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AL MEUCCI-GARIBALDI MUSEUM DI STATEN ISLAND. Il "furto d'identità" di Antonio Petracca

di Vincenzo Mignino

"Identity Theft", un furto d'identità. E' il titolo della mostra di Antonio Petracca, inaugurata lo scorso 2 Novembre al Garibaldi-Meucci Museum di Staten Island.  Per l'artista il fraintendimento, la confusione sui veri caratteri della cultura italo-americana è cosa tristemente diffusa in America. Perciò con le sue opere, con i dipinti e le stampe di "Identity theft", Petracca prova ad andare in un'altra direzione, a "combattere" gli stereotipi con l'arma della provocazione.

Lo sfondo di tutti i dipinti è costituito dalla riproduzione di affreschi delle ville di Pompei, d'epoca romana. "L'anno scorso - dice l'artista - ho visitato Pompei e sono stato fortemente colpito dall'intensità di quei dipinti, e dal fatto che raccontano vicende di secoli e secoli fa, che a mio parere non sono state ancora scoperte e studiate come altre epoche dell'antichita'". Pompei, quindi, perché rappresenta una parte di cultura italiana ancora vergine, lontana eppure non deturpata da cattive interpretazioni storiche. E poi l'idea della cultura italo-americana di adesso, con i suoi pregiudizi. L'opera più forte è "Pompei mural tagged", in cui Petracca accosta allo sfondo pompeiano un'immagine della serie "I Sopranos", l'emblema dello stereotipo Italia = mafia. Il poster dei Sopranos è messo in un angolo, il titolo si legge a malapena, stracciato dai graffi dell'artista.
Le influenze della Pop-art sull'opera di Petracca emergono chiaramente. Gli altri dipinti si muovono sulla stessa falsariga, con materiali provenienti dai media e da altre forme d'arte giustapposti ai dipinti pompeiani. In "Kiss me", sulle colonne di una villa romana è possibile leggere queste parole: "Kiss me, I'm half sicilian (and may be 1/8 napolitan). In "Talk to me" l'artista afftonta il problema dell'immigrazione, citando sulla tela un brano di "World's work" di Edward Lawry: "Greeks are considered about the least desirable of all. The Italians from the southern part of peninsula also are poor citizens. But those from the northern part of Italy rank with the Swiss and other desirable nations". Infine, la metafora continua con Totò, il principe dell'umorismo sarcastico e riflessivo: sullo sfondo di un banchetto pompeiano, Petracca pone Totò, che mangia avidamente degli spaghetti in compagnia. L'allusione non è chiara come nel caso dei Sopranos, ma non meno forte: in America non esiste la figura del saggio-sciocco, di chi con l'ironia riesce a parlare di problemi reali. Perciò Totò è anche lui stereotipo, simbolo di una cultura che produce tante cose futili.
Per Antonio Petracca, figlio di immigrati siciliani che arrivarono ad Ellis Island nel 1904, "la cultura italo-americana è continuamente violata, da serie tv come i Sopranos o dai docudrama sulla mafia trasmessi dalla tv via cavo. Il mio lavoro vuole invitare ad una nuova riflessione su questa cultura e sulla nostra ricchissima identità, ad andare oltre i pregiudizi generati da tanti media, a riscoprire passo dopo passo la storia vera e gli immensi contributi dati agli Stati Uniti dagli italo-americani".

Emily Gear, curatrice degli allestimenti del Garibaldi-Meucci Museum, racconta come è arrivata a scoprire l'artista: "Sono stata molto colpita da una mostra di Petracca del 2006, che proponeva lo stesso genere di discorso, gli stessi stralci di graffiti-art composti su scene dell'antichità. Inoltre ritengo che il fraintendimento della vera cultura italiana sia una cosa davvero preoccupante: la maggioranza degli americani, quelli che guardano i Sopranos in tv per esempio, difficilmente verrà a contatto con vere espressioni di cultura italiana. Perciò l'arte può fare molto, stimolando delle reali riflessioni".  
La mostra resterà aperta fino al 30 Dicembre, per informazioni: Garibaldi-Meucci Museum, (718) 442 1608.