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La "Land of Time" di Luigi Fontanella

di M.Z.

Luigi Fontanella, professore di letteratura alla SUNY Stony Brook e da anni collaboratore di Oggi7  con la seguitissima rubrica "Linguaio", ha presentato mercoledì scorso, all'Istituto Calandra della CUNY, il suo nuovo libro, Land of Time (2006). Il libro è una raccolta di poesie scritte dal 1972 al 2003 in cui racconta la sua esperienza di vita, di colui che vive negli Usa ma ritorna spesso in Italia, la sua terra natia. "Di ritorni dunque è fatta la vita (...)". La lontananza dall'Italia gli ha consentito si sviluppare un rapporto più forte, intenso e più libero con la madrepatria, che guarda sempre con nostalgia come attraverso una fotografia. La sua vita americana, invece, gli ha permesso di allargare i suoi orizzonti mentali, le sue prospettive. A tal proposito legge il suo tributo all'America "Amerika, America, Amen", a Robert Altamn. Il film che tanto ama gli fa da ispirazione per il suo tributo all'America, che solo con la poesia, "incredibile mezzo di comunicazione che dovrebbe più suggerire che dire", avrebbe potuto esprimere.

Come emerge da "La vita trasparente", il suo primo impatto con gli Usa è stato traumatico. Innanzittutto per un problema linguistico: parlare una lingua diversa dalla propria significa sforzarsi maggiormente, anche se in maniera più produttiva ed efficiente, a rendere concetti che pertanto risulterebbero chiari e concisi, semplici. Si è obbligati ad esprimersi. Proprio per sottrarsi a tali obblighi e rimanere quanto più libero nella sua scrittura ed espressione, l'autore ha preferito affidare la traduzione delle sue poesie a Irene Marchegiani e, tra gli altri, Carol Lettieri. Il suo impatto forte con gli States deriva però anche dalle questioni sociali, quali l'adattamento ad una vita frenetica e caotica che la metropoli richiedeva.

Ragion per cui ha preferito la calma e tranquillità di Princetown, che rievoca, forse, la sua Salerno. Queste esperienze, linguistiche e sociali insieme, si riflettono nell'esasperazione linguistica che vede la giustapposizione di parole italiane (e talvolta dialettali) e inglesi.
Si susseguono le letture, una dopo l'altra piacevolmente, tra gli occhi rassicuranti di moglie e figli venuti li, a supportare il padre-marito-poeta. Dopo "Avevo una cagna gentile e ilare" , "A  una ragazzina in uno speedwash", in cui contrappone la donna-bambina-covergirl hollywoodiana, plastificata e mercificata, alla donna bambina che si affaccenda a lavorare nella lavanderia, dedica alla figlia, quasi commosso, "Parole per Emma", una sequenza in cui la definisce come "candida gemma, suo sogno infinito, la cui aria svagata e incantata gli dà gioia di essere padre", e "Padre- sequenza". In una toccante lettura tenuta in italiano dal poeta, e in inglese dal Prof. Anthony Tamburri, Dean del Calandra, Fontanella descrive la vita di suo padre, Gennaro, spentosi prematuramente dopo aver lavorato duramente per cercare di inserire la sua famiglia "in un'area caotica e sporca di una città superaffollata".
Solo adesso, dopo circa trent'anni spesi in lontananza, in solitudine, in egoismo, è capace di capirlo: è morto troppo presto e forse adesso è stanco di essere morto, anche se almeno dovrebbe essere lieto perchè è nata sua nipote, che presenta alcuni dei suoi tratti.
La poesia di Fontanella è non solo un capolavoro letterario ma anche un'ampia accettazione del lavoro della vita, delle gioie e di tutto ciò che emerge puramente nella sua memoria. In una sorta di autobiografia in versi, l'autore è alla ricerca della sua identità personale. "La poesia- come lui stesso dice- è  lo strumento attraverso cui la parola diventa lo specchio della sua immaginazione, il trait d'union tra una vita già vissuta e la ricerca veritiera della sua vita personale".