si procederà ad implementare il piano di assistenza tecnica, fornita dalla Vannini&Associated LLC. "Esso consiste - spiega Paolo Vannini- nel fornire ai cinque progetti premiati servizi di consulenza per 2 giorni a settimana per la durata di 9 mesi, dal novembre 2007 al luglio 2008, per un totale di 52 giorni e 26 casi massimo". È un'opportunità unica per le imprese italiane. Ma quanti scommetterebbero su un mercato comunque in crisi, avvalendosi non di incentivi per lo start-up dell'impresa quanto di consulenza limitata nel tempo? Si tratta di un'azione coraggiosa che solo aziende già ben consolidate, economicamente forti e amanti del rischio potrebbero intraprendere, come commentano da più parti tra il pubblico.

Come ha fatto notare ad un certo punto il moderatore Vaccara, cosa succede alle aziende italiane con un cambio euro/dollaro che si apprezza sensibilmente? Per i beni primari, l'aumento del costo della pasta, ad esempio, è rilevante nel budget di spesa familiare, a differenza di un bene di lusso, quale la Ferrari. Ancora, dal pubblico Martin Tabasso, della Longacre Fund Management LLC, fa notare che se il prezzo delle materie prime impiegate dalle prime quattro aziende della lista (rispettivamente: grano, argento, pelletteria e plastica) aumenta, quelle stesse aziende perderanno competitività. Di conseguenza, si avrà una forte ricaduta negli acquisti e uno spostamento verso prodotti simili- non italiani a prezzi minori. Di fronte alle numerose difficoltà di realizzazione per un progetto ambizioso ma anche idealista, non per gli obiettivi che si propone quanto per gli strumenti che intende utilizzare, Paradiso risponde che la strategia vincente, secondo le aziende italiane, è una politica di qualità del Made in Italy, e non di ribasso sul prezzo come fanno i cinesi.

Tenendo in ampia considerazione questa possibilità, è pur vero che il mercato americano è un mercato consolidato, evoluto e maturo che apprezza la qualità in termini di prodotto e precisione. Ciò significa che l'acquirente medio americano è per lo più brand-oriented, ovvero orientato al consumo dal marchio. È quindi sul brand che l'Italia dovrebbe insistere, dando ai suoi prodotti quell'unicità e raffinatezza che da sempre li contraddistingue e spinge i consumatori più affezzionati a pagare di più pur di avere il meglio. D'altra parte, questo significa anche puntare ad un mercato di nicchia, selezionato, che non bada a spese. Ma come esportare il "know-how"si chiede l'alunna Marianna Cipriani. Quello che si ostina a chiamare all'inglese know-how, Marianna lo definisce come competenza tutta italiana, fatta di materiali, tradizione, tecnologie artigianali d'eccellenza, la scuola dell'originalità, insomma. Sarà realmente possibile esportare, in termini fisici, tutto questo? Una scommessa che vedremo se sarà possibile realizzarsi nell'anno venturo, come le scadenze della Conferenza Intermedia sembrano prefigurare.