Arte

La porta del Paradiso di Ghiberti

di Ilaria Costa

Di norma, a meno di fortunate eccezioni, per poter ammirare alcuni capolavori artistici quali affreschi, edifici e sculture, non c'è altro modo che recarsi nei luoghi dove i capolavori si trovano e dai quali  è impossibile rimuoverli fisicamente.
Una di queste eccezioni sta avvenendo oggi al Metropolitan Museum, nella mostra dal titolo "The Gates of Paradise: Lorenzo Ghiberti's Renaissance Masterpiece".
Aperta fino al 13 Gennaio, la mostra permetterà al pubblico newyorkese di ammirare, prima del loro irreversibile ritorno a Firenze, tre gioielli del nostro Rinascimento fiorentino. Nella mostra, realizzata con il supporto dell'Istituto di Cultura Italiano, sono presenti, oltre a quattro piccole sculture decorative del telaio, tre delle dieci formelle in bassorilievo costituenti la porta principale del Battistero di San Giovanni a Firenze, realizzata dal Ghiberti nel periodo 1425-1452. Per la sua bellezza la porta in bronzo ricoperto d'oro, fu chiamata da Michelangelo la Porta del Paradiso, in segno di ammirazione.Nel corso dei secoli la porta in bronzo ha subito numerosi danni e diverse vicissitudini, l'ultima delle quali a seguito dell'alluvione di Firenze del '66, quando dalla cornice si sono distaccate sei formelle. Ciò ha reso necessaria un'opera di restauro incredibilmente complessa, iniziata a Firenze negli anni '80 presso l'Opificio delle Pietre Dure, durata oltre 25 anni - una quantità di tempo equivalente a quello della sua realizzazione. Le condizioni della porta hanno anche imposto come indifferibile la successiva musealizzazione dell'opera, appunto nel Museo dell'Opera del Duomo. Qui le formelle saranno riassemblate nel telaio originale e la monumentale porta, ermeticamente custodita in speciali teche isolate dall'aria grazie all'utilizzo dell'azoto per evitare altri danni di corrosione, non sarà mai più spostata.

Nella mostra, una prima foto complessiva a grandezza naturale della porta aiuta a collocare i tre luminosissimi bassorilievi nel contesto per il quale erano stati originariamente progettati. Il tema narrato nelle formelle in bassorilievo è l'Antico Testamento sviluppato con una fusione formale carica di intensità emotiva e complessità narrativa, radicalmente nuova per quei tempi. Il programma iconografico delle scene fu studiato da Ambrogio Traversi, generale dell'ordine dei Camaldolesi, conoscitore del greco e l'unico in grado di consultare i testi per gli episodi raffigurati.
In particolare le formelle presenti in questa mostra ritraggono le storie bibliche di Adamo ed Eva, Giacobbe ed Isaia e Davide e Golia.

Per inquadrare il contesto nel quale l'opera - di cui le tre formelle sono una testimonianza - è stata concepita e realizzata, ricordiamo che all'inizio del 15esimo secolo Firenze era il centro della competizione artistica dell'epoca, grazie ad una singolare confluenza di talento, ambizione e denaro, nell'ambito della quale gli artisti cominciarono ad intuire il potere sociale ed economico insito nella loro arte. La competizione tra di loro veniva tra l'altro incoraggiata dalle varie corporazioni che utilizzavano le opere d'arte come propaganda per distinguersi nelle espressioni del loro orgoglio civico e della loro devozione religiosa.
In questa corsa al successo, i risultati del Ghiberti erano senza precedenti. Nel 1425, quando la corporazione dei mercanti di lana gli commissionò la serie di rilievi per il Battistero, non si badò a spese per questa impresa grandiosa. Non ci è pervenuto quanto la corporazione investì in questo progetto, ma si sa che quando l'artista morì all'età di 77 anni, tre anni dopo il completamento della porta, Ghiberti era senza dubbio l'artista più ricco dei suoi tempi. Proprio all' ingresso della mostra al MET si legge una frase estratta dai suoi diari, in cui l'artista confessa di aver lavorato su questo progetto per 27 anni della propria vita con "la massima disciplina e la massima dedizione".

La Porta del Paradiso nella sua interezza è da considerarsi una vera e propria innovazione per la novità della struttura delle formelle. In ciascuna formella sono infatti rappresentate più scene, disposte secondo un sistema di scatole prospettiche attraverso l'azione congiunta di due elementi: l'utilizzo per gli sfondi della tecnica dello stiacciato, introdotta da Donatello, in cui un leggero bassorilievo emerge appena dal piano di fondo, e l'aumento dello spessore delle figure man mano che si avvicinano al primo piano.
Le splendide formelle presenti nella mostra, relative agli episodi di Adamo ed Eva, Giacobbe ed Isaia e Davide e Golia, costituiscono allora per lo spettatore un'opportunità per leggere la nuova concezione prospettica dello spazio rinascimentale, che permetteva all'artista di inserire molti personaggi e molta più azione nelle scene rappresentate, infondendo loro un movimento estremamente naturale. Costituiscono anche un'opportunità per apprezzare, al pari di Michelangelo, il grande talento drammaturgico di Ghiberti, evidente nella sua abilità di saper combinare, senza confusione visiva, l'aspetto narrativo con quello emotivo.
Un' occasione da non perdere dunque: alla fine della rassegna questi tesori verranno riassemblati nella loro cornice originale e collocati in una custodia sigillata ermeticamente per essere conservati nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze e mai più spostati.

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